Legge elettorale, Malan: Chi vince deve poter governare. Basta maggioranze incerte
Risponde netto Lucio Malan agli attacchi dell’opposizione sulla legge elettorale e sulla proposta di riforma ribattezzata ‘Stabilicum’: «Vedo grosse differenze con i sistemi precedenti. L’Italicum prevedeva un premio di maggioranza al singolo partito» e «Soprattutto la legge elettorale che abbiamo presentato non prevede alcuna truffa: c’è un premio di maggioranza, come esiste per i sindaci dal 1993 e lo stesso Pd auspicava il “sindaco d’Italia”». Il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato spiega, in un’intervista a La Stampa, il nuovo impianto per assicurare governi più solidi e riconoscibili.
Stabilità come priorità
Secondo Malan, il tratto distintivo della proposta è la capacità di produrre un esito chiaro. «È una legge simile a quella attuale, è vero, ma con la certezza di generare una maggioranza. Vale a dire di creare stabilità, che è un valore riconosciuto anche dagli investitori e dai partner internazionali. Avere governi che durano significa più peso in politica estera e maggiore attrattività economica. Inoltre è un fatto di trasparenza democratica: chi prende più voti, sopra una soglia significativa, deve avere i mezzi e la responsabilità di attuare il proprio programma. Vale per noi come per qualsiasi altra coalizione. Poi ricordo che la legge oggi in vigore è stata votata da tutti tranne che da FdI». Il riferimento è a un sistema che sostituisce i collegi uninominali con un premio di maggioranza esplicito, così da evitare scenari di frammentazione. In un contesto europeo in cui molte leggi elettorali restano immutate per decenni, Malan insiste sulla necessità di fissare regole durature e non modellate sulle convenienze del momento.
La sinistra e la paura di perdere
Alle critiche di chi legge nella nuova legge un meccanismo cucito su misura per l’attuale premier, la risposta è ironica: «L’opposizione dunque si dà già come perdente? L’aspirazione è fare una legge che dia stabilità a chiunque gli elettori scelgano e per questo duri a lungo: negli ultimi trent’anni le leggi elettorali sono cambiate continuamente. Non bisogna scriverla per le prossime elezioni, ma per il futuro».
Il senatore respinge anche il timore che un premio consistente possa alterare gli equilibri istituzionali. «L’impulso maggioritario non è una novità. Con il Mattarellum, fortemente maggioritario, si potevano ottenere ampie maggioranze con poco più del 40% dei voti. Quel Parlamento elesse Carlo Azeglio Ciampi con un consenso larghissimo. Anche nel 2013 il centrosinistra ottenne il premio di maggioranza e poté eleggere il Presidente della Repubblica. Una spinta maggioritario può derivare dai collegi uninominali, come nel Mattarellum o nella legge vigente, oppure da un meccanismo esplicito come quello che proponiamo».
Il nodo delle preferenze
Sul tema dell’introduzione delle preferenze, questione cara a Fratelli d’Italia e rispetto alla quale il primo partito italiano rivendica una posizione storica. «La premier si riferiva a un proporzionale senza premio di maggioranza, che porta alla palude. Noi facciamo una cosa diversa. FdI è sempre stato favorevole alle preferenze e nel 2017 presentò un emendamento per introdurle che fu bocciato da tutti. Anche stavolta le avremmo volute».
L’eventuale modifica potrà essere discussa in Parlamento. «Per arrivare a un testo condiviso si è dovuto partire da questa formula. Ma il Parlamento è il luogo del confronto. Noi siamo disponibili a valutare suggerimenti e miglioramenti. Questa legge raccoglie diverse esperienze degli ultimi decenni e introduce anche correzioni tecniche, per esempio per adeguare il testo alle modifiche costituzionali e ridurre contenziosi e ricorsi. L’obiettivo resta dare regole chiare e funzionanti».
La partita, dunque, è appena iniziata. Sullo sfondo rimane l’obiettivo dichiarato: consegnare all’Italia un sistema capace di indicare un vincitore certo e di garantire la governabilità, qualunque sia il colore politico scelto dagli elettori.
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