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NBA Freestyle | “Ragazzi, io quando gioco a basket non faccio finta, ci gioco per davvero”: così Wembanyama ha rivoluzionato l’All Star Game

All Star Game niente male

L’All Star Game non potrà mai più avere lo stesso fascino che aveva fino a più o meno i primi anni del 2000. Bisogna mettersi il cuore in pace, smettere di fare i nostalgici. E non solo perché ci sono state tante, troppe, edizioni imbarazzanti in quanto a spettacolo e voglia di competere che ne hanno minato la reputazione. Sì, c’entra, ma non è il solo elemento. È cambiato lo scenario, è cambiato l’universo. Negli anni ’90, per dire, era l’unica vetrina vera che avevano certi giocatori per farsi vedere al mondo, per varcare i confini degli USA. Ma era anche una delle rare occasioni che avevano gli appassionati per ammirare cose “mai viste”. Era l’unica finestra su “Marte” durante l’anno. Oggi, è evidente, viviamo immersi in un’abbondanza di contenuti senza precedenti. Abbiamo visto già praticamente di tutto. Dee Brown nel 1991 vinse la gara delle schiacciate gonfiando le sue Reebok Pump, inchiodando semplicemente a una mano e coprendosi gli occhi con il braccio sinistro.

Nulla di che, ma cose simili si vedevano col contagocce in TV. Un quattordicenne, oggi, con tutte le piattaforme di cui dispone ha qualsiasi azione di qualsiasi campionato del mondo, così come schiacciatori professionisti che fanno cose inimmaginabili perfino per la NBA (uno su tutti Jordan Kilganon…). Tuttavia, l’edizione 2026 dell’All Star Game non è stata niente male. Le partite sono state gestite in modo decente, godibile, a tratti anche spettacolare. Wembanyama ha dato il là in stile “ragazzi, io quando gioco a basket non faccio finta, ci gioco per davvero”. Si chiama amore per il gioco. O Love for the Game, come dicono gli americani. Il suo gesto ha ispirato gli altri. Così abbiamo visto un Anthony Edwards (MVP) spingere sul primo passo con grande convinzione, KarlAnthony Towns rimanere molto concentrato al tiro, Sengun aiutare per davvero sotto canestro e non fare la figura del “passaggio a livello”. Risultato? La formula può funzionare.

Un Kawhi Leonard sano e motivato?

A proposito di gente ispirata, Kawhi Laonard è apparso davvero tirato a lucido durante l’All Star Week End (31 punti impressionanti per ritmo e modalità). Nonostante l’età, se sano, la stella dei Clippers rimane una delle più letali combinazioni di attacco e difesa negli ultimi dieci-quindici anni di basket. Trattasi di clamoroso caso di giocatore che “tempera matite” al college e diventa “raffinato intagliatore di legno” nella NBA. Evoluzione impressionante. Tecnicamente, non gli manca nulla. Ha un palleggio perfetto, grande tiro sia dalla media che da fuori, in contropiede sembra James Worhty.

Impressionante paio di manone (alla Shaq) su un corpo scolpito nel granito. Quello di cui lo accusano fuori dal campo non è certo edificante. Ma qui parliamo di sport giocato. Le primavere sono tante. I guai fisici sempre dietro l’angolo. Però, c’è da dire, che un Leonard sano, motivato, ispirato, con la voglia giusta, a tratti rimane ancora imprendibile per qualsiasi difesa odierna. Può aiutare i Clippers, orfani di Harden, a risalire un po’ la china dal pessimo attuale nono posto a Ovest. Osserviamo.

All Star Weekend: come sono andati i giovani

Diversi giovani si sono messi discretamente in mostra durante il fine settimana. VJ Edgecombe dei Sixers (MVP del Rising Stars) è sembrato a tratti Steve Fancis di Houston, meno esplosivo, ma più disciplinato tatticamente. Stephon Castle si dimostra una presa geniale (l’ennesima) degli Spurs. Come tiro da fuori siamo all’abc, ma il giocatore è solito, atletico, molto maturo per gli anni che ha. Con la palla in mano sa (quasi) sempre cosa fare. Molto bene Donovan Clingan, lungo interminabile (circa 2.20 m), grande come un armadio, con una mano da fuori niente male.

Ah, Dylan Harper (toh, ancora San Antonio…) è destinato a diventare un giocare di grande impatto on the ball, soprattutto se migliora il tiro da tre, così da crearsi spazio per le sue incursioni a canestro. Attenzione anche a Reed Sheppard: il suo tiro rischia di mietere molte vittime nei prossimi anni, per quanto è bello da vedere, ma anche efficace. Lo può prendere praticamente in tutte le salse, dal palleggio, in spot up sul perimetro, ma anche dopo un taglio a ricciolo. Micidiale.

That’s all Folks!
Alla prossima settimana.

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