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Cuore “bruciato” – Dal prelievo al trapianto: le ombre, le omissioni e l’attesa per un miracolo. Il ministro: “Quanto è accaduto è inaccettabile”

“Quanto è accaduto è inaccettabile e attendiamo di verificare le responsabilità. Detto ciò, ribadisco che la sicurezza delle cure è un impegno costante a tutti i livelli, cioè ministero, Regioni, aziende sanitarie e ospedaliere, per garantire che ogni paziente riceva sempre la migliore assistenza con il minimo rischio di danno alla salute”. In un’intervista a La Repubblica, il ministro della Salute, Orazio Schillaci, è netto. Ma il caso del cuore da trapiantare a un bimbo e “bruciato” durante il trasporto con il ghiaccio non è solo una devastante colpa medica.

Quanto accaduto scuote la sanità italiana e riaccende il dibattito sulla sicurezza dei trapianti, ed è particolarmente grave perché alla madre del piccolo non è stato detto subito il vero motivo per cui il cuore, arrivato da Bolzano, non funzionava. Il “danneggiamento” dell’organo è stato scoperto dalla famiglia dalla stampa. Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha inviato gli ispettori e anche la Regione Campania, guidata da Roberto Fico, ha attivato i poteri ispettivi. Per Schillaci si tratta di un episodio “particolarmente grave”, pur ricordando che “il rischio zero non esiste”.

Il piccolo, di 2 anni e 4 mesi, è tenuto in vita grazie all’ECMO. Per i medici dell’ospedale Monaldi è grave ma stazionario e ancora candidato a un secondo trapianto. Per quelli dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma – a cui è stata chiesta una second opinionnon potrà invece ricevere un secondo organo, anche nella straordinaria ipotesi che un nuovo cuore fosse disponibile. I trapianti pediatrici sono rari e le donazioni anche: basti pensare che nel 2024 sono stati effettuati in Italia 191 trapianti pediatrici: 79 di fegato, 76 di rene, 32 di cuore e 4 di polmone. E attualmente, compreso il piccolo napoletano, sono 48 gli under 18 che attendono un cuore nuovo. Un miracolo che tutti attendono, ma che con il passare delle ore sembra impossibile si verifiche. Lunedì la madre del bambino sarà nuovamente in ospedale per avere aggiornamenti sulle condizioni del piccolo. A Bolzano è stato aperto un ulteriore fascicolo in seguito a un esposto e questo apre un fronte su una eventuale competenza territoriale.

Il caso: dal prelievo al trapianto

Secondo quanto ricostruito a fatica, per la delicatezza del caso e per la carenza di informazioni da parte degli ospedali coinvolti, l’organo è stato prelevato a Bolzano il 23 dicembre mattina da un bimbo di 4 anni morto in seguito a un annegamento. È stato poi trasferito a Napoli: in elicottero fino a Verona e quindi in aereo verso il capoluogo campano. Durante una delle fasi della procedura – che comprende il prelievo, la conservazione, il trasporto e l’impianto – si è verificato un problema tecnico che ha danneggiato il cuore, descritto come “bruciato”. L’ipotesi dell’utilizzo di ghiaccio secco è stata la prima a emergere, ma gli investigatori del Nas di Napoli e Trento stanno conducendo altri accertamenti anche sul box contenitore per stabilire se ci siano stati malfunzionamenti.

I trapianti cardiaci rappresentano interventi di altissima complessità: il cuore, una volta prelevato, deve essere mantenuto in condizioni ottimali di temperatura e perfusione per un tempo limitato: sono solo quattro le ore di autonomia. Ogni fase è regolata da protocolli stringenti coordinati a livello nazionale. Proprio per questo l’episodio ha sollevato interrogativi sulla corretta applicazione delle procedure previste. Il bambino, affetto da una cardiomiopatia dilatativa, aspettava da due anni il cuore ed era sotto cura farmacologica. La madre dice che, pur malato, conduceva una vita quasi normale, mentre ora è in lettino attaccato alla macchina salvavita.

