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Sistema Sorrento | “Prepariamo la battaglia”: in commissione d’accesso le telefonate tra l’ex sindaco Coppola e il ras dei locali vicino al clan D’Alessandro

La commissione prefettizia d’accesso, che indaga sulle presunte infiltrazioni della criminalità e della camorra nelle decisioni politiche e amministrative avvenute nel contesto del Comune di Sorrento, ha acquisito le trascrizioni di cinque telefonate avvenute tra il 25.12.2019 e il 25.03.2020 tra l’ex sindaco Massimo Coppola e un intermediario della security nei bar e nei locali notturni ritenuto vicino al clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia.

Coppola – agli arresti dal 21 maggio scorso per la Tangentopoli del Sistema Sorrento – parlava con una persona che aveva rapporti con pr di discoteche, e che sarà poi condannata a 11 anni per diversi reati, tra i quali l’aver imposto con metodi estorsivi l’assunzione di quattro buttafuori in un pub sorrentino.

Le intercettazioni, compiute nell’ambito di una inchiesta condotta dalla polizia e coordinata dal pm della Dda di Napoli Giuseppe Cimmarotta (ora procuratore aggiunto a Nola), sembrano delineare uno scambio di favori. Coppola, avvocato ed in quel momento assessore uscente dopo un boom di preferenze nel 2015, lunghi trascorsi da pr della movida sorrentina, avrebbe detto all’imprenditore “di prepararsi alla battaglia”. Metafora che pare riferirsi a una richiesta di sostegno per le successive elezioni comunali del settembre 2020, vinte al ballottaggio.

L’imprenditore a sua volta si sarebbe rivolto al politico, chiedendogli dei contatti per trovare una cooperativa alla quale affidare per i servizi sociali un suo socio di fatto, anche lui ritenuto dagli inquirenti vicino al clan D’Alessandro, in quel momento agli arresti domiciliari. Anche quest’ultimo verrà condannato a 11 anni nello stesso processo.

Ecco la novità dirompente piombata sui lavori della commissione d’accesso, che ilfattoquotidiano.it è in grado di rivelare. Si tratta di conversazioni prive di rilevanza penale – non ce n’è traccia tra le ragioni dei processi e delle condanne – riportate in una informativa di polizia. Erano utili a disegnare lo scenario in cui si muovevano gli indagati. Ora vanno rianalizzate alla luce di altri fatti e circostanze: quelli che hanno indotto il Prefetto di Napoli Michele Di Bari a nominare una commissione d’accesso a meno di tre mesi delle elezioni del 24 e 25 maggio a Sorrento.

Le audizioni mirate

La commissione d’accesso, insediata il 6 marzo, ha infatti impresso un’accelerazione alla sua inchiesta, che potrebbe concludersi entro pochi giorni e in tempi record. Ricordiamo che il compito del viceprefetto Vincenzo Chietti e della sua squadra di investigatori (il capitano della Finanza di Massa Lubrense Francesco Tartaglione, il luogotenente dei carabinieri di Sorrento Giuseppe Donno, l’ispettore di Ps di Sorrento Carmine Mascolo) non è quello di accertare reati, ma solo eventuali pressioni e condizionamenti malavitosi che abbiano alterato la libera volontà degli organi politici e amministrativi. In quel caso l’ente locale viene sciolto e commissariato per almeno 18 mesi.

Subito dopo l’insediamento gli 007 della Prefettura hanno iniziato a spulciare documenti di appalti, le carte di alcune assunzioni sospette, tra le quali quella del figlio di un camorrista, ed hanno convocato diverse persone. Tra gli altri, sono stati sentiti l’ex vice sindaco Filomena Cappiello e l’ex vice comandante dei vigili urbani Carmine Bucciero.

Il focus dei commissari sulle campagne diffamatorie

Audizioni mirate, nel solco di un focus all’attenzione dei commissari: sia Cappiello che Bucciero durante la giunta Coppola finirono nel mirino di campagne diffamatorie, persecutorie e ritorsive, orchestrate da un pregiudicato di Sorrento a suon di striscioni pubblici per le strade, all’ingresso del Municipio, o davanti al giudice di Pace, nonché di post sui social, e di pezzi su testate e blog locali compiacenti. Articoli che ne evidenziavano il ruolo di portavoce di una piccola associazione antimafia e anticorruzione (presente in pochissimi comuni del comprensorio costiero), e lo tratteggiavano come un paladino di legalità.

Una segnalazione di uno dei 140 dipendenti del Comune di Sorrento alla nostra redazione, e riscontrata, riferisce “l’inquietante precisione con cui (il pregiudicato, ndr) sembra informato su ogni dinamica interna agli uffici comunali, conoscendo fatti e atti forse grazie a una rete di informatori interni. Sorge (secondo il nostro whistleblower, ndr) il fondato sospetto che dietro le sue azioni si nasconda una strategia economica e politica molto più ampia, orchestrata per eliminare sistematicamente i soggetti che risultano scomodi ai grandi affari del territorio”.

