Ivrea, rifiuti selvaggi in via San Giovanni Bosco
IVREA. Via San Giovanni Bosco si sveglia presto, ma non per i bambini della scuola materna. Lo fa con il rumore dei sacchi che strisciano sull’asfalto, scaricati in fretta dal baule di un’auto accesa, le quattro frecce lampeggianti. È l’ora in cui Ivrea è per tanti un passaggio obbligato verso il lavoro, il caffè al bar è ancora di là da venire e i cassonetti diventano il punto di scarico di tutto ciò che non si vuole portare fino ai punti di raccolta o al prossimo cassonetto vuoto. Tra le palazzine e davanti alla scuola dell’infanzia Sant’Antonio, il marciapiede è una striscia di asfalto stretta da una fila di campane per carta, vetro, plastica, i bidoni marroni dell’organico. Dovrebbe essere un normale punto di raccolta, come ce ne sono tanti. E invece, dalle foto scattate nell’arco di quindici giorni, emerge una storia diversa: scatoloni ricolmi di ogni cosa abbandonati davanti alle campane, sacchi neri appoggiati contro le pareti dei contenitori, pile di volantini e cartoni buttati a terra, lo schienale di una libreria, come se questo angolo della città fosse una discarica sempre aperta e senza regole. La scena si ripete quasi ogni giorno. Cambia solo la luce: a volte è un sole quasi primaverile che illumina i cartoni gonfi d’umidità, altre un cielo grigio che rende tutto più piatto, a non mutare è solo l’arancione fluorescente dell’operatore di Scs che raccoglie l’ennesimo sacco fuori posto. Per chi percorre questo tratto a piedi, magari con un passeggino o tenendo per mano un bambino diretto alla materna, l’impatto è immediato. Bisogna scegliere da che lato della strada passare. Perché questo punto, in particolare? Guardando le strade e il flusso delle auto, una risposta verrebbe. Via San Giovanni Bosco è oggi più che mai una via di attraversamento: da Montalto, da via Sant’Ulderico, chiunque entri in città o punti verso la Circonvallazione ci passa quasi d’istinto “per fare prima”. Fino a un anno fa, in zona, il teatro principale del rifiuto selvaggio era proprio Porta Aosta.
Poi si è consolidata l’abitudine alla nuova rotatoria e sono cambiati i percorsi. E con la viabilità, è cambiata anche la mappa delle cattive abitudini. Mese dopo mese la situazione è diventata quella documentata oggi dalle fotografie, sempre uguali nella sostanza, settimana dopo settimana. In questo senso via San Giovanni Bosco sembra avere lo stesso destino di via delle Miniere, verso Banchette: strade di passaggio, non centralissime ma strategiche, dove i cassonetti diventano bersagli facili. Il meccanismo è sempre lo stesso: si rallenta, si mette la freccia, si accosta. Un attimo per aprire il baule, uno per trascinare fuori il sacco o lo scatolone, poi via. Pare che la Porta Aosta della situazione abbia perso appeal agli occhi di chi scarica abusivamente, per il rischio troppo alto di essere notati e segnalati, magari con tanto di fotodenuncia sui social. Ad incidere sono state anche le fototrappole che l’amministrazione comunale usa nei luoghi più sensibili e che in diversi casi hanno prodotto sanzioni.