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Valore della vita, radici cristiane, identità. Trump segue Leone XVI sui “principi non negoziabili”, la Ue li mortifica

A qualche mese dalla pubblicazione del NSS (National Security Strategy of the Unated States) nessuno ne parla più, nessuno se ne preoccupa minimamente, quasi fossero stati rimossi e risolti tutti i problemi a cui aveva fatto riferimento quel documento, la cui impostazione molto probabilmente determinerà il futuro del mondo rispetto agli scenari attuali. Infatti scompare la visione della cosiddetta “trappola di Tucidide”, secondo la quale, quando una potenza dominante vede crescere una potenza emergente che ne può minare il predominio, la guerra diventa inevitabile. Il documento ridimensiona questo potenziale pericolo perché gli Stati Uniti vogliono rimanere il paese più ricco e forte del mondo, ma non sono più interessati a controllare l’intero pianeta. Le nuove potenze dovranno limitarsi a non entrare nel suo campo di interesse e d’influenza e cioè nell’America del Nord e del Sud. Il Rapporto inoltre riconosce che nel mondo esistono governi, regimi e civiltà che sono il frutto di storie diverse. L’importante è il rispetto reciproco. E questo segna, ad esempio, la fine della filosofa delle “primavere arabe” che tanti guai hanno prodotto in mezzo mondo. Gli Stati Uniti intendono negoziare bilateralmente secondo i propri interessi con ciascun paese, senza paraocchi ideologici e senza giudizi di valore.

In effetti la “NSS” di Trump rovescia radicalmente l’attuale prospettiva di politica internazionale, ritornando agli stati nazionali “il mondo funziona meglio quando le nazioni pensano ai loro interessi”… e gli Usa si impegnano “a difendere i diritti sovrani delle nazioni, contro le incursioni delle organizzazioni transnazionali che vogliono debilitare la loro sovranità”, per questo l’America “deve avere una chiara preferenza per il non-intervento negli affari delle altre nazioni” e “deve avere buone relazioni e rapporti commerciali pacifici con le nazioni del mondo senza imporre ad esse cambiamenti democratici o sociali incompatibili con le loro tradizioni e storie”.

E veniamo al nostro continente. Per il documento: “l’Ue e altri organismi transnazionali stanno indebolendo la libertà politica e la sovranità (dei Paesi europei), con politiche migratorie che stanno trasformando il continente, censurando la libertà di parola e sopprimendo l’opposizione politica, favorendo il declino demografico e la perdita delle identità nazionali e la fiducia degli europei in sé stessi”. Sopratutto l’Ue va liberata dal “soffocamento regolatorio”.

Del resto anche J. D. Vance, Vicepresidente degli Usa, nel suo discorso alla conferenza di Monaco del 14 febbraio del 2025 aveva dichiarato che “la minaccia che mi preoccupa di più nei confronti dell’Europa non è la Russia, non è la Cina, non è nessun altro attore esterno. Ciò che mi preoccupa è la minaccia dall’interno. Il ritiro dell’Europa da alcuni dei suoi valori più fondamentali: valori condivisi con gli Stati Uniti d’America”.

Ci chiediamo cosa c’è, al di là della forma estemporanea e pittoresca utilizzata da Trump nelle sue esternazioni, di non condivisibile nell’impostazione del presidente statunitense che non sia stato già rilevato e denunziato da autorità di grande prestigio e di altissimo livello morale, come Papa Leone XIV, naturalmente con ben altro stile, profondità e cultura?

Infatti il Papa parlando recentemente al gruppo dei Conservatori e riformisti dell’Europarlamento, ricevuti in Vaticano ha detto: “Ripeto volentieri, l’appello dei miei predecessori più recenti, secondo cui l’identità europea può essere compresa e promossa solo in riferimento alle sue radici giudaico-cristiane”.

Nel suo discorso, in effetti, Papa Leone aveva enunciato la sua dottrina dei “principi non negoziabili” in politica, elencandoli uno ad uno a cominciare dal diritto alla vita, per passare alla protezione della famiglia naturale e approdare alla libertà educativa dei genitori e agli altri.

Tutti principi sistematicamente violati se non addirittura contestati dalla UE.

Egli ha così ripreso la vecchia questione delle origini cristiane dell’Europa, ricordando che l’Unione Europea è cosa ben diversa dall’Europa e che la struttura istituzionale dovrebbe ad essa ispirarsi invece che sostituirla. Per questo la proposta di San Giovanni Paolo II di inserire il riferimento non è un capitolo chiuso per Leone XIV.

