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«Giustizia per Quentin»: la marcia composta di Lione tra fiori bianchi e fiaccole. Gli allarmi restano solo per gli antifascisti

C’erano anche i droni a sorvegliare il corteo di Lione in ricordo di Quentin Deranque, il ragazzo di 23 anni ucciso di botte in città dagli antifascisti. La marcia era stata preceduta da preoccupazioni e allarmi ed è stata accompagnata da un imponente dispositivo di sicurezza per il clima infuocato dalla gravità del fatto e dal dibattito politico che ne è seguito, che ha messo in luce le connivenze tra La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon e la Jeune Garde Antifasciste. Il movimento, formalmente disciolto ma ancora “operativo”, esprime diversi dei fermati per l’omicidio, compreso l’ormai ex assistente parlamentare di Raphaël Arnault, fondatore della Giovane guardia eletto in Assemblea con Lfi, che ha respinto qualsiasi richiesta di espellerlo. Alla fine il corteo si è svolto senza incidenti.

Migliaia di persone al corteo di Lione per Quentin

Secondo la prefettura di Lione, vi hanno partecipato 3.200 persone, sebbene le foto della manifestazione diano l’idea di numeri ben più consistenti. Tra i presenti anche il senatore Etienne Blanc dei Les Republicains. Il corteo ha preso il via da Place Jean Jaures e si è articolato per circa un chilometro e mezzo fino al luogo dell’aggressione, in rue Victor Lagrange. In apertura della manifestazione, dopo qualche minuto di cammino, è stata intonata la Marsigliese e gli organizzatori hanno continuato a invitare a marciare con calma durante tutto il percorso.

Un fiore bianco e la richiesta di giustizia

I partecipanti avevano in mano un fiore bianco e chiedevano “Giustizia per Quentin”, come recitavano cartelli e adesivi. Un poster restituiva l’immagine stilizzata del ragazzo con la scritta “Ucciso dalla milizia di Mélenchon”; su un altro cartello si leggeva “L’estrema sinistra uccide”. Arrivati sul luogo dell’omicidio alcuni manifestanti hanno dispiegato uno striscione con la scritta “Adieu camarade”, “Addio compagno”, mentre altri accendevano delle fiaccole. Diversi fra i presenti si sono poi inginocchiati e hanno cominciato a intonare canti religiosi: Quentin era profondamente devoto.

Arrestata una persona che aveva un coltello e un martello

Alla fine gli organizzatori hanno chiesto una dispersione dei partecipanti senza incidenti e tutti si allontanano fra gli applausi, intonando nuovamente la Marsigliese. I media francesi riferiscono però di un arresto: una persona è stata arrestata perché trovata in possesso di un coltello e di un martello. Allo stato attuale non ne sono state diffuse né le generalità né l’eventuale estrazione politica.

Gli allarmi e la contro-manifestazione

Il bilancio finale è dunque di una prova di grande responsabilità da parte di quanti hanno voluto ricordare Quentin, che in questo modo hanno anche smentito tutti gli allarmi alimentati nei loro confronti, anche ai più alti livelli istituzionali. Secondo quanto emerso, infatti, a preoccupare non era tanto e solo, come sarebbe stato naturale, un possibile agguato degli antifascisti, ma la presenza alla manifestazione della destra identitaria. «Non sarà tollerato alcun incidente all’interno del corteo né ai margini della marcia», ha dichiarato prima dell’inizio della manifestazione il prefetto del Rodano, Fabienne Buccio, spiegando che la vigilanza sarebbe proseguita anche in serata per evitare qualsiasi scontro, anche alla luce di una contromanifestazione indetta dagli antifascisti. Vi si sono radunati in circa 300 e – secondo quanto riferito dall’emittente Bfm – la polizia ha dovuto usare i lacrimogeni per disperderli.

L’invito alla calma di Macron

Poche ore prima dell’inizio della marcia, anche il presidente francese Emmanuel Macron ha invitato alla calma. «Questo è un momento di riflessione e rispetto per il nostro giovane connazionale ucciso», ha dichiarato Macron, aggiungendo che «non c’è posto per le milizie, da qualunque parte provengano».

L’odiosa dichiarazione del sindaco di Lione

Particolarmente odiosa, poi, la dichiarazione del sindaco di Lione, Grégory Doucet. «Non voglio che Lione sia la capitale dell’estrema destra, in nessun momento. È prima di tutto la città di Jean Moulin, è prima di tutto la capitale della Resistenza ed è anche per questo motivo che, da parte mia, ritengo che qualsiasi strumentalizzazione politica della morte di Quentin Deranque sia indecente», ha affermato il primo cittadino di Lione, con parole che appaiono totalmente ideologiche, potenzialmente incendiarie e, soprattutto, avulse da qualsiasi sentimento di pietà umana. Questo sì davvero indecente.

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