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La narrazione del governo Meloni sui fatti di Torino nasconde una strategia autoritaria

Il governo delle destre, così come i governi autoritari durante le contestazioni degli anni 60 e 70, non disdice gli scontri violenti nelle piazze e una deriva estremistica delle contestazioni, tanto da far dire al ministro della Difesa Crosetto che quanto accaduto a Torino gli fa tornare in mente addirittura le brigate rosse. Questa narrazione politico-mediatica serve al governo per preparare la risposta emergenziale e antidemocratica in difesa del potere costituito e delle forze dominanti. Soprattutto in momenti così delicati per la vita della Repubblica bisogna anche usare parole chiare e ferme sempre, non a corrente alternata.

La violenza, per quanto mi riguarda, va sempre condannata. Capisco la rabbia di classe, il conflitto sociale addirittura lo trovo salutare in democrazia, ma con l’odio e la violenza non penso si vada lontano. È ingiustificabile la violenza squadrista di chi, in gruppo, aggredisce brutalmente un poliziotto che rischia la vita ed esegue ordini per servire lo stato con uno stipendio anche inadeguato. È inqualificabile la violenza brutale di appartenenti alle forze di sicurezza che colpiscono con manganellate manifestanti e operatori dell’informazione. È fuori dalla Costituzione la violenza istituzionale di un governo che con una durezza senza precedenti attenta all’autonomia e all’indipendenza della magistratura e dell’informazione.

Il governo Meloni, come anche ai tempi di Scelba e poi di Andreotti e Cossiga, teme chiaramente le piazze pacifiche e le contestazioni di massa. Teme il dissenso popolare crescente e la partecipazione democratica contro gli abusi del potere. Serve, pertanto, per il potere, cambiare subito la narrazione. Il dissenso deve equipararsi alla violenza e al disordine. Ecco perché, in definitiva, la violenza durante le manifestazioni aiuta e favorisce la costruzione di un terribile disegno autoritario. Perché la propaganda politica e mediatica opera per identificare le manifestazioni di dissenso con la violenza e, quindi, sostenere, ad esempio, che milioni di persone che protestano contro il genocidio del popolo palestinese sono alla fine contigue alle frange violente. Il potere opera per dividere il fronte popolare democratico.

È, quindi, inaccettabile che frange assolutamente minoritarie violente devastino e distruggano, utilizzino soprattutto cortei pacifici di decine di migliaia di persone per condurre la loro lotta caratterizzata in maniera anche dichiarata da un antagonismo fisicamente violento. Se questa è la loro scelta, che non può certo essere condivisa, non utilizzino il popolo e la gente pacifica che usa le armi della Costituzione e non passamontagna, bastoni e martelli. E il governo non utilizzi frange minoritarie violente, storicamente anche infiltrate e comunque ben conosciute e quindi assolutamente contenibili in via preventiva, per ridurre illegalmente gli spazi di libertà, di dissenso e di democrazia.

Il governo non nasconda il suo fallimento sulla prevenzione, sicurezza e repressione perché, con le tante norme attuate, hanno indebolito lo stato di diritto, ma non hanno aumentato per nulla la sicurezza. Il governo, poi, non strumentalizzi le forze di polizia che “appartengono” allo Stato, in cui ricordiamolo la sovranità appartiene al popolo, e non ai governi di turno.

La smetta la maggioranza parlamentare con la narrazione tossica e falsa del tipo: la polizia arresta e i magistrati scarcerano. Perché la materia è ben più difficile e complessa. Le destre, in realtà, hanno un obiettivo ben preciso che proveranno a raggiungere in ogni modo: portare un attacco sempre più forte e preciso alla Costituzione che è per loro il principale ostacolo. Ridurre, quindi, le libertà e gli spazi di dissenso per tutelare i rapporti di forza politici ed economici. Aggredire gli spazi in cui crescono le contestazioni al sistema, quindi anche i centri sociali e i movimenti di lotta al sistema. La risposta ad un disegno apertamente autoritario con una evidente postura anticostituzionale non può essere la lotta con la violenza e le armi, ma la costruzione di una alternativa su tutti i fronti, a cominciare proprio da quello sociale.

L'articolo La narrazione del governo Meloni sui fatti di Torino nasconde una strategia autoritaria proviene da Il Fatto Quotidiano.

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