E vediamo come questi valori vengono declinati in Europa e negli Usa, facendo solo un esempio: recentemente la Commissione Europea ha deciso di non assegnare fondi alla Federazione delle associazioni familiari cattoliche europee (Fafce), mentre ha approvato la risoluzione sull’assegnazione di fondi a favore degli aborti transfrontalieri.

Quella di Bruxelles è stata una vera e propria discriminazione ideologica, eppure l’obiettivo delle associazioni familiari era di prevenire l’accesso dei minori alla pornografia, combattere la solitudine dei giovani, garantire il benessere digitale e la protezione dei bambini. Tutte queste proposte della Fafce sono state respinte.

Invece, la risoluzione, approvata dal Parlamento Europeo, nasce dall’iniziativa My Voice My Choice: For Safe and Accessible Abortion (La mia voce, la mia scelta: per un aborto sicuro e accessibile), sponsorizzata da personaggi come George Soros e dall’industria abortista internazionale, mira ad ampliare l’accesso all’aborto in tutti i Paesi dell’UE sostenendo le spese delle donne che devono recarsi in un Paese diverso dal loro per abortire. Un sostegno all’aborto che passa quindi anche attraverso grossi finanziamenti, come hanno denunciato pure i vescovi della Comece (Commissione delle conferenze episcopali della Comunità Europea) in un loro comunicato.

Quest’ennesimo scandalo, che nega fondi ai gruppi pro-famiglia, mentre sperpera miliardi di finanziamenti ad organizzazioni Lgbt, abortiste e ambientaliste, conferma ancora una volta che l’Unione Eruopea è diventata una interprete sempre più ideologizzata che nega il pluralismo.

Negli USA invece il Dipartimento di Stato degli USA dal 2026 considererà violazioni dei diritti umani i trattamenti ormonali e gli interventi chirurgici diretti alla “transizione di genere” dei bambini; gli aborti finanziati dai governi; le leggi che attentano alla libertà d’espressione; le politiche Dei (acronimo inglese che sta per “diversità, uguaglianza e inclusione”) in tema di assunzioni, ossia le corsie preferenziali in base alla razza e all’identificarsi come Lgbt; l’eutanasia coercitiva.

Il Dipartimento di Stato lo scorso 20 novembre ha inviato a tutti i consolati e le ambasciate statunitensi. «Istruzioni precise in base alle quali a partire dall’anno prossimo, i diplomatici americani dovranno indicare non solo se i governi sovvenzionano l’aborto e le sostanze abortive, ma anche la stima del numero totale di aborti praticati ogni anno in un dato Paese. In breve, l’aborto volontario verrà considerato per quello che è, un gravissimo attacco contro la vita e la dignità umana. Un fatto di portata storica rispetto al recente passato, perché segna un deciso cambio di rotta nella politica estera degli Stati Uniti.

In effetti nel complesso il “trumpismo” rappresenta la reazione di una parte dell’establishment americano al pensiero dominante, riprendendo temi tradizionalisti originali, inclusa la dottrina Monroe, e l’intervento per salvaguardare l’interesse americano. Il clima generale è quello di reazione alla cultura woke. Molti intellettuali americani rifiutano la negazione delle radici giudaico-cristiane dell’Occidente. E si oppongono all’immigrazione gestita dal mercato, vale a dire dai traffici di uomini.

In Europa dichiararsi cristiani si rischia di essere presi in giro ed essere emarginati. Lo rilevò Papa Leone XIV fin dall’inizio del suo pontificato. Bisognerà perciò pensare l’Europa andando oltre le attuali istituzioni europee.

Occorrerà “immaginare” e “creare” un nuovo e costruttivo dialogo fra Ovest ed Est dell’Europa, fra quei “due polmoni”, che hanno dato un contributo decisivo alla costruzione dell’Europa non solo nella comunione religiosa cristiana, ma anche ai fini della sua unione civile e culturale” (cfr. Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica, Slavorum Apostoli, 1985, 27).

Se volessimo essere ottimisti, perciò potremmo auspicare che l’Europa tragga lo spunto dal disimpegno americano, per riconquistare il suo ruolo internazionale, ponendosi come ponte tra Oriente e Occidente, tra Nord e Sud del mondo, come luogo neutrale e arbitrale in cui tutti gli interlocutori mondiali abbiano pari dignità.

L’Europa dovrebbe assumersi questo compito universale che trascende la tecnica, la finanza e le armi e investe la cultura, l’intelligenza, l’anima dei popoli. Un compito opposto alla globalizzazione: unità nella differenza o differenze che convivono nell’universalità.

* senatore di An, presidente della Commissione Finanze di Palazzo Madama

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