Il mondo di Giorgia si rintana nel bosco: l’apologia delle mamme e dei papà non si arresta
Oggi la prendo un po’ alla lontana per provare a penetrare nella psiche collettiva che anche in Italia si indirizza in misura crescente verso l’Internazionale della nuova destra reazionaria, che ha nel presidente degli Stati Uniti il suo lider maximo; il quale ribadisce l’impegno a difesa dei “valori cristiani” per giustificare l’attacco all’Iran in combutta con il luciferino Netanyahu. Indizio utile a fare emergere le affinità elettive tra questo demolitore sfascista e la nostra premier; che in terra spagnola, nell’adunata dei camerati di Vox, si qualificava insieme a donna e madre come “yo soy cristiana”.
Giorgia e Donald accomunati dall’identificazione in un’eresia medio-orientale predicata da un palestinese (ammesso non si tratti di una figura meramente simbolica), nel suo guazzabuglio sincretico di monoteismo ebraico e politeismo pagano del dio uno e trino; acrobaticamente giustificato nell’illogico “credo qui absurdum” attribuito a Tertulliano. Ma una credenza che tre secoli dopo la scomparsa del promotore veniva elevata nel Concilio di Nicea a rango di religione di Stato. Dunque un approdo altamente identitario come bene rifugio in tempi incerti, quando dilaga lo smarrimento. E la contestuale corsa alle certezze rassicuranti, qualunque esse siano e ovunque si trovino.
La fotografia della fase storica attuale, confermata dal dato italiano che vede nel 2025 il 46% dei nostri connazionali rivolgersi alle cure di uno psicologo: il 46,9 per disturbi d’ansia, il 38,6 di depressione e il 36 di stress. Il tutto mentre ci aggiriamo nel lungo – interminabile – interregno in cui saltano le garanzie che ci avevano rassicurato durante “gli ottanta gaudiosi” della pax americana. La definitiva corrosione dei punti di riferimento che nel passato una forte presenza progressista orientava al futuro come ottimistica avanzata nell’incerto (la Società Aperta, che raccoglie la sfida del cambiamento in quanto illuministicamente fiduciosa nelle proprie forze, il sapere aude kantiano come uso critico della ragione).
Purtroppo oggi l’umana condizione a Occidente è il nomadismo nella landa desertificata dai cinquant’anni neoliberisti e le loro devastazioni: il divorzio tra capitalismo e democrazia, l’ascesa dell’avidità quale criterio di apprezzabilità; soprattutto lo smantellamento delle istituzioni che “facevano società” (dopo che la furia thatcheriana ne aveva sentenziato l’inesistenza), dal welfare al principio di rappresentanza. Una smobilitazione del valore della sicurezza – diceva Zygmunt Bauman – che “non è più quella che avevano in mente Roosevelt o Beveridge. Non è la certezza del nostro posto nella società, della dignità personale, dell’orgoglio dell’abilità tecnica, del rispetto di sé, della comprensione e del rispetto umano”.
In questo sfascio rimane in campo solo la proposta reazionaria di una corsa all’indietro nel ripristino di un presunto buon tempo antico. Vedi il ritorno alle certezze religiose ponendo fine alla blasfemia laica, propugnata già nel ‘600 da Ugo Grozio, secondo cui dio andava tenuto fuori dalle faccende umane (etsi deus non daretur). Per cui Trump in grande e la Meloni in piccolo perseguono l’inconfessata regressione all’assolutismo regio dell’uomo solo al comando, che presuppone l’infantilizzazione del popolo sgravato dal compito di decidere del proprio destino. Nell’attualizzazione della monarchia in premierato.
Del resto quale è il significato effettivo del referendum che andremo a votare il 22/23 marzo, se non lo sbaraccamento del costituzionalismo ragionevole di Montesquieu, che perseguiva l’ispezionabilità del potere attraverso la sua tripartizione? Che ora si pretende di eliminare promuovendo la concentrazione del comando nell’imperscrutabilità del vertice esecutivo, ottenuta attraverso il silenziamento del legislativo e la sottomissione del giudiziario. Una corsa all’indietro che trapela nel rimpianto anacronistico del tempo perduto; tipo famiglia mulino bianco utilizzata dalla Meloni per estorcere all’opinion pubblica frastornata un Sì referendario. Fa niente se il nucleo parentale è in piena disarticolazione. Infatti quelli composti da una sola persona sono ormai il 36% e le coppie con figli solo il 29% del totale.
Niente da fare, l’apologia delle mamme e dei papà non si arresta neppure davanti alla mitizzazione della strombazzata famiglia del bosco, con la demonizzazione dei perfidi giudici che separano figli dagli amati genitori. Magari fanatici regressivi, pericolosi per la crescita dei minori. E ha un bel dire Nicola Gratteri, intervistato sabato sorso da Massimo Gramellini su La7, quando invita a leggere l’intero dossier e relative perizie sul caso prima di schierarsi contro il tribunale dei minori e il doveroso controllo su una patria potestà sempre più latitante. Adda passà ‘a nuttata, sempre che la folle corsa all’indietro non si trasformi nell’Armageddon di una terza guerra mondiale.
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