«Lasciava la figlia in macchina per ore»: assolta la donna fatta pedinare
Pavia. La fine di un «incubo, personale e giudiziario». Così la 45enne imputata nel processo per presunto abbandono di minore ha commentato l’assoluzione pronunciata dal tribunale monocratico, che ieri ha stabilito che «il fatto non sussiste». Una decisione che chiude una vicenda giudiziaria iniziata nel 2022 e nata dalla denuncia dell’ex compagno, padre della bambina.
Secondo l’accusa, la donna avrebbe lasciato più volte la figlia di circa un anno da sola in auto, nel seggiolino, mentre scendeva a fare la spesa o altre commissioni nei supermercati. Gli episodi contestati si sarebbero verificati soprattutto nell’inverno del 2022 e sarebbero stati documentati da video delle telecamere di sorveglianza e da pedinamenti effettuati da investigatori privati incaricati dall’uomo.
Nel processo la procura aveva chiesto una condanna a otto mesi di reclusione. Ma al termine dell’istruttoria il giudice Gaetano Alemanna ha pronunciato l’assoluzione piena.
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La conclusione del giudice
Determinante, negli ultimi passaggi del procedimento, è stata anche la perizia disposta dal tribunale sulle immagini delle telecamere che avevano ripreso gli episodi contestati. Il giudice, nella penultima udienza, aveva incaricato un perito di verificarne l’attendibilità e aveva chiesto alla procura ulteriori accertamenti sull’attività degli investigatori privati incaricati dal padre della bambina.
Terminata questa fase, il processo è arrivato alla discussione finale e al verdetto. Per la donna, difesa dagli avvocati Mauro Pontini e Sara Carsaniga, si chiude così una vicenda che aveva inciso profondamente sulla sua vita privata. «È la fine di un incubo personale e giudiziario», ha dichiarato dopo la sentenza. «L’uomo che mi ha denunciato mi ha lasciato mentre ero in gravidanza nel 2020 e subito dopo ha iniziato a farmi pedinare. Il procedimento penale è partito nel 2022. Mia figlia è cresciuta con me e sta bene, non l’ho mai abbandonata. Vede il padre solo in momenti protetti».
Le reazioni
La bambina, come previsto nei procedimenti che riguardano minori, è stata rappresentata in giudizio da un curatore speciale, con l’assistenza dell’avvocata Elena Lanticina. Durante il processo l’ex compagno della donna si era costituito parte civile, sempre con l’avvocata Lanticina, chiedendo il riconoscimento di eventuali danni. Dopo la sentenza la parte civile ha preso atto del verdetto. «Aspettiamo le motivazioni», ha commentato la legale.
Soddisfazione invece tra i difensori dell’imputata. «Il giudice ha accolto la nostra linea difensiva», hanno spiegato gli avvocati Pontini e Carsaniga. «In questa vicenda c’è stata un’invasione non autorizzata nella vita della nostra cliente, con attività investigativa privata svolta senza alcun mandato».
La parola fine sul caso arriverà ora con il deposito delle motivazioni della sentenza, che chiariranno nel dettaglio le ragioni dell’assoluzione. Per la donna, però, la decisione del tribunale segna già la conclusione di una vicenda durata anni. Una storia nata da un conflitto familiare e finita nelle aule di giustizia, che si chiude con un’assoluzione piena: potrà fare ricorso solo la procura.