Sei indagati, tre medici sospesi

Al momento sono sei le persone indagate e tre medici sospesi dell’ospedale Monaldi: i due chirurghi ancora in servizio, ma sospesi dall’attività di trapianti e la direttrice di Cardiochirurgia – estranea ai fatti – ma sospesa in conseguenza dello stop all’attività. Anche su questo aspetto la procura di Napoli sta indagando. Fermare l’attività pur in presenza di un caso così delicato, potrebbe configurare un’omissione di atti d’ufficio. Sabato poi è emersa un’altra situazione ai limiti ovvero la possibilità che qualora arrivasse un nuovo organo per il bambino a operarlo sarebbe lo stesso chirurgo che era in sala operatoria il 23 dicembre con l’insolita anomalia “che il medico indagato operi la parte offesa” come ha spiegato il legale della famiglia.

Certo è che a sei giorni dall’intervento al piccolo il cardiologo Giuseppe Limongelli, primario del Follow-up del post-trapianto, si è autosospeso. Anche questa informazione non era nota alla famiglia prima che quanto avvenuto emergesse da un articolo del Mattino. Limongelli non ha spiegato le ragioni ma ha dichiarato che il paziente è “un bambino che abbiamo cresciuto, con noi è stato quasi due anni” dedicando un pensiero anche alla madre: “Ogni giorno ci dà insegnamenti di dignità. Mi sembra giusto anche comportarsi con cautela con una famiglia che sta apprendendo una serie di notizie dalla stampa. So che arriverà il momento in cui dovremo andare a parlare, ma nelle sedi opportune. C’è già una tragedia nella tragedia“. L’ospedale di Bolzano, dopo una prima nota in cui sosteneva che l’espianto e la procedura era stata in carico ai medici venuti da fuori, non ha rilasciato note tranne rispondere a una lunga serie di domande con la solita formula delle indagini in corso, specificando che non ci sono indagati tra il personale sanitario.

Il ministro

Le verifiche del ministero si svolgono in collaborazione con il Centro Nazionale Trapianti e riguarderanno le strutture di Bolzano e Napoli. “Dobbiamo accertare che i protocolli siano stati rispettati o se c’è stata qualche mancanza in una o più fasi della donazione e del trapianto in questione”. C’è da sottolineare che il San Maurizio di Bolzano non effettua trapianti di organi solidi ma agisce come centro di donazione ed espianto. I pazienti altoatesini in attesa di trapianto vengono solitamente indirizzati a Innsbruck o altri centri specializzati italiani.

Schillaci ha poi sottolineato un punto cruciale: i trapianti sembrano quasi diventati interventi chirurgici di routine perché, fortunatamente, se ne realizza un numero più alto rispetto al passato, ma comportano procedure ad elevatissima complessità, nelle quali, nonostante l’alta competenza garantita dai professionisti dei nostri centri, il rischio di insuccesso è da tenere in considerazione. Infine, un passaggio umano: “Questa vicenda mi ha colpito profondamente e stiamo facendo tutto il possibile. Sono vicino ai genitori che stanno vivendo questa tragedia con grande forza e dignità”.

In parallelo, in un’intervista a Il Sole 24 Ore, il ministro è intervenuto anche sul nodo delle liste d’attesa, collegando il tema alla necessità di controlli e trasparenza nel Servizio sanitario nazionale. “Ci sono Regioni che applicano la legge, ad esempio aprendo gli ambulatori nei fine settimana, e i risultati ci sono. Ci sono realtà in cui i recall sulle prenotazioni hanno recuperato molte prestazioni che si sarebbero perse. Ci sono strutture che si sono riorganizzate per gestire meglio le agende e aumentare le disponibilità. Parliamo di un fenomeno che in decenni si è cronicizzato e che non si risolve in un batti baleno. Ma se mai si comincia, le cose non cambiano. Oggi ci sono regole chiare, stabilite per legge e in questi anni abbiamo dato anche le risorse”.

L'articolo Cuore “bruciato” – Dal prelievo al trapianto: le ombre, le omissioni e l’attesa per un miracolo. Il ministro: “Quanto è accaduto è inaccettabile” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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