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Novak Djokovic può ancora vincere uno Slam da qui a fine carriera?

Il cosmo tennistico è cambiato. La triade regnante composta da Roger Federer, Rafel Nadal e Novak Djokovic si è lentamente disgregata, fagocitata in via definitiva dal duopolio ‘Sincaraz’, che viaggia su numeri strabilianti, annientando la concorrenza. Da quando l’altoatesino e il murciano si sono impadroniti del circuito, quest’ultimo, a sua volta, è a caccia di un terzo incomodo, di un antagonista che possa spezzare il loro dominio nei Masters e nei Major, aggiungendo una variabile in più, e ravvivando delle tappe che oramai somigliano ad un copia, l’una dell’altra.

Novak Djokovic, il terzo incomodo che non ti aspetti

Nell’ultimo biennio, la ricerca di un profilo adatto a spodestare i due alieni ha messo in evidenza parecchi nomi, tra i quali spiccano quelli di Holger Rune, Taylor Fritz, Jack Draper, Alexander Zverev, Lorenzo Musetti e Joao Fonseca. Il danese sembrava essere lo stereotipo di tennista perfetto per completare e ricreare la nuova generazione di big 3, ma dei passaggi a vuoto nell’ultima stagione lo hanno distaccato da quello status. E come se non bastasse il classe 2003 ha persino subito un terribile infortunio che lo terrà fermo per gran parte del 2026. A sprazzi, anche i colleghi sopracitati hanno fatto vari tentativi, e non sono mancate le performance altisonanti che hanno consentito ai rivali di battere Carlitos e Jannik. Ma tra i picchi di gioco e il mantenimento della costanza nel corso dell’anno, la distanza è siderale.

Insomma, la latenza di un terzo incomodo, ha rimesso in gioco la leggenda, Novak Djokovic, che dopo aver ceduto lo scettro di numero uno al mondo nell’estate 2024, ha proseguito la sua carriera a corrente alternata, riesumando, talvolta, la miglior versione di sé, e sprofondando, in determinati match, con prestazioni del tutto anonime. Il 38enne serbo ha vissuto un Australian Open dai mille volti, quasi anomalo, e chi ha assistito, anche solo per un attimo, ha seriamente pensato che stesse per accadere qualcosa di inaspettato per il 24 volte Slam. Come se una congiunzione astrale tifasse per il venticinquesimo sigillo di Nole.

Sinner e Alcaraz: lo stimolo di Djokovic

Dalla quasi eliminazione contro Lorenzo Musetti, costretto al ritiro per infortunio dopo aver dominato e comandato per due set a zero, Djokovic è uscito indenne. Ma il suo tennis, vulnerabile e stracolmo di errori, sembrava essere un invito a nozze per Jannik Sinner, pronto a involarsi verso l’atto decisivo per la difesa del titolo. Dopo il primo parziale, effettivamente, per l’azzurro sembrava essere soltanto una formalità, l’ennesima vittoria confezionata contro il suo predecessore, già sconfitto 6 volte dal campionissimo di San Candido.

Novak ha compiuto imprese eroiche nel corso della sua longeva e brillante carriera, che si accinge alle battute finali. E quando hai vinto 24 trofei del Grand Slam, 40 masters ‘1000, a 38 anni diventa spaventosamente complicato trovare stimoli. Sono proprio Carlitos Alcaraz e Jannik Sinner ad alimentare la fame di vittoria di Novak, che trova nello spagnolo e nell’azzurro, l’obiettivo per riprovarci ancora, accogliendo il confronto con le nuove generazioni, quasi vent’anni più giovani del serbo.

Il re di Belgrado ha steso il numero due del mondo in cinque set massacranti in quel di Melbourne, negandogli la possibilità di difendere il titolo. A quel punto ci siamo chiesti: ‘Sta per accadere davvero?’. Un Alcaraz sopravvissuto ai crampi e a Sascha Zverev si presentava al suo appuntamento col Career Grand Slam con qualche perplessità fisica, mentre Nole, parso in condizioni impeccabili contro l’azzurro, ha fatto emergere dei seri dubbi sull’esito della sfida decisiva, specialmente dopo un primo parziale sbalorditivo terminato rapidamente tra le mani di Djoker.

Il dubbio sul fisico. Djokovic è ancora in grado di vincere uno Slam?

È noto a tutti il risultato finale, così come il netto calo di rendimento del serbo nel corso del match, dovuto molto probabilmente a un crollo fisico. Esattamente ciò che attendeva Jannik durante la semifinale, ma che non è mai accaduto.

