Stretto di Hormuz, la scommessa dell’armatore greco Prokopiou: invia cinque navi e una viaggia già al largo dell’India
Nel pieno della crisi internazionale provocata dalla guerra in Medio Oriente, lo Stretto di Hormuz – per cui il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato una missione difensiva – è tornato a essere uno dei punti più sensibili del commercio energetico globale. Da questo passaggio marittimo, largo appena poche decine di chilometri, transita infatti una quota enorme del petrolio mondiale diretto verso Asia, Europa e Stati Uniti. Con l’intensificarsi delle tensioni e la minaccia di possibili attacchi, molte compagnie di navigazione stanno però evitando di far passare le proprie petroliere lungo questa rotta. Le conseguenze sono che l’oro nero viaggia intorno ai 100 dollari.
In questo contesto si distingue la scelta dell’armatore greco George Prokopiou, 79 anni, proprietario della compagnia di trasporto marittimo Dynacom Tankers. Secondo la stampa internazionale, negli ultimi giorni il magnate ellenico ha deciso di inviare almeno cinque navi della sua flotta attraverso lo Stretto di Hormuz, nonostante il rischio crescente legato al conflitto. Una decisione definita dal Wall Street Journal “una delle mosse più audaci” della sua lunga carriera nel settore dello shipping. Una delle petroliere della compagnia, la Shenlong, avrebbe già completato il passaggio nello stretto dopo aver caricato petrolio nel Golfo Persico. I dati di localizzazione delle navi analizzati da Bloomberg indicano che l’imbarcazione, con a bordo greggio saudita, si trovava nelle ultime ore al largo delle coste dell’India, diretta probabilmente verso i mercati asiatici.
Il contesto in cui si muove la flotta di Dynacom è però tra i più rischiosi degli ultimi anni. Dall’inizio della guerra, diversi operatori del trasporto marittimo hanno ridotto o sospeso i viaggi nella regione per il timore che le navi possano essere colpite o sequestrate. Le tensioni con l’Iran, che controlla una delle sponde dello stretto, hanno trasformato il corridoio energetico in un potenziale teatro di incidenti militari e già alcune navi sono state colpite. Tanto da spingere il colosso danese della logistica Maersk a sospendere il passaggio delle sue navi per ragioni di sicurezza.
Per ridurre i rischi, molte petroliere adottano misure straordinarie: secondo la stampa greca alcuni equipaggi disattiverebbero i sistemi di localizzazione per non essere individuati con facilità, mentre a bordo vengono impiegate guardie armate per sorvegliare i ponti delle navi durante il transito nelle acque più pericolose.
Il clima di incertezza ha avuto effetti immediati anche sui costi del trasporto marittimo. Le tariffe per le petroliere in partenza dal Golfo Persico sono salite a livelli record. Secondo l’agenzia Argus, il noleggio giornaliero di una VLCC – una very large crude carrier, tra le più grandi petroliere al mondo – che attraversi lo Stretto di Hormuz diretta verso la Cina può arrivare a circa 500 mila dollari al giorno, senza includere le polizze assicurative aggiuntive contro i rischi di guerra.
In questo scenario, la scelta di Prokopiou appare tanto rischiosa quanto potenzialmente redditizia. Soprannominato dal Financial Times “il miliardario bucaniere”, l’armatore è una figura ben nota nel mondo degli affari greco e internazionale, anche per i suoi importanti investimenti immobiliari che gli hanno valso il soprannome di “re del real estate”. Spesso fotografato con il suo immancabile cappellino da baseball, il magnate continua a muoversi nel settore dello shipping con una strategia aggressiva, puntando proprio sulle rotte che molti concorrenti stanno abbandonando.
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