Sono una host pentita! Vi racconto le mie disavventure nel mondo dei balocchi degli affitti brevi
C’era una volta un sito di nicchia, Booking.com, nato nel 1996 ad Amsterdam: con lui comincia la rivoluzione del turismo online. Cresce rapidamente e diventa il leader di mercato in Europa prima di essere acquisito dal gruppo statunitense Booking Holdings nel 2005. In poco tempo, la politica cambia, chiudono le sedi di Milano, di Amsterdam e Berlino. Il management si barrica in un sistema piramidale, di tipo feudale, inaccessibile, impossibile avere il referente del loro studio legale milanese.
Vi racconto questa storia perché io sono una host pentita! In realtà mi sono ritrovata a fare la cameriera nella struttura di mia figlia. Lei non ha più risorse mentali per affrontare le battaglie quotidiane contro l’inaccessibile roccaforte. Ecco le mie esperienze.
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L’ospite Alessia G. ha prenotato sommando sconti su sconti e paga due notti al prezzo di uno. Prenota per due ospiti ma sono in tre, chiudo un occhio e non le applico la tariffa extra. Arriva con il cane, senza alcun preavviso, la informo che i cani non vanno lasciati soli la sera per la quiete dei vicini soprattutto se abbaiano. Alessia prima di entrare mi aveva già insultato sulla messaggistica. Alessia si rifiuta di pagare le tasse di soggiorno perché non avevo il pos. Chiama la Guardia di Finanza, oddio, a me sembra strano che la GdF le risponda (in realtà era un tipo con il quale si era messa d’accordo) e me lo passa: “Non sono un host professionista e non sono tenuta ad avere il pos”. Diventa minacciosa, continuano gli improperi, chiama Booking pretendendo la rilocation, ossia un’altra sistemazione in zona, e a me toccherebbe pagare la differenza. Solo bugie al telefono con Booking, dice perfino che la sto minacciando.
Alessia scende in mezzo alla strada e urla come un’erinni furiosa. La sentano pure i vicini che si affacciano. Durante la notte i vicini mi telefonano: il cane piange, abbaia e si dispera di essere stato lasciato solo. Graffia la tappezzeria dei letti, graffia la porta d’ingresso e il parquet. Finalmente domenica, concedo a Alessia un late check out. Dopo che lascia l’appartamento chiedo alla disponibilissima vicina di pianerottolo di controllare e mi fotografa la cucina lasciata come una cloaca con avanzi di cibo nei piatti e nelle pentole, sporcizia ovunque. Le valvole dei termosifoni completamente svoltolate perdevano acqua, il parquet allagato. Chiamo il Ferramenta Macchi, l’unico perbene in questa odissea, il suo idraulico non può venire per resettare termostato prima del 20 marzo, cioè 14 giorni dopo. Senza acqua calda devo annullare le prenotazioni in essere.
Booking non risponde dei danni malgrado il contratto stipulato con loro prevedesse la responsabilità civile degli infortuni causati dagli ospiti. Intanto consegno la mia denuncia fatta alla Polizia all’avvocato Ilaria Barbierato. Alessia mi lascia voto 1 come recensione. Apprendo da Booking che ha avuto tre voti di mala condotta da ospiti precedenti. Alla quarta recensione negativa Booking la sospende. Chiedo a Booking di togliermi il votaccio. Risposta: se non ci sono state aggressioni fisiche con referto medico, non intervengono. Traduco: se Alessio (lo faccio diventare un lui) con la violenza e quella rabbia repressa mi avesse accoltellata allora avrebbero aperto un caso.
Altro ospite, lo stesso copione. Mamma li turchi, entrano in casa. Booking (non certo io) concede loro lo sconto last minute. Pagano due notti, rimangono tre. Mi insultano al telefono perché c’era un guasto sulla linea telefonica indipendente dal mio WI-Fi. Ancora una valanga di insulti (tutti documentati), è la domenica delle Palme. Per grazia ricevuta un amico molto tecnologico e dalla santa pazienza, Carmine Arnone, va dagli ospiti. Conferma il guasto della linea. Invece anche lui subisce ingiurie e minacce fisiche, il ragazzo turco si avvicina, pretende il rimborso, avvicina la sua testa vicino alla sua, sta per dargli una capata. Lo afferra il padre, un urlo disumano in testa e il figlio molla la presa (lì le cose en famille si risolvono così). Secondo voi i turchi entreranno mai a far parte della Ue?
Altri ospiti questa volta inglesi. Prenotano per un solo ospite, sono in tre, l’home manager li lascia entrare ma gli consegna le chiavi solo se pagano la differenza. Volano aggressioni verbali. Chiamo Booking che conferma che devono pagare la differenza. Niente da fare, due di loro, dicono, che vanno all’ostello. In realtà rimangono. Ancora una volta funziona la rete di protezione del vicinato. A notte fonda i loro schiamazzi non li fanno dormire.
Mamma li russi che invece nessuno ha insegnato loro sul letto che non si mangia e non si defeca, lo lasciano sudicio di escrementi e di avanzi di pizza graditi invece da un esercito di formiche. Mando un colorito campionario di foto a Booking. Era andata peggio l’anno scorso con l’ospite Sandra Zelionska dal 12 al 24 settembre. La lavatrice non è nella descrizione, dunque non è consentito usarla. Non solo la usa, interrompe il ciclo per sbrigarsi e parte. Il tubo carico d’acqua esplode, una cascata del Niagara si riversa al secondo e al primo piano. Intervento dei pompieri, Booking non riconosce alcun danno. Pago io di tasca mia 6000 euro.
Calendario non sincronizzato, questo sconosciuto. La gentile Paola prenota un appartamento, ops è già occupato! Ieri pomeriggio passo quattro ore al telefono, parlo con sei operatori per sincronizzare il calendario con le altre piattaforme di affitti brevi. Missione impossibile. Piccolo dettaglio gli operatori rispondono dalla Romania, dall’Egitto, dallo Sri Lanka… ovunque tranne che dall’Europa. Parlano un italiano stentato, sono gentili ma ci capiscono di affitti brevi quanto io di fisica quantistica. Peccato che le sedi di Milano e Berlino, le uniche che funzionavano, siano state chiuse. Hanno mantenuto una sede a Barcellona giusto per decenza, da lì lavora la crème de la crème del personale di formazione di Booking. Il far west dell’affitto breve ha un sistema fiscale dalla maglie molto, molto larghe che intendo all’attenzione della Comunità Europea, Commissione Trasparenza Turismo. Ciliegina sulla torta un’ospite sciagurato svizzero mi perde le chiavi del portone e della porta d’ingresso. Le devo cambiare adesso a tutti i condomini e ovviamente cambiare la mia serratura.
Intanto, il turismo low cost, sempre più straccione e basso spedente, sta distruggendo le nostre città d’arte. La Spagna (che insieme all’Italia sono i paesi più visitati al mondo) si sta già attrezzando con il numero chiuso. E con striscioni in mezzo alla strada: fuori i turisti. E noi? Ci lasciamo travolgere, nessuna soluzione. Le dimissioni di Santachè non bastano.
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