Intelligenza artificiale, spunta l’applicazione malvagia per attaccare siti e dispositivi: l’ultimo trucco dei pirati informatici
Gli hacker stanno passando ad un livello successivo nell’istallazione dei malware, anche grazie a un utilizzo differente dell’Ia. In base all’ultimo Threat Insights Report di HP Inc, sul periodo ottobre-dicembre 2025, gli attacchi cibernetici sostenuti dall’intelligenza artificiale stanno sormontando senza troppi problemi le normali difese aziendali, sebbene abbiano un’essenza schematica e abbasso sforzo. In generale, adesso i cybercriminali mirano a preferire la rapidità e il risparmio economico, usando l’Ia per creare e automatizzare campagne che, pur non essendo di alta qualità, sono parecchio efficaci nel colpire gli endpoint (ossia gli obiettivi).
Gli hacker usano l’Ia per hackerare i dispositivi: come funzionano le nuove campagne sulle truffe
Tra le tecniche più fastidiose individuare dagli esperti di HP Wolf Security c’è il cosiddetto “vibe-hacking” . In questo modo, gli assalitori della rete utilizzano l’intelligenza artificiale per comporre script d’infezione pronti all’uso. Un esempio lampante è quello di una campagna che sfrutta scontrini Pdf contraffatti: il documento attiva un download silenzioso da un sito compromesso, per poi reindirizzare l’utente su piattaforme legittime e conosciute come Booking.com. Simili stratagemmi servono a rassicurare la vittima sulla legalità dell’operazione, mentre il codice malevolo è già in fase di entrata sul dispositivo. Alex Holland, Principal threat research presso Hp security lab, ha spiegato la dinamica: «È il classico triangolo del project management: velocità, qualità e costo. Spesso se ne sacrifica uno. Quello che stiamo vedendo è che molti attaccanti stanno ottimizzando velocità e costi, non la qualità. Non usano l’AI per alzare l’asticella; la usano per muoversi più velocemente e ridurre lo sforzo».
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