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Sanchez replica a Trump e dà una scossa all’Europa: “In Iraq è iniziata così. No a un’obbedienza cieca e servile”

Non saremo complici di qualcosa che è dannoso per il mondo e che è anche contrario ai nostri valori e interessi, semplicemente per paura delle ritorsioni di qualcuno, perché abbiamo assoluta fiducia nella forza economica, istituzionale e, direi anche, morale del nostro Paese”. Dal Palazzo della Moncloa il premier spagnolo Pedro Sanchez risponde a tono alla dichiarazioni di Donald Trump che martedì ha definito la Spagna un alleato “terribile” e ha minacciato di tagliare i rapporti commerciali in risposta al No di Madrid all’uso delle basi militari congiunte di Moron e Rota, in Andalusia, nell’offensiva israelo-statunitense contro il regime degli Ayatollah in Iran. Un duro messaggio rivolto agli Stati Uniti ma anche agli altri leader europei: “Alcuni ci accuseranno di essere ingenui per questo, ma ingenuo è pensare che la soluzione sia la violenza, ingenuo è credere che le democrazie o il rispetto tra le nazioni nascano dalle rovine o pensare che un’obbedienza cieca e servile significhi leadership“.

Il premier spagnolo non cambia linea e tira dritto. Condanna il regime iraniano “che reprime e uccide i propri cittadini, in particolare le donne”, ma allo stesso tempo – aggiunge – “rifiutiamo questo conflitto e chiediamo una soluzione diplomatica e politica”. Ricorda che la crisi in Iran, scatenata dagli attacchi di Stati Uniti e Israele, colpisce tutti (Spagna compresa) per questo esige da Washington, Tel Aviv e Teheran “tutta la risoluzione perché cessino le ostilità prima che sia troppo tardi“. “La posizione del governo spagnolo si riassume in poche parole: no alla guerra”, ha insistito Sanchez nella sua dichiarazione istituzionale di dieci minuti, senza domande dei giornalisti. “Spesso le grandi guerre scoppiano per una concatenazione di risposte che sfuggono di mano, per errori di calcolo, per guasti tecnici, per eventi imprevisti, pertanto dobbiamo imparare alla storia. E non possiamo giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone“, ribadisce.

Poi invita tutti, in particolare gli Usa, a “non ripetere gli errori del passato” ricordato quanto accaduto con la guerra in Iraq: “Il mondo, l’Europa e la Spagna ci sono già passati 23 anni fa, quando un’altra amministrazione statunitense ci trascinò in una guerra in Medio Oriente, una guerra che in teoria, secondo quanto affermato allora, era volta a eliminare le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, portare la democrazia e garantire la sicurezza globale, ma che in realtà ha prodotto l’effetto contrario, scatenando la più grande ondata di insicurezza che il nostro continente abbia subito dalla caduta del muro di Berlino”, ha sottolineato il leader spagnolo, aggiungendo che la guerra in Iraq “ha generato un drastico aumento del terrorismo jihadista, una grave crisi migratoria nel Mediterraneo orientale e un aumento generalizzato dei prezzi dell’energia e del costo della vita“.

Sanchez ha affermato che “è ancora presto per sapere se la guerra in Iran avrà conseguenze simili a quelle dell’Iraq, se servirà a provocare la caduta del terribile regime degli Ayatollah o a stabilizzare la regione” ma, ha detto, “quello che sappiamo è che da questa non nascerà un ordine internazionale più giusto e non ne deriveranno salari più alti, né servizi pubblici migliori, né un ambiente più sano“. “Quello che per ora possiamo intravedere è più incertezza economica, aumenti del prezzo del petrolio e anche del gas, per questo dalla Spagna siamo contrari a questo disastro, perché riteniamo che il compito dei governi sia quello di migliorare la vita delle persone e di fornire soluzioni ai problemi, non di peggiorare la vita dei cittadini”, ha proseguito, definendo poi “inaccettabile che i leader che sono incapaci di adempiere a tale compito utilizzino il fumo della guerra per nascondere il loro fallimento e riempire le tasche di pochi, i soliti, gli unici che guadagnano quando il mondo smette di costruire ospedali per costruire missili“.

“La domanda è se siamo dalla parte della legalità internazionale e, pertanto, della pace”, ha anche detto il premier spagnolo. “Siamo consapevoli delle difficoltà, ma sappiamo anche che il futuro non è scritto, che la spirale di violenza che molti danno già per scontata è assolutamente evitabile e che l’umanità può ancora lasciarsi alle spalle questo fondamentalismo degli ayatollah e anche la miseria della guerra”, ha affermato. In questa richiesta, ha aggiunto, il governo spagnolo non è solo. “Il governo sta con chi deve stare, con i valori che i nostri padri e i nostri nonni hanno fissato nella nostra Costituzione”, “con i principi fondanti dell’Unione Europea, con la Carta delle Nazioni Unite, con il diritto internazionale e quindi con la pace e la convivenza pacifica tra i paesi e la loro coesistenza”, ha affermato il leader socialista.

Intanto alle minacce di Trump di stop agli scambi commerciali con la Spagna replica la Commissione Ue: “Il commercio tra l’Ue e gli Stati Uniti è profondamente integrato e reciprocamente vantaggioso. Salvaguardare questa relazione, in particolare in un momento di turbolenze globali, è più importante che mai ed è chiaramente nell’interesse di entrambe le parti”, ha detto un portavoce sottolineando che “la Commissione garantirà la piena tutela degli interessi dell’Ue. Siamo pienamente solidali con tutti gli Stati membri e tutti i loro cittadini e, attraverso la nostra politica commerciale comune, siamo pronti ad agire“.

L'articolo Sanchez replica a Trump e dà una scossa all’Europa: “In Iraq è iniziata così. No a un’obbedienza cieca e servile” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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