All’opposizione dico: da giovane elettrice, ho votato per salvare la Costituzione non per i partiti
di Chiara Piana
Il 23 marzo 2026 rimarrà una data importante per me e per il nostro Paese, al pari del noto 4 dicembre 2016, quando gli italiani votarono in massa “NO” e decretarono la fine del renzismo. Ebbene, dopo quasi dieci anni il miracolo si è ripetuto e, questa volta, ho avuto l’orgoglio di contribuirvi con il mio voto, che all’epoca non potei esprimere per ragioni anagrafiche. Ero consapevole dell’importanza di questo referendum e, per citare un’espressione molto in voga di questi tempi, mi sento pienamente dalla parte giusta della storia, che è quella di chi ha agito a difesa della Carta costituzionale del nostro Stato, ossia il fondamento della nostra Repubblica e dei diritti che da essa vengono riconosciuti e garantiti.
Questo risultato è, in primo luogo, un grande motivo di speranza, non tanto per l’alta affluenza registrata (sono abbastanza certa che non verrà replicata alle elezioni politiche del 2027), ma perché ha confermato la capacità del nostro Paese di ridestarsi dal suo torpore civile e politico nel momento in cui si tratta di tutelare la Costituzione, per la quale si mobilita anche chi non nutre più fiducia nei partiti. In secondo luogo, è fonte di immensa soddisfazione per coloro che – come me – erano nauseati dall’arroganza, dalla sicumera, dalla falsità e dal livore dei promotori del “Sì”, i quali hanno costruito l’intera campagna elettorale sull’odio e sulla rivalsa nei confronti dei magistrati, fino ad arrivare a un vero e proprio vilipendio dell’intera categoria. Il tutto condito, peraltro, da una profonda quanto errata convinzione che il tanto caro “popolo” fosse formato da perfetti deficienti in grado di bersi qualsiasi panzana, come hanno ironicamente sottolineato anche Ficarra e Picone all’evento di giovedì sera.
Tutto questo era intollerabile, anche per chi aveva rinunciato a esprimere il proprio voto, ritenendolo privo di peso. Per questo ha vinto il NO e anche perché gli infanganti insulti rivolti alla magistratura hanno sdegnato e persino schifato chi è memore dei tanti pm o giudici che hanno perso la vita per incarnare e proteggere proprio i princìpi della Costituzione, tra cui Falcone, Borsellino, Chinnici, Costa, Terranova, Occorsio, Amato. Definire costoro e i loro colleghi come “plotoni di esecuzione” è un’autentica bestemmia. Grande soddisfazione, quindi, per questa sonora cantonata che l’attuale governo di incompetenti e indegni ha preso.
A questo punto, rimane solo da fare i dovuti ringraziamenti, perché questo esito non è uscito per caso.
Il mio “grazie” non va ai leader dell’opposizione, perché sono stati semplicemente irrilevanti; pertanto, evitino pure di intestarsi alcunché, se ne avessero intenzione, e non invochino sfratti del governo o dimissioni, perché non è per questo che abbiamo votato. Sapevamo che la Meloni non si sarebbe dimessa e infatti l’obiettivo era quello di far vincere la Costituzione e proteggerla dalle picconate minacciate dalla maggioranza.
I miei ringraziamenti vanno innanzitutto al Fatto quotidiano e in primis a Marco Travaglio, il quale ha dato voce ai milioni di italiani ancora dotati di coscienza civica e ha saputo spiegare con parole semplici un tema complesso, rendendolo accessibile a una platea sempre più ampia di persone. Nessun altro si è speso come questo giornale per difendere la nostra Carta. Insieme al Fatto, ringrazio molto anche tutti i magistrati e i volti pubblici che si sono schierati e hanno saputo motivare in modo altrettanto argomentato le ragioni del “No”, a cominciare da Antonino Di Matteo, Nicola Gratteri e Alessandro Barbero.
È grazie alla società civile che, come canta Silvestri in uno splendido testo scritto proprio per il referendum, siamo ancora un Paese “di sana e robusta Costituzione”.
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