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Iran nel caos: il figlio di Khamenei eletto nuova Guida Suprema. Ecco chi è

L’operazione militare israeliana contro il centro del potere iraniano ha conosciuto un’ulteriore escalation con un attacco mirato su Qom, una delle città più importanti dal punto di vista religioso per la Repubblica islamica. Aerei e droni dell’aviazione israeliana hanno preso di mira l’edificio del Consiglio nel quale, secondo diverse ricostruzioni, si sarebbe dovuta riunire l’Assemblea degli Esperti, l’organismo composto da 88 religiosi incaricato di scegliere la Guida Suprema.

All’interno della struttura si sarebbero trovati i membri del clero chiamati a pronunciarsi sulla successione al vertice dello Stato. Il fatto stesso che l’organo responsabile della designazione della nuova leadership si sia riunito in una fase di massima pressione militare evidenzia una possibile falla nel sistema di sicurezza iraniano.

La scelta di convocare l’incontro in un luogo altamente simbolico e facilmente individuabile suggerisce infatti un apparato informativo in difficoltà e probabilmente penetrato dall’intelligence israeliana.

Poco prima del raid, sulla piattaforma X era apparso un messaggio in lingua persiana attribuito al Mossad: «Non importa chi verrà scelto oggi; il suo destino è già stato decretato. Solo la nazione iraniana sceglierà il suo prossimo leader».

Il bilancio dell’attacco resta ancora provvisorio, ma le prime indicazioni parlano di numerosi morti e feriti. Teheran ha però reagito respingendo la versione diffusa dai media israeliani. L’agenzia ufficiale Tasnim ha smentito che fosse in corso una votazione per la successione, definendo la notizia «una menzogna del regime sionista».

Secondo l’agenzia, «non era prevista alcuna riunione dell’Assemblea degli Esperti né del Consiglio direttivo ad interim» e la diffusione di tali informazioni farebbe parte di «un’operazione psicologica volta a creare la percezione di un vuoto di potere nel Paese».

Dagli Stati Uniti è arrivata invece una conferma indiretta. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che «c’è stato un altro attacco contro la nuova leadership», aggiungendo che l’operazione «sembra essere stata piuttosto significativa».

Mojtaba Khamenei, l’uomo nell’ombra del regime

Nel corso della serata ha iniziato a circolare con insistenza una voce destinata a scuotere ulteriormente gli equilibri del regime: Mojtaba Khamenei, figlio del defunto leader Ali Khamenei, sarebbe stato indicato come nuova Guida Suprema.

Una notizia che, poi è stat ufficializzata e che riporta al centro della scena una figura da anni considerata tra le più influenti e allo stesso tempo più enigmatiche della politica iraniana.

Per molto tempo Mojtaba Khamenei, considerato molto vicino ai Pasdaran e agli apparati dell’intelligence, è stato descritto come l’uomo che agisce dietro le quinte. Un profilo volutamente basso, pochissime apparizioni pubbliche e nessun incarico istituzionale di primo piano.

Nonostante questo, nel corso degli anni il suo nome è diventato sempre più presente nelle analisi sulla possibile successione al vertice della Repubblica islamica.

Chiunque venga scelto dal regime iraniano per prendere il posto di Ali Khamenei alla guida della Repubblica islamica «diventerà inevitabilmente un obiettivo da eliminare». Lo ha dichiarato il ministro della Difesa israeliano Israel Katz, ribadendo la linea di estrema fermezza adottata da Israele nei confronti della leadership di Teheran.

«Qualsiasi figura che il regime terroristico iraniano dovesse nominare per proseguire il progetto di distruzione dello Stato di Israele, minacciare gli Stati Uniti, il mondo libero e i Paesi della regione, oltre a continuare a opprimere il popolo iraniano, sarà considerata un bersaglio legittimo», ha affermato Katz in una dichiarazione.

Il ministro ha inoltre precisato che l’identità del futuro leader non cambierà la posizione di Israele. «Non importa quale sia il suo nome o dove deciderà di nascondersi», ha aggiunto.

