Anziani maltrattati in casa alloggio, 3 anni alla ex titolare
REDAVALLE. La condanna è arrivata al termine dell’udienza preliminare tre anni di reclusione per Liana Fasullo, 51 anni, titolare della casa alloggio per anziani “Casa dei nonni” di Redavalle. La giudice Maria Cristina Lapi, al termine del processo celebrato con rito abbreviato, ha riconosciuto la responsabilità dell’imputata per le accuse di maltrattamenti e caporalato.
Non sono state riconosciute provvisionali alle parti civili, con il risarcimento del danno rimesso al giudice civile. La pena non è stata sospesa: l’udienza è stata rinviata al 21 aprile per valutare una pena alternativa. Nello specifico con la messa alla prova attraverso lavori di pubblica utilità, per i quali l’imputata dovrà individuare un ente disponibile.
Il procedimento, condotto dal pubblico ministero Rizza, si è chiuso dunque con una condanna in abbreviato che conferma l’impianto accusatorio costruito nel corso delle indagini. Parti offese sono complessivamente quindici persone – undici ex ospiti e quattro ex lavoratori – che si sono costituite parte civile.
la ricostruzione
La vicenda risale al marzo del 2024, quando la struttura di via Garibaldi fu chiusa dal Comune dopo un’ispezione dei carabinieri del Nas. A far emergere il caso era stato un ex dipendente, Gjorgi Kuzman, all’epoca in affidamento ai servizi sociali, che aveva realizzato e diffuso un video-denuncia sulle condizioni degli ospiti, inviato anche alla trasmissione “Le Iene” e ai carabinieri di Santa Giuletta.
Da lì erano scattati i controlli che portarono alla chiusura della casa alloggio e al trasferimento degli anziani.
Gli accertamenti avevano evidenziato numerose irregolarità. Nella struttura, autorizzata per ospitare anziani autosufficienti, erano presenti undici persone a fronte di un limite di quattro posti. Alcuni degli ospiti erano affetti da patologie come Alzheimer e demenza senile, quindi incompatibili con il tipo di accoglienza previsto.
La relazione dei Nas descriveva condizioni igienico-sanitarie particolarmente critiche: negli appartamenti al primo piano erano stati riscontrati escrementi non adeguatamente puliti sui pavimenti e un forte odore di urina. Non solo. Dal punto di vista strutturale erano state rilevate prese elettriche senza copertura, barriere architettoniche anche all’ingresso, assenza di dispositivi di sollevamento e di bagni attrezzati per persone con disabilità.
Secondo l’accusa, inoltre, gli ospiti venivano lasciati al freddo, senza un adeguato impianto di riscaldamento e con abiti non idonei alle temperature. Critiche anche sul fronte dell’alimentazione, ritenuta insufficiente e non adeguata: nei filmati acquisiti agli atti si vedono anziani nutriti con porzioni minime, come tazze di latte e poche fette biscottate.
La difesa della titolare ha sempre respinto ogni addebito penale, sostenendo che si trattasse di una ritorsione personale legata al licenziamento del dipendente autore della denuncia. Il giudizio abbreviato ha però portato alla condanna. Ora la vicenda proseguirà sul piano civile per la quantificazione dei danni e, sul versante penale, con la possibile conversione della pena in lavori di pubblica utilità.