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Asa divide la politica e compatta i sindaci Pressing sulla Regione: «Metta 1 milione»

Mauro Giubellini

/rivarolo canavese

Per una volta non è stata la politica regionale a fare sistema. È stato il territorio. E a guidarlo, senza bandiere e senza calcoli, sono state due amministratrici locali: Giovanna Cresto e Alessia Cuffia. La sindaca di Cuorgnè e l’assessora di Rivarolo hanno messo in fila i fatti, tolto ogni alibi e ricomposto il fronte dei sindaci sul caso Asa. Non con proclami, ma con una presa di posizione netta: la soluzione esiste, è condivisa ed è l’unica sostenibile. Continuare a rinviare significa solo spostare il problema sulle spalle dei cittadini.

Il cuore della vicenda

Il cuore della vicenda è noto da anni, ma negli ultimi mesi ha smesso di essere una questione tecnica per diventare un rischio amministrativo concreto. La sentenza della Corte di Cassazione del marzo 2024 ha riacceso un contenzioso che affonda le radici nel fallimento del consorzio Asa, lasciando in eredità ai 52 Comuni canavesani un’esposizione potenziale enorme, incompatibile con bilanci già messi alla prova da anni di crisi economica e occupazionale. È da questa consapevolezza che nasce la scelta dei sindaci di percorrere la strada della transazione: nove milioni di euro per chiudere definitivamente una vertenza che dura da quasi vent’anni.

il milione mancante

Otto milioni sono stati già stanziati dai Comuni, con uno sforzo collettivo che ha pochi precedenti. Ne manca uno solo. Un milione che non è una cifra simbolica, ma il punto di equilibrio che rende l’accordo sostenibile per tutti, soprattutto per i municipi più piccoli. Senza quel contributo esterno, come spiegano i sindaci, il rischio non è solo di riaprire il contenzioso, ma di entrare in una spirale fatta di accantonamenti forzati, blocco degli investimenti e, nei casi peggiori, dissesto e commissariamento.

Cresto lo scrive con il linguaggio misurato di un comunicato istituzionale, ma senza ambiguità: quella transazione è «la migliore soluzione possibile» ed è l’unica in grado di evitare nuove ricadute sui cittadini, già colpiti dalle difficoltà del tessuto industriale e dall’incertezza occupazionale. Cuffia sceglie invece di parlare direttamente alle persone, spiegando cosa accade quando un Comune non è più in grado di far fronte ai propri debiti: «tasse al massimo, servizi ridotti all’osso, progettualità azzerata». Due registri diversi, un messaggio identico.

un dossier scottante

Sul piano regionale, il dossier Asa è seguito da anni da Mauro Fava, consigliere di Forza Italia e presidente di Commissione, che in queste ore non nasconde la propria amarezza. «Si era arrivati a un risultato che appariva certo», ha detto, «e improvvisamente la situazione è cambiata». Fava parla di «agonia» dei Comuni e mette in guardia da un pericolo preciso: «ogni ulteriore rinvio rischia di cancellare il miglior risultato raggiunto fin qui», facendo ricadere ancora una volta sui territori il peso di scelte che non hanno contribuito a generare.

Il nodo politico si è stretto attorno a quell’ultimo milione. In un primo momento la soluzione sembrava dovesse passare da un emendamento al bilancio regionale, poi ritirato. L’assessore Andrea Tronzano ha spiegato la scelta di sostituirlo con un Ordine del giorno come una garanzia di solidità giuridica, aprendo la strada a un disegno di legge ad hoc. Una linea sostenuta anche dal consigliere Sergio Bartoli, che ha rivendicato la necessità di «atti chiari e coperture normative» per tutelare i Comuni e rendere inattaccabile l’intervento regionale.

«precedente pericoloso»

La Lega ha fatto propria questa impostazione. Il capogruppo Fabrizio Ricca ha parlato di «precedente pericoloso» che un semplice emendamento avrebbe potuto creare, mentre il deputato Alessandro Giglio Vigna ha definito il disegno di legge «lo strumento più idoneo», chiedendo però che l’iter sia rapido e non si trasformi nell’ennesimo rinvio. È proprio sui tempi, infatti, che si gioca la partita più delicata.

Perché mentre la Regione discute di forma e perimetro normativo, i Comuni continuano a vivere con bilanci appesi e risorse congelate. È questo l’elemento che rende sempre più fragile l’intesa con il Comitato dei creditori e che ha spinto l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Giovanni Crosetto a lanciare l’allarme: la strada della legge speciale, pur più sicura sul piano formale, rischia di allungare i tempi e mettere in discussione un accordo costruito con fatica dagli amministratori locali.

serve una decisione

Ed è qui che la voce del territorio torna a farsi sentire. I sindaci non chiedono scorciatoie, né favori. Chiedono una decisione. Hanno già dimostrato di saper lavorare insieme, superando differenze politiche e campanilismi. Ora chiedono alla Regione di fare la propria parte, assumendosi fino in fondo la responsabilità di chiudere una vicenda che nessuno, nei Comuni, ha contribuito a creare.

Quel milione di euro, dicono, non è un regalo. È il prezzo – tutto sommato modesto – per archiviare una pagina lunga, complessa e sempre più imbarazzante della storia amministrativa piemontese. Continuare a rinviare significa solo lasciare che il tempo faccia il suo corso, e che il conto, alla fine, venga presentato ai cittadini. Un conto che il Canavese, oggi, non può più permettersi di pagare.

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