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Panetta avverte le banche ma non sarà ascoltato! La selezione del rischio non diventi credito negato alle Pmi

Il messaggio lanciato da Fabio Panetta al congresso Assiom Forex merita di essere letto per quello che è: non un invito a “prestare a chiunque”, ma un avvertimento contro una deriva ben conosciuta del credito bancario italiano, cioè la selezione del rischio che si trasforma in eccesso di cautela, soprattutto verso le imprese minori. In sintesi, il passaggio chiave: banche solide, ma senza penalizzare iniziative imprenditoriali con prospettive valide.

Nel testo ufficiale, Panetta è ancora più preciso. Dice tre cose insieme: 1) il sostegno creditizio si è rafforzato, 2) i tassi sui prestiti alle imprese sono scesi di circa due punti percentuali dal picco del 2023, 3) la ripresa dei prestiti riguarda le aziende più solide, mentre quelle con merito creditizio più basso continuano a registrare una riduzione dei finanziamenti. E qui arriva il punto politico-economico: la capacità di selezionare i debitori è positiva, ma non deve tradursi in “eccessiva cautela”.

Traduzione, in termini di economia reale: se il credito riparte solo per chi è già forte, il sistema bancario non accompagna la trasformazione produttiva, la fotografa. E un Paese come l’Italia, che ha una base imprenditoriale fatta di Pmi e filiere, non può permettersi una finanza che finanzia soltanto chi ha già bilanci perfetti, collaterale abbondante e rating comodo. Panetta collega esplicitamente la funzione delle banche al sostegno a investimenti, innovazione e diffusione delle tecnologie digitali, cioè ai driver della produttività che lui stesso indica come necessari per evitare una crescita debole fondata su occupazione e salari bassi.

Il problema, però, non è solo “se” il credito viene concesso. È anche “a che prezzo”. Ed è qui che la storia recente delle Pmi italiane torna centrale. La Relazione annuale della Banca d’Italia segnala che le piccole imprese non hanno beneficiato allo stesso modo del calo dei tassi e che il differenziale nel costo dei prestiti tra microimprese e grandi società si è ampliato. Nello stesso documento, Bankitalia ricorda che la contrazione del credito è stata più intensa per le imprese piccole (-6,8% nel 2024) rispetto alle medio-grandi (-1,8%) e che questa dinamica si inserisce in una tendenza iniziata dopo la crisi dei debiti sovrani, solo temporaneamente interrotta durante la pandemia.

I dati sui tassi confermano la segmentazione. Nelle statistiche “Banche e moneta”, la Banca d’Italia continua a rilevare tassi distinti per prestiti fino a 1 milione di euro e oltre 1 milione, una proxy imperfetta ma utile per leggere la frattura tra credito “piccolo” e credito “grande”. Nel dato medio 2024, i nuovi prestiti fino a 1 milione risultano al 5,70% contro il 5,03% dei prestiti oltre 1 milione (spread di 0,67 punti). A marzo 2025 il divario resta elevato: 4,48% contro 3,63% (0,85 punti); ad aprile 2025 (dato provvisorio), 4,30% contro 3,47% (0,83 punti). In sintesi: i tassi scendono, ma non scendono allo stesso modo per tutti.

È esattamente questo il rischio implicito nel richiamo di Panetta. Nei periodi di tassi in discesa o stabili, la narrazione ufficiale tende a concentrarsi sul “calo del costo del denaro”. Ma per molte Pmi il problema resta doppio: accesso selettivo e prezzo penalizzante. Le banche, per contenere il rischio di credito, possono mantenere spread elevati, irrigidire garanzie, aumentare il peso delle condizioni accessorie o restringere di fatto la platea dei finanziabili. Tutto razionale dal punto di vista microprudenziale. Meno razionale, però, se il risultato macroeconomico è rallentare investimenti produttivi proprio quando il Paese avrebbe bisogno di accelerarli.

Il punto non è negare il rischio. Panetta non lo fa, e sarebbe assurdo pretendere il contrario. Il punto è evitare che “prudenza” diventi una formula elegante per finanziare quasi solo i debitori già forti, scaricando sulle Pmi innovative ma meno patrimonializzate il costo pieno delle asimmetrie informative. La stessa Banca d’Italia osserva che strumenti migliori di selezione e monitoraggio possono ampliare il credito alle piccole imprese innovative e persino ridurne i tassi medi, quando il merito viene misurato meglio e non solo garantito di più.

Se il richiamo del Governatore vuole avere effetti reali, la verifica non sarà nei comunicati, ma nei numeri dei prossimi trimestri: volumi erogati per classe dimensionale, differenziale di tasso tra piccoli e grandi prestiti, condizioni di garanzia agevolate, e quota di credito destinata a investimenti in innovazione.

Il resto è la solita liturgia bancaria: dichiarazioni prudenti, margini difesi, e Pmi invitate a innovare con il freno tirato. Perché certo, la trasformazione digitale piace a tutti. Purché la finanzi qualcun altro.

L'articolo Panetta avverte le banche ma non sarà ascoltato! La selezione del rischio non diventi credito negato alle Pmi proviene da Il Fatto Quotidiano.

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