Il quesito sorge dunque spontaneo: Djokovic riuscirà a regalarsi la gioia del 25esimo trionfo major? Il suo tennis, eterno e straordinario, non tramonterà mai. Ma il suo fisico, può davvero reggere ritmi elevatissimi per sette round? Presupponendo che la sua condizione, all’alba dell’Australian Open, fosse più che accettabile, sino a dove si sarebbe spinto, Nole, senza quei due forfait di cui ha usufruito?

Nonostante una partita (e mezza) in meno lungo il suo cammino a Melbourne, Djokovic ha subito un dispendio energico non indifferente in semifinale, reggendo al meglio soltanto un paio di set contro Carlitos nella sfida decisiva. Il serbo ci ha già dimostrato di essere immortale, e la medaglia Olimpica conquistata a 37 anni, proprio in finale – sul manto rouge di Parigi – contro Carlitos, lo testimonia appieno. Ma la gestione del fisico in incontri due su tre (set) è ben diversa dalle lunghe distanze previste nei major, talvolta massacranti anche per i giovanissimi.

Rispondere al quesito non è affatto semplice. Trovare la migliore condizione a quasi 39 anni pare un’utopia, e nonostante le straordinarie fibre muscolari di Novak, è più che un paradosso pensare che con l’avanzare dell’età il fisico del serbo possa rispondere meglio.

“Non voglio prendere decisioni con troppo anticipo”

“Devo essere onesto e dire che perdere una finale del Grande Slam è un’esperienza molto amara, soprattutto nella situazione in cui mi trovo. Dopo tanti anni, e con l’opportunità di giocare di nuovo una finale del Grande Slam dopo tre anni, non si sa mai se si avrà di nuovo quella possibilità – ha confessato lo stesso Nole nella parte di conferenza stampa in serbo – Non so come Dio sistemerà le cose in futuro e chi può sapere se avrò mai l’opportunità di giocare un’altra finale del Grand Slam?”.

“Ecco perché ero estremamente concentrato e pronto a cogliere la mia occasione, e ho davvero iniziato la partita in modo fenomenale. Poi sono successe alcune cose e tutto è cambiato: lo slancio si è invertito. Non c’è altro da dire. Congratulazioni ad Alcaraz per questo risultato storico. Si merita la vittoria. Dio sa sempre cosa è meglio e ha dei piani che io accetto. È difficile, in quel momento, aprirsi completamente a tale accettazione, ma va tutto bene, va tutto bene, grazie a Dio. Ho molte, molte altre cose nella vita di cui essere grato, quindi questo è assolutamente il mio sentimento generale, il mio sentimento sincero, vero e profondo“.

Djokovic: “Mi piacerebbe giocare fino alle Olimpiadi di Los Angeles 2028 ma …”

Le parole di Djokovic, dopo la partita contro Alcaraz, testimoniano un profondo rammarico del serbo, consapevole di avere avuto, chissà, forse l’ultima occasione della carriera per conquistare il 25° Major. La grandezza di Nole si legge nelle frasi pronunciate dopo una sconfitta così amara, e non per la dimensione dell’avversario, favorito nel pronostico, ma per la presa di coscienza di uno scenario, e degli incastri, che potranno ripetersi difficilmente: “Non sto fingendo, non sto recitando, non sto distorcendo le cose. Ti sto dicendo esattamente come stanno le cose – dice Djokovic al giornalista serbo -. Ho detto nell’ultimo anno, o anno e mezzo, che non sono davvero sicuro di quanto tempo giocherò ancora o in che modo”.

“Ho detto che mi piacerebbe giocare fino alle Olimpiadi del 2028, ma questo potrebbe significare forse un torneo all’anno. Forse 10, forse 15, forse due, forse sette… Onestamente non lo so. Non voglio prendere decisioni con troppo anticipo quando si tratta di programmi a lungo termine. In questo momento, il mio desiderio è stare con la mia famiglia. Poi vedrò cosa succederà. Non ne ho davvero idea. Non riesco a parlare in questo momento, né a pensare ai prossimi passi o ai tornei futuri. Quello che ho detto sul campo era sincero: il pubblico mi ha regalato emozioni davvero indimenticabili nelle ultime due partite, emozioni che non avevo mai provato prima qui in questo modo, e ne sono estremamente grato. Penso di meritarmelo e li ringrazio sinceramente dal profondo del cuore. Penso che tornerò. Ma se mi vedrete qui come giocatore attivo, staremo a vedere”.

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