Leone XIV rilancia l’importanza dei nonni e degli anziani, ponte tra memoria e futuro
«Io invece non ti dimenticherò mai». È questo il versetto del profeta Isaia che Papa Leone XIV ha scelto per la sesta Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, in programma domenica 26 luglio, nella festa dei santi Gioacchino ed Anna, nonni di Gesù. Dietro una simile scelta biblica vi è molto più di un richiamo devozionale. È la denuncia di una società che ha fatto della marginalizzazione degli anziani una prassi oramai comune e accettata. Quasi la normalità.
Perché gli anziani sono fondamentali
Il Papa parla di «benedizione», sì, ma i numeri raccontano una verità ancora più forte. E dicono che gli anziani sono il welfare sommerso di interi Paesi occidentali. Sono loro, spesso, a tenere in piedi famiglie in cui entrambi i genitori lavorano, sono loro a garantire quell’assistenza quotidiana che lo Stato non riesce più a offrire. Eppure, la cultura dominante li considera un peso, un residuo improduttivo da «rifilare» alle case di riposo o da dimenticare nei giorni feriali. Leone XIV lo riafferma con chiarezza nell’udienza del tre ottobre ai partecipanti al secondo Congresso Internazionale di pastorale degli anziani: «Gli anziani sono un dono, una benedizione da accogliere, e l’allungamento della vita è uno dei segni di speranza del nostro tempo».
Il Pontefice lo esplicita senza giri di parole: la fragilità «è un ponte verso il cielo», non una condanna all’inutilità. «La misura della nostra umanità non è data da ciò che possiamo conquistare, ma dalla capacità di lasciarci amare e, quando serve, anche aiutare».
I nostri nonni hanno ancora dei sogni
Al II Congresso Internazionale di pastorale degli anziani del 3 ottobre, il Papa era già stato particolarmente eloquente: «I vostri anziani faranno sogni». Non solo ricordi o rimpianti: i nostri nonni, alla loro età, hanno ancora dei sogni nel cassetto. Anche per questo, Leone XIV chiede una pastorale evangelizzatrice e missionaria anche per la terza età, perché «la Chiesa è sempre chiamata ad annunciare Gesù, il Cristo salvatore, ad ogni uomo e ogni donna, in ogni età e stagione della vita». Gli anziani, dice, devono essere «testimoni di speranza, specialmente con la loro saggezza, devozione ed esperienza».
È una visione che ribalta completamente la logica assistenzialista: non si tratta di «occuparsi» degli anziani come fossero un problema sociale, ma di riconoscere in loro una risorsa spirituale e comunitaria. «Gli anziani ci insegnano che la salvezza non sta nell’autonomia, ma nel riconoscere con umiltà il proprio bisogno», spiega il Papa. Una lezione che vale per tutti, giovani compresi, in un’epoca che ha fatto dell’autosufficienza un idolo.
Il futuro dipende dalla memoria del passato
Cosa significa tutto questo per il futuro? Significa che una società incapace di onorare i propri anziani è una società senza radici e senza prospettiva. Perché sono proprio loro, custodi della memoria familiare e comunitaria, a garantire quella trasmissione intergenerazionale senza la quale ogni progresso diventa effimero. Leone XIV lo sa bene: la scelta del 26 luglio, giorno dei santi Gioacchino ed Anna, non è affatto casuale. È il richiamo a una genealogia che parte da lontano e arriva fino a Cristo. E a noi.