Congedo parentale uguale per madri e padri, il testo arriva alla Camera senza mandato al relatore. Le opposizioni: “Stanno sabotando la proposta”
Il copione sembra essere sempre lo stesso. Come per il salario minimo la destra prima storce il naso e tira fuori possibili criticità, poi butta la palla in tribuna. Questa volta tocca alla proposta di legge unitaria delle opposizioni sul congedo parentale paritario, una norma che punta a equiparare i mesi previsti per le madri e i padri e portarlo dall’80 al 100%.
Il testo in Aula senza mandato al relatore
La proposta di legge a prima firma Elly Schlein e sottoscritta da tutti i leader delle opposizioni è stata adottata, un mese fa, come testo base dal comitato ristretto della Commissione Lavoro della Camera. Poi però la maggioranza ha stabilito di acquisire una relazione della Ragioneria sui costi della proposta. Secondo la destra l’impatto potrebbe essere di circa 3 miliardi l’anno. Dopo alcune settimane però il presidente della commissione Walter Rizzetto (di Fratelli d’Italia) ha comunicato che – mancando ancora la relazione tecnica del Mef sull’impatto del provvedimento – non c’erano le condizioni per votare gli emendamenti e il provvedimento sarebbe andato direttamente in Aula a Montecitorio per la discussione generale senza mandato al relatore. Una decisione che ha provocato la dura reazione delle opposizioni convinte che l’obiettivo della maggioranza che sostiene il governo di Giorgia Meloni sia quello di bloccare il testo utilizzando la questione delle coperture. Va tenuto conto che con la volontà politica le coperture possono essere trovate: considerando che il mini taglio Irpef previsto nella legge di Bilancio (che porterà ai contribuenti vantaggi limitati) ha un costo per le casse dello Stato simile, poco meno di 3 miliardi di minori entrate.
M5s: “La destra sta sabotando questa legge”
Venerdì così è iniziata alla Camera la discussione generale sulla proposta di legge unitaria delle opposizioni e le opposizioni sono tornate all’attacco: l’accusa è quella di voler rinviare sine die il testo utilizzando la questione delle coperture ma senza dichiararlo chiaramente. Duro l’intervento della deputata M5s Valentina Barzotti che, tra l’altro, ha reso noto di essere incinta. “Non è un fatto meramente burocratico, un inciampo tecnico: abbiamo fatto una proposta di buon senso, di civiltà e ci troviamo in Aula dopo una discussione surreale in commissione perché mancava la relazione tecnica della Ragioneria” con “il Parlamento che è bloccato a causa del governo su una proposta di civiltà”. “Questo è un fatto politico limpido: la maggioranza – ha aggiunto Barzotti – sta sabotando questa legge che interviene sulla discriminazione di genere: questa proposta oggi qui muore in questa discussione generale. Il re è nudo e siamo sempre davanti alla solita becera propaganda rispetto a uno squilibrio strutturale che riguarda le donne” al quale non si vuole mettere mano.
Pd: “Precisa scelta politica della maggioranza”
“Voi buttate la palla in tribuna – ha sottolineato il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto – questa non è una tecnica, è una precisa scelta politica di non rispondere a un grande problema sociale. Lo avete già fatto sul salario minimo, sulla settimana corta“. “Questa legge – ha detto Franco Mari di Avs – segnerebbe uno scatto ma il punto, per voi, è che le opposizioni non devono produrre norme non devono assolutamente modificare proposte di maggioranza con emendamenti, non devono perché deve essere tutto plasticamente proveniente dalla maggioranza e del governo” e dunque “dite no a norme moderne di giustizia“. “Voi sperate che finisca qui – ha concluso Mari – ma qui è la miopia: queste proposte nascono fuori di qui e se si affossano qui tornano fuori di qui: le forze di opposizione le assumono come proprie e da domani questo diventa un altro elemento dell’agenda politica alternativa di questo Paese”.
Cosa prevede la proposta
La proposta di legge “intende sanare un grave vulnus del nostro ordinamento, un elemento di forte e non tollerabile discriminazione, indegna di un Paese che voglia davvero dirsi civile ed egualitario”, si legge nel testo introduttivo. Viene prevista l’introduzione di un congedo paritario tra padre e madre, “incrementando la durata del congedo di paternità dagli attuali dieci giorni a cinque mesi“. In particolare, al padre lavoratore, nell’intervallo di tempo che intercorre tra il mese antecedente la data presunta del parto e i diciotto mesi successivi, viene riconosciuto il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo non superiore a cinque mesi, di cui quattro obbligatori. Dei quattro mesi di congedo obbligatori, si legge ancora, dieci giorni devono essere fruiti dal padre subito dopo la nascita della bambina o del bambino congiuntamente con la madre, mentre i restanti giorni possono essere fruiti, anche in modo frazionato, nel medesimo arco di tempo, previa comunicazione al datore di lavoro. Attualmente nel nostro ordinamento vi è una differenza tra congedo obbligatorio e congedo parentale. Il primo è un periodo di astensione dal lavoro obbligatorio, che attualmente ha una durata diversa tra la madre e il padre: per le donne, il congedo di maternità dura cinque mesi, da modulare prima e dopo il parto, con un’indennità pari all’80 per cento della retribuzione, che è erogata dall’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) e anticipata dal datore di lavoro. Per gli uomini, invece, il congedo di paternità obbligatorio è di soli dieci giorni, non necessariamente consecutivi e retribuiti al 100 per cento. La proposta prevede anche di rendere questo periodo di astensione dal lavoro pienamente retribuito per entrambi i genitori. Gli obiettivi della proposta, di legge nel testo, sono quelli di “contrastare la crisi della natalità, di favorire l’occupazione femminile, la qualità della vita dei bambini e dei genitori e le relazioni familiari. Tutto ciò volto a una redistribuzione del carico di cura all’interno della famiglia”. Non solo sostegno alle madri e tutela della loro carriera professionale ma anche un modo per garantire “ai padri la possibilità di essere più vicini ai propri figli durante i loro primi mesi di vita”.
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