Katz ha infine sottolineato che le operazioni proseguiranno con il sostegno degli Stati Uniti. «Continueremo ad agire con tutta la nostra forza, insieme ai partner americani, per smantellare le capacità del regime e creare le condizioni affinché il popolo iraniano possa rovesciarlo e sostituirlo», ha concluso il ministro, come riportato dal Times of Israel.

La guerra si allarga dal Libano a Teheran

Nel frattempo il conflitto si è esteso anche al Libano. Nella notte le Forze di Difesa israeliane hanno colpito il quartier generale di Hezbollah, oltre a edifici operativi, depositi di armi e piattaforme di lancio nel sud del Paese. L’aeronautica israeliana ha distrutto in meno di novanta minuti il lanciatore utilizzato negli attacchi contro Haifa.

Secondo le autorità militari israeliane, finora sono stati presi di mira oltre 250 obiettivi, tra cui comandanti di alto livello e membri operativi della Forza Radwan. Circa 300 mila civili sono stati evacuati dal Libano meridionale e nuovi avvisi di evacuazione sono stati diffusi nelle ultime ore.

Le Forze di Difesa israeliane sostengono che Hezbollah continui ad operare sotto la protezione diretta dell’Iran.

Dall’alba l’aviazione israeliana, guidata dalle informazioni dell’intelligence militare, ha portato a termine un’ulteriore ondata di attacchi contro il quartier generale del regime iraniano a Teheran. Nel corso dei raid gli aerei dell’IAF hanno sganciato numerose munizioni su decine di basi appartenenti ai Basij e alle forze di sicurezza interne legate al regime.

Secondo l’esercito israeliano, queste strutture costituivano nodi centrali dell’apparato di controllo interno utilizzato dal regime per mantenere la stabilità e gestire le operazioni di sicurezza in tutto il Paese. Tra gli obiettivi colpiti figurano anche la divisione logistica delle forze di terra, sistemi missilistici e postazioni di difesa aerea.

L’offensiva si concentra in particolare sull’apparato repressivo dello Stato iraniano, accusato di aver soffocato con la forza le proteste interne causando migliaia di vittime. I raid hanno preso di mira funzionari responsabili della sicurezza interna, membri della milizia paramilitare Basij e alti dirigenti dell’intelligence.

Anche gli Stati Uniti avrebbero partecipato ad alcune operazioni colpendo strutture di sicurezza interna, tra cui il quartier generale del Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica a Teheran, il potente organismo incaricato della difesa del regime.

Le Guardie rivoluzionarie e le milizie Basij sono state tra le principali protagoniste della repressione delle manifestazioni antigovernative degli ultimi anni. Durante le proteste hanno aperto il fuoco sui manifestanti, provocando migliaia di morti in quella che viene considerata una delle repressioni politiche più violente degli ultimi decenni.

Anche la polizia e i servizi di sicurezza hanno preso parte alla repressione con arresti di massa e operazioni su larga scala.

Secondo fonti israeliane, l’obiettivo della campagna militare è infliggere danni sufficienti allo stato di polizia iraniano per indebolire il controllo del regime e creare le condizioni per una sollevazione interna.

Per anni Israele si è limitato a operazioni mirate o azioni clandestine per contenere l’influenza di Teheran, ma ora diversi funzionari ritengono necessario spingere verso un vero cambio di regime.

In questo contesto, secondo quanto riferito dalla CNN citando fonti informate, la CIA starebbe lavorando per fornire armi a gruppi curdi con l’obiettivo di favorire una rivolta interna in Iran. La Casa Bianca avrebbe avviato colloqui con movimenti di opposizione iraniani e con leader curdi attivi nel Kurdistan iracheno per valutare possibili forme di assistenza militare.

Un alto dirigente curdo-iraniano ha inoltre dichiarato all’emittente americana che il presidente Donald Trump avrebbe avuto nelle ultime ore un colloquio con Mostafa Hijri, leader del Partito Democratico del Kurdistan iraniano, uno dei principali movimenti dell’opposizione curda contro il regime di Teheran.

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