“Ho attraversato il buio e sono riuscito a salvarmi. Annalisa? Ma quale lite, abbiamo scritto una canzone insieme”: così Virginio
“Il pop è la cosa più difficile da fare. Viene spesso bistrattato come musica leggera, ma non c’è niente di leggero nel pop”. Parola di Virginio, che questo genere lo attraversa da tempo, anche come autore. Nel suo curriculum ci sono brani scritti per Paola e Chiara, Fiorella Mannoia, Laura Pausini, e un percorso che negli ultimi anni si è allargato oltre i confini italiani. Dopo aver trascorso gran parte del 2025 in studio, il cantautore si prepara a tornare con nuova musica. Intanto è stato protagonista sulle reti Mediaset di uno spot per la campagna di sensibilizzazione sul controllo del diabete, accompagnato dal brano “Connessi”, da lui scritto e interpretato. Una canzone che diventa anche il punto di partenza per raccontare il proprio presente, diviso tra l’Italia e Miami, dove – dopo la vittoria nel 2018 del Latin Grammy come autore dell’album Hazte Sentir della già citata Pausini – ha costruito una seconda casa artistica e personale.
Qual è il tipo di connessione su cui vuoi accendere un faro con questo brano?
La canzone nasce come colonna sonora del corto “Compagni per la vita” con la regia di Alessandro Guida. Il progetto, una campagna a sfondo medico, racconta la storia di un gruppo di compagni di scuola che si ritrovano dopo tanti anni, e mette in luce la similitudine tra il prendersi cura delle persone a cui si vuole bene e la propria salute.
“Connessi” fa pensare anche al risvolto social del termine. Oggi siamo addirittura iperconnessi per paura di perderci qualcosa. Ma così facendo, invece, che cosa rischiamo di perderci davvero?
L’iperconnessione ci rende molto soli, perché il poter raggiungere una persona solo con un messaggio porta a sacrificare la componente fisica. Ci possiamo sentire in qualunque momento, ma per assurdo lo facciamo solo telematicamente, guardandoci negli occhi molto meno.
Stiamo compromettendo la qualità delle relazioni?
Credo sia già accaduto, e in questo senso il ruolo aggregante della musica è importante, ci fa sentire un po’ meno soli e aiuta a spiegarci cose che tutti proviamo.
“Connessi” vuol dire pure restare presenti a se stessi. In tutti questi anni di carriera ti è capitato di sentirti perso sia a livello personale che artistico?
A livello privato di continuo, ma è il motivo per cui scrivo canzoni: per me è una forma di catarsi. Anche a livello artistico mi sono sentito perso, soprattutto quando il percorso diventava più complicato.
Che cosa, ieri come oggi, ti fa sentire così?
Le relazioni, sia con gli altri che con sé stessi, sono la cosa più complicata. Richiedono cura, attenzione costante.
Relazionarsi vuol dire fare rete e tendere una mano. Tu lo fai andando nelle scuole a parlare con i più piccoli.
È un’iniziativa legata ad associazioni che combattono il bullismo. Mi piace raccontare la vita attraverso le canzoni, e allo stesso tempo scoprire quanto siamo tutti simili: abbiamo tutti bisogno di essere ascoltati e capiti.
Tu da piccolo ti sei sentito capito? Hai trovato mani tese quando ne hai avuto bisogno?
Sì, quando da adolescente ho passato un momento di difficoltà ho attraversato il buio da solo, ma i miei genitori sono stati in grado di intuirlo e mi hanno dato gli strumenti per salvarmi. Sono stato molto fortunato. E poi, attraverso la musica, ho sempre trovato persone che si sono sentite comprese e mi hanno compreso a loro volta.
Chi ti aveva fatto stare male ti ha mai chiesto scusa?
Credo non se ne sia mai reso conto. È accaduto però che, anni dopo, quelle stesse persone mi chiedessero l’autografo o la foto. A quel punto ti fanno quasi tenerezza, li guardi e pensi che, se non ci sono arrivati fino a quel momento, difficilmente ci arriveranno. Anche per questo è fondamentale andare nelle scuole e parlarne. Io avrei voluto tanto che qualcuno entrasse nella mia classe e mi facesse sentire un po’ meno solo.
