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Il mercato impossibile dell’Inter: offerte ridicole per non prendere nessuno

Conoscevo un amico che s’innamorava sempre della ragazza sbagliata: troppo bella, troppo sposata, troppo problematica. Dopo lunghe e costosissime sedute, lo psicologo – ma probabilmente non c’era bisogno d’uno specialista, ci sarebbe arrivato chiunque gratis – concluse senz’appello: è una scusa a livello inconscio per poter dire di essere alla ricerca di qualcuno, ma far fallire sul nascere ogni possibile relazione e quindi non impegnarsi. Trasposto in più prosaici termini calcistici, è più o meno la storia del mercato dell’Inter. Se non ci saranno sorprese dell’ultimo giorno (le ha escluse lo stesso Marotta), la campagna di trasferimenti invernale dei nerazzurri si concluderà con un nulla di fatto: nessuna entrata, nessuna uscita. Non che non ci abbiano provato, a sentire tutti i rumors dell’ultimo meso. Se però guardiamo gli obiettivi dichiarati apertamente dall’Inter, in questo e anche nel mercato precedente, mettiamo in fila una serie incredibile di chimere, giocatori tutti irraggiungibili per questa o quell’altra ragione. Che infatti puntualmente non sono arrivati.

Il primo in estate è stato Lookman, ma vabbè, l’Atalanta è stata inamovibile nel rifiutare i 45 milioni che pare avesse offerto l’Inter. Allora si è ripiegato su Konè, e qui sarebbe stata la rivolta della piazza a far saltare l’affare. Poi a inizio 2026 sembrava la volta di Cancelo, peccato che il giocatore abbia preferito da sempre il Barcellona. A quel punto la scelta è ricaduta su Perisic, cavallo di ritorno, che però avrebbe dovuto essere liberato dal Psv. Quindi è spuntato Moussa Diaby, anche qui chissà perché il Fondo Pif non ha accettato di lasciarlo partire. Infine Curtis Jones, suggestione che è durata e tramontata nell’arco di una giornata: come si poteva soltanto pensare di prendere in prestito un elemento del Liverpool e della nazionale inglese.

Il filo conduttore di queste trattative è l’offerta ridicola, soprattutto a gennaio, per cui il club di provenienza avrebbe dovuto incassare nulla o addirittura farsi carico dello stipendio. I rifiuti, che non sorprendono, pongono due aspetti. Il primo è quello reputazionale: non è bello dichiarare sistematicamente un obiettivo che poi non viene raggiunto, ormai le trattative dell’Inter sono quasi una barzelletta (non solo in Italia). Poi c’è l’aspetto tecnico: perché oggi la squadra sta dominando la Serie A, ma se dovesse andare avanti in Champions (dipenderà molto dal sorteggio degli ottavi) rischia di ritrovarsi nella stessa, scomodissima condizione dello scorso anno, ovvero in debito d’ossigeno ad aprile, quando si deciderà la stagione e le avversarie (Milan, chissà se ora senza coppe può rientrare anche il Napoli di Conte) avranno il vantaggio di giocare un match a settimana. Un errore che già una volta è stato fatale ai nerazzurri. Il mercato invernale, è vero, è particolare. Parafrasando Ausilio, è una finestra di riparazione e chi è primo ha meno da riparare. Ci sono più scarti che occasioni in circolazione e spesso a gennaio i soldi si buttano, come dimostra il recente esempio del Milan, che un anno fa prese per oltre 30 milioni Gimenez, e ora, nonostante l’arrivo di Fullkrug, potrebbe spenderne altrettanti per Mateta. Anche senza fare follie però si può lavorare con le idee, per aiutare una squadra e un allenatore che si stanno meritando il supporto della società, oltre che per colmare un paio di lacune evidenti, in particolare quella sulla destra dopo l’infortunio di Dumfries: in giro per il mondo ci sarà un esterno che faccia il caso dell’Inter.

Invece sono state inseguite solo chimere. Gli unici acquisti che l’Inter ha chiuso e continua a chiudere sono quelli di giocatori che costano poco e, indipendentemente dalla loro resa, potranno generare plusvalenza (vedi Massolin, talento della Serie B, pagato due spicci al Modena: ha 24 anni e chissà se sarà mai da Inter, però a quelle cifre si rivelerà comunque un affare). Il target preferito dei fondi e quindi di Oaktree. Ai più maligni – e tra i tifosi non mancano – potrebbe quasi venire il dubbio che l’Inter semplicemente non volesse comprare nessuno. Che il tesoretto dichiarato in estate non sia mai esistito, nonostante il bilancio oggi permetta ai nerazzurri ampi margini di manovra. E che questa sfilza di obiettivi dati in pasto alla stampa amica e poi sfumati per un motivo o per l’altro ma sempre per volere altrui, non sia altro che fumo negli occhi: una tattica, pura narrazione per far credere l’Inter attiva sul mercato quando in realtà la proprietà ha altri piani. Ma non è vero. L’Inter voleva davvero comprare qualcuno. Purché però glielo regalassero. Solo che nella vita nessuno ti regala nulla. Figuriamoci nel calcio.

X: @lVendemiale

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