Nazionale, attento Gattuso: il blocco Inter non sa reggere la pressione
Mettiamo da parte (ma fino a un certo punto) il campionato: è la settimana decisiva per il pallone italiano. Quella della semifinale contro l’Irlanda del Nord e – speriamo – della finale in Galles o Bonia: gli spareggi mondiali che decideranno se mancheremo la terza Coppa del mondo di fila sono le partite della vita per il nostro calcio. E ce le giochiamo con l’“ItalInter”: con tutto il rispetto parlando per i vari Bastoni, Barella, Dimarco, una nazionale di perdenti.
In nazionale sono sempre esistiti i “blocchi”, gruppi di giocatori dello stesso club che arrivano in azzurro facendone le fortune, nel bene o nel male. Il periodo recente, forse il peggiore della storia della nazionale, coincide col blocco Inter: una constatazione che non vuol dire accollare interamente ai nerazzurri la crisi del movimento. Nel 2018, per fare un esempio, c’erano ancora le cariatidi dell’ItalJuve (i vari Buffon, Bonucci, Chiellini, ecc.) e le cose non andarono meglio. Tra i convocati, 23 su 28 provengono da altre squadre e sono uno più mediocre dell’altro. È indubbio però che l’ossatura sia formata dalla squadra egemone in Serie A nell’ultimo lustro, che ne determina le caratteristiche, lo spirito, persino il modulo: è fisiologico per certi versi che sia così (Spalletti agli ultimi Europei provò a fare di testa sua, mettendo tutti fuori ruolo, e si è visto il risultato), però significa anche affidarsi completamente a questo blocco.
Il problema è che il gruppo nerazzurro non dà nessuna garanzia in vista dei playoff Mondiali, e quanto sta accadendo in Serie A lo dimostra. La definizione di “perdenti” è forse un po’ ingenerosa per giocatori che hanno fatto due finali di Champions in tre anni, battendo corazzate come Bayern e Barcellona in un panorama ormai proibitivo per le italiane (ce ne siamo accorti quest’anno), e vinto comunque due scudetti (anche se nel primo erano ancora telecomandati da Antonio Conte…). Magari vinceranno anche il prossimo, perché la classifica rimane favorevole nonostante la frenata delle ultime giornate. Il punto però è che con un vantaggio di 10 e addirittura 14 punti sulle inseguitrici non avrebbero dovuto nemmeno pensare di poterlo perdere.
L’Inter è una squadra fragile, che in campo ha paura della propria ombra: sembrava aver superato il trauma degli zero titoli dello scorso anno, ma in realtà se lo porterà sempre con sé perché certi dolori non si dimenticano. E in questo sono proprio gli italiani, i leader tecnici ed emotivi di questa squadra, i più compromessi: non sono dei fenomeni, funzionano solo in un preciso meccanismo tattico (quello creato da Simone Inzaghi, che Chivu era riuscito solo temporaneamente a rivitalizzare nella prima parte della stagione) e non hanno nemmeno un cuor di leone. L’involuzione di Barella pare irreversibile, Bastoni dall’episodio di Juve-Inter non è stato più lo stesso. C’è anche, evidentemente, un tema fisico, perché la squadra è di nuovo arrivata cotta nel momento decisivo di stagione, e il più spompato di tutti è proprio Dimarco, tornato ad avere un’autonomia di un tempo scarso a partita. L’unico che sembra ribellarsi al copione è Pio Esposito, che infatti non appartiene al gruppo storico, non ne condivide le ferite, ha dalla sua l’incoscienza e l’energia dei 20 anni. Però nemmeno si può scaricare tutta questa pressione sulle spalle di un ragazzino. Vale per l’Inter, e di conseguenza per l’ItalInter.
C’è anche pizzico di sfortuna nelle tempistiche. Perché se queste due partite fossero capitate in un altro momento in cui l’Inter volava, probabilmente le premesse sarebbero state diverse. Invece questi playoff ricordano sinistramente la sfida in Norvegia nel giugno 2025, partita a cui l’Italia arrivò dopo la disfatta dell’Inter in finale di Champions, incassando un sonoro 3-0 che ha compromesso l’intero girone di qualificazione. Onestamente, pensare di giocarci la partita della vita con questi giocatori, in questo stato di forma fisico e mentale, fa venire i brividi. Gattuso dovrebbe esserne consapevole. Ma d’altra parte, che alternative ha? Questo passa il convento, l’ItalInter è comunque la miglior nazionale, l’unica possibile. Con tutti i suoi limiti, speriamo basti almeno per battere Irlanda del Nord e Galles.
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