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Glovo e l’inchiesta per caporalato, la società valuta il ricorso al Riesame. Ma può essere un boomerang

Ora per la società di delivery di Glovo il vero grande scoglio sta tutto nelle conclusioni con cui la Procura di Milano ha disposto per la Foodinho srl il controllo giudiziario. Il ragionamento del pm Paolo Storari è molto chiaro: “Gli accertamenti compiuti danno atto di una situazione di vero e proprio sfruttamento lavorativo, perpetrato da anni ai danni di numerosissimi lavoratori, che percepiscono retribuzioni sproporzionate rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato e in palese difformità da quanto stabilito dalla contrattazione collettiva”. Una “situazione di illegalità che è indispensabile far cessare al più presto, considerando anche che coinvolge un numero rilevante di lavoratori che vivono con retribuzioni sotto la soglia di povertà”. Decreto, peraltro, fatto in urgenza visto che “la situazione di sfruttamento dello stato di bisogno è in atto”.

I dubbi sul ricorso al Tribunale del Riesame

E se pur la scelta della Procura è stata quella di disporre la più lieve delle misure, Glovo dovrà a breve fare alcune scelte cruciali. Ad oggi l’amministratore giudiziario è già stato nominato ed è attualmente già in carica, con il compito di affiancare i dirigenti attuali. La durata di questa situazione allo stato non è calcolabile. Potrebbe andare oltre i primi sei mesi o anche interrompersi prima, se la società indagata con il suo stesso amministratore scegliesse di cambiare la propria struttura organizzativa e lavorativa. Una strada percorribile di certo, ma non subito. E difatti è proprio la scelta della società che traccerà il percorso dei prossimi mesi. Dal canto la sua Procura non ha alcuna fretta e soprattutto nessuna preclusione. Da quando Storari ha iniziato a lavorare sul caporalato e cioè sei anni fa, pressoché tutte le aziende coinvolte – che fossero della logistica, della grande distribuzione o della moda – hanno sempre trovato un accordo, chi sanando le situazioni lavorative e i controlli in azienda, chi versando quanto di evasione fiscale è stato contabilizzato dalla Procura. E quasi nessuno, proprio per questa apertura da parte della Procura e delle indagini blindate, ha mai scelto la via dello scontro facendo ricorso al Tribunale del Riesame. Un vero rischio che viene tenuto in conto anche per quanto riguarda la Foodinho srl e Glovo. Fare ricorso al tribunale del Riesame significa, se respinto, rischiare di portare a casa un primo giudicato che peserebbe come un macigno.

Per il pm il caporalato è nell’algoritmo

E’ anche vero che la situazione di Glovo è molto diversa ad esempio dal caporalato contestato sempre da Storari per i marchi del lusso e della moda. In quella situazione i rimedi sono più semplici e immediati, basta tagliare la filiera del subappalto o tenerla monitorata. Nell’ultima inchiesta che coinvolge la società di delivery di Glovo, il caporalato e il regime di semi-schiavitù ricostruito dalla Procura non è accidentale, ma quasi sostanziale all’esistenza del sistema di delivery. E il motivo è legato all’ormai noto algoritmo riconducibile al database dell’applicazione. E’ dunque proprio nel cuore del modello organizzativo che secondo la Procura si annida l’ipotesi di caporalato. Infatti, scrive il pm, “alla luce della sola struttura dei database analizzati, l’applicazione risulta, come testualmente indicato nell’annotazione, ‘tecnicamente progettata per supportare un sistema di monitoraggio continuativo dell’attività del rider‘, fondato sulla combinazione di collocazione geografica, tracciamento temporale degli stati operativi, misurazione della disponibilità e integrazione con i sistemi di compenso economico”. E dunque “la conclusione complessiva è che l’architettura informatica dell’app rider risulta idonea a supportare un monitoraggio continuativo e strutturato dell’attività lavorativa. Tali risultanze risultano coerenti con le dichiarazioni dei lavoratori e delineano un quadro nel quale la piattaforma organizza ab externo la prestazione attraverso strumenti algoritmici e parametri di performance, configurando una etero-organizzazione digitale della collaborazione”. A fronte della posizione della Procura, ad alimentare i dubbi è il fatto che, a quanto risulta, la stessa società Foodinho a partire dal 2020, cioè dalla prima indagine su Uber Italy, avrebbe sempre rispettato tutti i protocolli e le direttive pubblicate sulla tutela del lavoro. Per questo la scelta di una strategia non è facile, anche perché il ricorso al Tribunale del Riesame va presentato entro i prossimi dieci giorni.

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