Ti definisci un “ribelle gentile”. Che cosa significa?
Agire in maniera anticonvenzionale, ma sempre con gentilezza.
In che cosa sei stato anticonvenzionale?
Non ho mai seguito un percorso canonico. Ad esempio sono stato il primo artista che è andato ad “Amici” dopo aver partecipato a Sanremo, e credo anche il primo cantautore a vincere un talent in Italia.
La gentilezza oggi è un atto quasi rivoluzionario.
Mi sono sempre ribellato, ma in maniera gentile. Anche la scelta di cantare in spagnolo nasce da qui: volevo sentirmi libero artisticamente, senza rincorrere una moda. È più facile seguire un trend, ma non giudico chi lo fa.
È stato rivoluzionario anche passare dalla provincia di Latina a Miami…
Prima ho vissuto tanti anni a Milano. Poi, dopo il Latin Grammy del 2018, si sono aperte nuove possibilità. In realtà sin dagli esordi mi scrivevano fan dall’America Latina: ho aspettato il momento giusto per buttarmi.
Che cosa ricordi della notte della vittoria ai Latin Grammy?
È stata una grandissima sorpresa per tutti. Un riconoscimento importante, anche perché questo lavoro comporta tanti sacrifici, come stare lontano dalla famiglia. Ma non mi soffermo troppo sul passato: sono un Acquario.
Ovvero?
Guardo costantemente avanti. Non mi incaponisco su cose che potevano andare diversamente, né mi crogiolo in ciò che è andato magnificamente.
Ma dopo quella vittoria avrai pur festeggiato o ti sei rimesso subito a testa bassa a lavorare?
Sono un po’ così, però ho anche festeggiato. Il mio compagno mi ricorda sempre che bisogna trovare il momento per gioire perché fa da carburante. Ultimamente, pur essendo abbastanza workaholic, sto imparando a staccare.
Qual è il consiglio più prezioso che hai ricevuto in questi anni da Laura Pausini?
Restare autentici e non cercare il consenso a tutti i costi. Il pubblico se ne accorge, sempre.
Nel 2011 hai vinto “Amici” davanti ad Annalisa. Vi siete mai più incrociati da allora?
Sì, ci siamo visti spesso. Abbiamo scritto anche un pezzo insieme che è ancora nel cassetto. Ultimamente ci siamo sentiti perché stavano circolando voci su ipotetiche liti o polemiche tra di noi.
Nulla di vero?
Sono cose che ci hanno fatto ridere.
Che cosa pensi del successo che sta vivendo negli ultimi anni?
Sono felice per lei. Il talento, quando è accompagnato dal duro lavoro, prima o poi trova la sua strada.
Dovessi scrivere oggi qualcosa insieme a lei continueresti a battere la stessa strada musicale che ha intrapreso ultimamente o ti piacerebbe riportarla su altri binari?
Quando scrivo per altri mi sento un po’ attore, ed è una cosa che mi piace molto perché mi dà la possibilità di entrare in mondi diversi. Penso che questo genere sia perfetto per lei, quindi non cambierei nulla.
20 anni fa debuttavi a Sanremo. Che cosa ricordi?
È un’esperienza complicatissima. Non volevo farlo, non mi sentivo pronto. Oggi la vivrei diversamente. Ma da lì sono successe tante cose e ancora oggi c’è chi mi scrive per dirmi che continua ad ascoltare “Davvero”, il brano che portai su quel palco.
Negli ultimi due anni il tuo nome è circolato come possibile ritorno al Festival.
Con Carlo Conti ne abbiamo parlato, poi – si sa – la composizione del cast dipende da tante dinamiche. Sanremo è un’opportunità enorme, soprattutto per chi come me lavora anche fuori dall’Italia, quindi lascio sempre la porta aperta al Festival.
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