Mattarella, Salvini, Bartolozzi: questa campagna referendaria è meglio di una spy story
di Paolo Ghion
Questa campagna referendaria è ricca di colpi di scena meglio di una spy story. Lunedì viene riportata la notizia dell’impropria agitazione del Presidente Mattarella a mo’ di bandiera del fronte del Sì. Il risultato? Un po’ d’appropriata agitazione da parte dell’interessato, che ha gentilmente consigliato ai promotori d’astenersi da tali appropriazioni indebite. Curioso che la frase del post rimosso: “Siamo perfettamente d’accordo con Mattarella” calzi meglio oggi.
Eppure qualche giorno fa un signore di nome Orazio Musumeci, si è presentato dinnanzi alla Presidente del Consiglio per donarle un libro durante l’incontro per il Sì, organizzato da Fratelli d’Italia al teatro Parenti di Milano e ha concluso con la frase: “Aspetto le dimissioni di Mattarella”. Cosa sa questo signore che noi non sappiamo? Linguaggio in codice tipo: “Le fragole sono mature?”, era già nell’aria il rifiuto del Presidente? Lungimiranza o Preveggenza? Cronenberg fatti da parte…
Ma non è finita qui. Giusi Bartolozzi, capa di Gabinetto del ministro della giustizia Nordio, tempo fa ha affermato che con la riforma della magistratura ritorneranno i giovani che se ne sono andati. Noi, in malafede, potremmo pensare che non ci sia nessuna correlazione tra fuga dei cervelli e magistratura. Poi leggiamo che il governo aveva già tessuto un’intricata rete di correlazioni, punti fondamentali, e piani elaborati, perché quelli migliori sono invisibili. Infatti ha già cominciato a movimentare i cervelli, per ora non sono quelli all’estero, ma i fuori sede. Tempo al tempo, un passo alla volta, il governo che pareva non interessarsi dei fuori sede, prima sopprime gli emendamenti delle opposizioni, poi innesca una corsa ad ostacoli, in cui molti studenti e famiglie che certamente spenderanno anche parecchi soldi per il viaggio, cercano di poter esprimere disperatamente il proprio voto.
Quindi in un colpo solo c’è stato un movimento di placche tettoniche tra attivismo e trasporti. Il dato è tratto.
C’è lo zampino del ministro dei Trasporti? Il quale – ricordo – non ha avuto un buon rapporto con i giudici ed infatti cosa ha detto la capa di Gabinetto? Che votando Sì, ci togliamo di mezzo la magistratura… Ergo, la magistratura mette i bastoni tra le ruote del ministro che all’epoca era dell’Interno, perché? Per prevenire il suo passaggio alla carriera di ministro dei Trasporti, che avrebbe consentito in futuro ai fuori sede di pagare il caro biglietto del treno. Possibile che il governo abbia messo in campo certi personaggi e fatto certe dichiarazioni, al fine di promuovere il Sì sul referendum della giustizia affinché noi si voti No?
Diamine! Sono sempre tre o quattro mosse avanti e ce l’hanno fatta ancora una volta. Signori e signori, ho concluso.
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