Alba Parietti, la comunista pentita “folgorata” da Berlusconi: “La sinistra? Oggi non esiste più..”.
Dalla parrocchia torinese dove, bambina, interpretava ruoli maschili, ai riflettori di Galagoal – quando seduta sullo sgabello diventò il simbolo di una femminilità ironica e competente – Alba Parietti ha attraversato quarant’anni di televisione e costume italiano restando fedele a un istinto: quello di dire la sua, sempre, anche nella lunga intervista che oggi ha concesso alla “Stampa“, nella quale parla anche di politica e della sua militanza a sinistra.
Alba Parietti, la sinistra e Berlusconi
Figlia di un partigiano, da giovane si definiva «militante straordinaria», attivista al liceo e poi nella Federazione giovanile comunista. Il suo mito era Enrico Berlinguer, anche se – ammette – «stavo nei gruppi trotzkisti più per moda che per convinzione». Oggi però lo scenario politico non le suscita più appartenenza: «Mi definirei di sinistra se ci fosse ancora la sinistra. Le parole più vere le ha dette Papa Francesco, e ora l’unico che ascolto è Mattarella».
Eppure, paradossalmente, proprio lei che nel 1993 rifiutò una colossale offerta da nove miliardi di lire per firmare in esclusiva con le reti Mediaset di Berlusconi, ricorda oggi quell’episodio con affetto e un pizzico di rimpianto. «All’epoca pensavo volesse comprarmi l’anima – racconta – e gli dissi di no in modo anche sgarbato. Ma Berlusconi capì: rispettò la mia indipendenza e la storia di mio padre partigiano».
Col tempo, tra i due nacque un legame di reciproca stima. «C’è stata grande simpatia e rispetto», rievoca Parietti. «Ricordo una cena in Sardegna, a casa di Krizia: riuscì a conquistare tutti con la sua ironia e il suo fascino. Alla fine della serata, erano tutti innamorati di lui».
Oggi Alba Parietti guarda alla politica con distacco, ma senza cinismo: «Cerco di volermi bene, di evitare le persone tossiche e di guardare sempre il lato positivo delle cose». Quella ragazzina ribelle cresciuta a Torino resta la stessa, solo più consapevole che le ideologie passano, mentre la libertà – anche in tv – vale più di qualsiasi contratto da miliardi.
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