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Referendum, Mantovano dà la colpa ai magistrati: “Campagna radicalizzata? Da loro esponenti i toni più toni estremi”

Una propaganda referendaria che tende alla “radicalizzazione” è “fisiologica”, ma la colpa è non è del fronte del Sì e men che meno del governo. Nemmeno dell’opposizione. “Quello che sconcerta è che i toni più estremi vengano espressi da esponenti della magistratura associata e non solo”. L’ultimo attacco a pubblici ministeri e giudici è firmato da Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Un po’ incendiario e un po’ pompiere, intervistato a un evento di Libero, ha avvertito riguardo il “rischio” di arrivare al day after del referendum sulla giustizia con “macerie tra istituzioni e dentro le istituzioni”. Finita la fase d’attacco, Mantovano ha interpretato così l’intervento di Sergio Mattarella al Consiglio Superiore della Magistratura: “Le sue parole vanno applicate”, ha detto sostenendo di ritenere che si riferissero al futuro.

“È fisiologico che ci sia una certa radicalizzazione della propaganda. Ma quello che invece sconcerta è che i toni più estremi vengano espressi non dai partiti dell’opposizione, che semmai vanno a ruota, ma da esponenti della magistratura associata e non solo – ha attaccato Mantovano – Perché nessuno è mai arrivato a dire, se non un magistrato, che peraltro è segretario dell’Anm, che se passa la riforma la polizia potrà uccidere gli innocenti in Italia come a Minneapolis”. Quindi ha voluto fare un distinguo anche interno alla magistratura, gettando la croce addosso al campo larghissimo del ‘No’ tra inquirenti e giudicanti: “Come arriveremo al 24 marzo? C’è il rischio che, se le cose proseguano come sono iniziate, ci troveremo di fronte a macerie. Macerie tra istituzioni, macerie dentro le istituzioni. Sono tanti i magistrati che si sono espressi per il Sì in modo motivato, con toni certamente meno dirompenti di chi sostiene il No e nei confronti di costoro c’è un atteggiamento di marginalizzazione, di denigrazione in certi casi”.

Mantovano si è quindi interrogato: “Negli uffici giudiziari, tra i collegi giudicanti ci si troverà a decidere di processi importanti: andrà tutto bene a chi si è espresso per il Sì e chi si è espresso per il No, magari in un modo anche molto deciso, molto militante? Negli uffici di procura al cui interno ci sono queste divisioni. Allora io mi auguro che il clima veramente si diciamo si allenti”. Il sottosegretario ha quindi sottolineato: “Io usualmente non vado in giro né con la mimetica e neanche col coltello tra i denti. Mai visto, direi neanche occasionalmente”. Quindi, sempre a proposito dei toni assunti nel corso della campagna, si è soffermato sull’intervento del presidente della Repubblica Mattarella riguardo al rispetto tra le istituzioni, apparso come un richiamo al ministro della Giustizia Carlo Nordio: “Le parole del capo dello Stato non vanno né interpretate, né frazionate, né sminuzzate: vanno applicate e mi permetto di dire questo avendo in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2025 invitato tutti i protagonisti della scena giudiziaria e chi li rappresenta ad un atteggiamento costruttivo nei confronti della riforma della giustizia”. E ha dato quindi dato una sua interpretazione al discorso del capo dello Stato: “Immagino che la sua riflessione si proietti nel futuro. Mi interessa capire in quali condizioni arriveremo al 24 di marzo e questi 30 giorni saranno decisivi per capire come ci arriveremo”, è tornato a ribadire.

Ma non ha tuttavia risparmiato una nuova critica al procuratore di Napoli Nicola Gratteri, già più volte attaccato: “Siamo arrivati al punto, ma è un interrogativo, che un procuratore della Repubblica ipotizzi un’indagine a carico di chi dichiara sui social dove metterà la croce sulla scheda referendaria? C’è un’altra dichiarazione di Gratteri che pensavo fosse una manipolazione dell’intelligenza artificiale. Era un commento – ha spiegato il sottosegretario – alle sue precedenti dichiarazioni e quindi al fatto che sui social si fossero scatenate tutta una serie di commenti. Lui ha detto: ‘Basta che lei vada sui social e vede le persone che scrivono sotto chi sono, se sono persone per bene. Ci sono persone per bene, ci sono pregiudicati. Ci sono parenti di pregiudicati, c’è di tutto, ci sono persone per bene e persone non per bene. Poi vediamo più avanti se serve, se serve altro allora’”. Mantovano dice di voler “riflettere” sull’ultima frase: “Cosa serve? Se serve altro, cosa? Cioè – ribadisce – per caso stiamo parlando di indagini verso chi sui social si esprime a favore del Sì? Perché un criminale va perseguito per i crimini che ha commesso, non per come voterà al momento del referendum”.

L'articolo Referendum, Mantovano dà la colpa ai magistrati: “Campagna radicalizzata? Da loro esponenti i toni più toni estremi” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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