Un data center a Pavia? C’è la proposta per l’area ex Snia
Pavia. Realizzare i data center in aree dismesse e non su terreni vergini. La proposta arriva dall’ex sindaco di Borgarello Nicola Lamberti che dice no al nuovo insediamento che si intende realizzare a Certosa e suggerisce la soluzione di utilizzare aree abbandonate, come quella dell’ex Snia a Pavia. Circa 186mila metri quadri che si estendono a Pavia est, a ridosso di viale Montegrappa, acquistati all’asta per 362mila euro da una cordata milanese.
«L’area è stata recentemente venduta a circa 2 euro al metro quadrato e, a differenza dell’ex Necchi, che è in fase di progettazione avanzata, qui siamo agli inizi. Chi ha la forza economica per investire in un data center ha anche la forza economica per rigenerare un’area abbandonata. Operatori economici di altri settori meno redditizi fanno invece più fatica», spiega Lamberti, sottolineando la necessità di concentrare insediamenti tanto impattanti su spazi dismessi, che potrebbero essere recuperati e bonificati. Non si tratta della politica “non nel mio giardino”, visto che Nicola Lamberti da due anni abita a Pavia.
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«La priorità deve essere quella di recuperare e rendere più sicuri luoghi abbandonati e inquinati – precisa -. È questa la logica che sta alla base della mia proposta. Però è chiaro che un intervento di tale portata non dovrebbe mai essere calato dall’alto, ma serve un confronto con chi abita e vive quel territorio». Un confronto, spiega, che può riguardare, ad esempio, dimensioni e altezze dell’insediamento, potenza installata, modalità di raffreddamento, recupero del calore, mitigazioni ambientali. «È ovvio che un operatore preferisca costruire su terreno vergine in quanto l’intervento gli garantisce maggior profitto – sostiene Lamberti -. È quindi compito della politica spingere verso soluzioni meno impattanti nella salvaguardia del bene comune. Il punto non è essere contro il futuro, ma è decidere come costruirlo. Il progresso va sostenuto, ma non consumando nuovo suolo quando esistono alternative migliori».
Il già sindaco di Borgarello, piccolo centro che ebbe il coraggio di contrastare la realizzazione di un mega centro commerciale proprio per preservare il territorio, rinunciando ad oneri milionari e avviando ad una durissima e lunga battaglia legale, ricorda la necessità di preservare suolo fertile. «Perderlo non conviene al territorio. L’aumento di superfici permeabilizzate aumenta le criticità legate, ad esempio, alle sempre più frequenti bombe d’acqua».