Arrivano i giorni della merla, ecco quando: perché questi sono considerati i più gelidi dell’anno e cosa annunciano per la primavera
Il freddo di questi giorni potrebbe non essere il punto più basso dell’inverno. Secondo la tradizione popolare, infatti, il periodo più rigido dell’anno deve ancora arrivare: sono i giorni della merla, attesi anche nel 2026 tra il 29 e il 31 gennaio, da sempre considerati i tre giorni più freddi in assoluto, spesso associati a gelo intenso e, in alcune zone, a possibili nevicate.
La credenza vuole che l’andamento di queste giornate abbia un valore quasi “predittivo”: se i giorni della merla risultano particolarmente freddi, la primavera successiva dovrebbe essere più mite e gradevole; se invece il freddo è meno marcato, l’inverno sarebbe destinato a protrarsi più a lungo, ritardando l’arrivo delle temperature primaverili. Una lettura simbolica, tramandata di generazione in generazione, che ancora oggi accompagna l’osservazione del meteo di fine gennaio.
Le origini del nome
Il significato dell’espressione “giorni della merla” affonda le radici in diverse leggende popolari, tutte legate al freddo estremo e al colore nero, simbolo di fuliggine, gelo e sofferenza. La più diffusa racconta di una merla dal piumaggio bianco che, per proteggersi dalle temperature rigidissime di fine gennaio, si rifugiò con i suoi piccoli all’interno di un comignolo. Quando ne uscì, il primo febbraio, il fumo e la fuliggine avevano annerito per sempre le piume di tutta la famiglia. Da qui, secondo la leggenda, l’origine del colore nero dei merli e il legame con i giorni più freddi dell’anno.
Un’altra versione parla invece di due giovani innamorati, Merlo e Merla, che decisero di sposarsi alla fine di gennaio. Per tornare a casa dovettero attraversare il Po ghiacciato, ma durante il tragitto Merlo cadde in acqua e morì. Merla, disperata, lo pianse per il resto della vita: secondo la tradizione, il suo lamento riecheggerebbe ancora lungo il fiume proprio nei giorni più freddi dell’anno.
Esiste infine una leggenda meno nota ma documentata in un’opera settecentesca. Nel compendio Modi di dire toscani ricercati nella loro origine (1740) di Sebastiano Pauli, si racconta che la “Merla” fosse un grande cannone di ghisa, così chiamato per il suo colore scuro. Un gruppo di soldati piemontesi doveva trasportarlo da una sponda all’altra del Po, ma le acque gelide e impetuose rendevano impossibile la costruzione di un ponte. Solo negli ultimi giorni di gennaio, grazie a un freddo eccezionale che ghiacciò completamente il fiume, i soldati riuscirono a trascinare il cannone sul Po solidificato. Da quell’impresa e da quelle temperature estreme, gli ultimi giorni di gennaio avrebbero preso il nome di giorni della Merla.
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