Due condanne definitive, una per lesioni (picchiò a sangue un commerciante di via degli Aranci) e una per abusi edilizi, un avviso orale della Questura risalente al 2020, una sfilza di processi per diffamazione in corso (almeno tre conclusi con condanne in primo grado), l’uomo al centro delle domande della Prefettura proviene da una famiglia spesso citata nelle carte delle inchieste sui D’Alessandro. Negli anni è diventato protagonista e oggetto di dibattito pubblico. Si autopresenta come una vittima di ingiustizie, perché destinatario di ordinanze di demolizione e di sgombero del proprio abuso “di necessità”, mentre i presunti abusi di grandi alberghi resterebbero impuniti.

E’ una narrazione traballante. L’abuso “di necessità” consiste in tre villette in una zona non lontana dal centro di Sorrento. E la sentenza penale, patteggiata, di condanna e demolizione (poi seguita da una serie di procedimenti snzionatori amministrativi) risale al 2007. Sono trascorsi quasi 20 anni e quegli immobili sono ancora lì, in piedi, abitati. E chiunque, in una veste o nell’altra, si avvicini a questa storia per provare a metterci la parola fine, finisce nel tritacarne delle diffamazioni perpetue e degli esposti ritorsivi su carta intestata (uno fu spedito anche sulla Pec del Fatto quotidiano, come risposta a un articolo che lo riguardava).

Ne sanno qualcosa gli ultimi ad essere colpiti, l’ingegnere Graziano Maresca e l’architetto Angela Schisano, dirigente e funzionaria dell’Utc municipale. Sono i due professionisti che dopo le dimissioni del sindaco arrestato ed il commissariamento del Comune, avvenuto nel maggio 2025, hanno abbracciato la croce di portare avanti le pratiche di sgombero e demolizione di questo abusivista particolare. Procedimenti che, per usare un eufemismo, durante l’amministrazione Coppola non hanno brillato per velocità.

A inizio febbraio il pregiudicato si è incatenato per protesta davanti al Comune con uno striscione che accusava gli uffici di aver coperto i presunti abusi dei familiari dell’architetto Schisano. L’iniziativa è stata subito rilanciata da una testata locale. L’uomo è stato quindi ricevuto in ufficio dal commissario prefettizio Rosalba Scialla, alla quale ha provato – senza riuscirci – a consegnare un dossier. Ha poi fatto partire esposti contro la nomina di Schisano, l’ultimo risale al 16.3.2026.

Di quest’ultimo incatenamento si è discusso durante la riunione in Prefettura del comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico sul caso Sorrento. Si è svolta il 23.2.2026 e si è conclusa con la proposta, poi accolta dal Viminale, di inviare la commissione d’accesso.

Il metodo tra i social e giornali

Proteste ed esposti, blog aggressivi, uso durissimo dei social, attacchi su testate giornalistiche locali, diffamazioni a raffica e incatenamenti sembrano parte di un modus operandi, di un metodo. Ne sono stati vittime assessori, politici, imprenditori del turismo, dirigenti pubblici, attivisti, e i loro amici. In pratica chiunque abbia sollecitato la demolizione dell’abuso edilizio del pregiudicato, o abbia sollevato interrogativi sulle reali intenzioni delle attività del personaggio, che già in passato si era messo in catene davanti al Comune, diverse volte. Nel novembre 2024, ad esempio. Erano le settimane in cui la vice sindaco Filomena Cappiello portava avanti il processo per le diffamazioni subite dall’incatenato (concluso poi con la condanna a 8 mesi senza condizionale), e chiedeva spiegazioni al sindaco Coppola e agli uffici tecnici sull’inerzia delle loro azioni contro i suoi abusi.

L’uomo aveva annunciato una nuova protesta di piazza nel febbraio 2025. Avvenne tutto a cavallo di poche ore: il sindaco Coppola comunicò l’azzeramento della giunta, Filomena Cappiello fu sostituita, e il pregiudicato ci mise il timbro su Instagram. “Prendo atto della revoca e per solidarietà ho deciso di rimandare la protesta alle prossime deleghe”. Con emoticon di bacio e cuoricino. Era il post di uno che appariva contento, o accontentato.

Il vicecomandante “bersaglio”

Vicenda non dissimile, quella dell’ex vicecomandante Bucciero. Diventa un bersaglio dopo un sopralluogo nelle proprietà dell’abusivista. Sorrento viene tappezzata di striscioni che lo insultano, che lo accusano di coprire malefatte e scandali. Fioccano articoli su una testata internet, con le foto degli striscioni, per chi se li fosse persi. Il vicecomandante querela, ottiene il rinvio a giudizio del pregiudicato. La Cgil Funzione Pubblica scrive due volte al sindaco sollecitando la costituzione di parte civile del Comune al processo. Coppola si guarderà bene dal farlo. Perché? Bucciero chiede e ottiene di andare a lavorare altrove, ora è in servizio a Poggiomarino. Ha capito di essere stato lasciato solo.

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