Francia verso il bando dei social per gli under-15: uno spartiacque nella politica digitale europea
In una votazione notturna destinata a segnare un prima e un dopo nella regolamentazione del mondo digitale, l’Assemblea nazionale francese ha approvato con 130 voti favorevoli e 21 contrari un disegno di legge che vieterebbe l’uso dei social network ai minori di 15 anni, muovendo un deciso passo verso un controllo statale più forte sulla vita digitale dei più giovani. Il testo, fortemente voluto dal presidente Emmanuel Macron, ora passa all’esame del Senato prima di diventare legge, con l’obiettivo di entrare in vigore dal primo settembre 2026, all’inizio del nuovo anno scolastico.
Per l’autarca dell’Eliseo questo provvedimento rappresenta «un passo importante» per tutelare la salute mentale e lo sviluppo dei giovani, e una risposta alle evidenze crescenti sui rischi associati all’uso precoce dei social media. Macron ha ribadito il suo messaggio con parole lapidarie: «Il cervello dei nostri figli non è in vendita», sottolineando come le multinazionali della tecnologia influenzino e profilino minorenni spesso prima che abbiano gli strumenti critici per gestire tali relazioni digitali.
Quali piattaforme e come verrebbe applicato il divieto
Il testo legislativo, così come approvato alla Camera bassa, prevede il divieto di accesso «a un servizio di social networking online fornito da una piattaforma online» ai minori di 15 anni, con eccezioni per contenuti di natura educativa o enciclopedica. Inoltre, la legge includerebbe obblighi di verifica dell’età da parte delle piattaforme, così come l’estensione del divieto di uso dei telefoni cellulari in scuole superiori, già in vigore nelle scuole primarie e medie.
Qui sorge un grande interrogativo. Data la miriade di dati sensibili personali che andrebbero ad acquisire suddette piattaforme, qualora entrasse in vigore l’obbligo di identificazione, chi andrebbe poi a verificare e a tutelare che questi non vengano venduti, concessi o usati impropriamente nel continuo divenire che è il mercato delle informazioni?
Al momento non ci è dato saperlo. In ogni caso, se tale legge venisse adottata definitivamente, Parigi diventerebbe il primo paese europeo a imporre un limite così netto di età per l’accesso ai social media, seguendo in qualche misura il modello già sperimentato oltreoceano.
Il confronto con il Regno Unito: da consultazione a possibile divieto under-16
Parallelamente alla vicenda francese, anche nel Regno Unitoil dibattito sui limiti di età per i social network è tornato al centro dell’agenda politica. Londra non ha ancora approvato una legge vincolante, ma il governo ha lanciato una consultazione pubblica attraverso il Children’s Wellbeingand Schools Bill per valutare, tra le altre misure, l’idea di un divieto per under-16 di accesso alle piattaforme sociali e per rafforzare l’accuratezza dei controlli anagrafici online.
La House of Lords ha parallelamente votato una proposta, non ancora adottata dal governo, per introdurre un divieto per gli under-16, mettendo pressione all’esecutivo guidato da Keir Starmer di seguire l’esempio australiano.
Nonostante ciò, nel Regno Unito il governo ha scelto per ora di adottare un approccio più graduale e consultivo, con focus su strumenti da affiancare a eventuali restrizioni come limiti alle funzionalità più «compulsive» delle piattaforme (infinite scrolling, streaks), piuttosto che un divieto immediato.
Un bivio per l’Europa
La possibile introduzione in Francia di un limite di accesso ai social per under-15 rappresenta una novità significativa nel panorama europeo, collocandosi in un dibattito internazionale in rapida evoluzione. Da Parigi a Londra, da Canberra a Washington, cresce la consapevolezza dei rischi associati all’esposizione precoce dei bambini alle grandi piattaforme digitali. Tuttavia, mentre alcuni Paesi optano per divieti netti, altri preferiscono approcci più graduali e consultivi, soppesando benefici e rischi non solo in termini di protezione, ma anche di diritti, libertà e partecipazione sociale.
Se da un lato la mossa francese potrebbe fare da apripista per misure simili in Europa, dall’altro resta aperta la grande sfida di costruire regole efficaci e sostenibili, che mettano davvero al centro il benessere dei giovani senza trasformare la rete in una arena rigidamente sorvegliata, ma in un ambiente digitale responsabile, sicuro e formativo.