“In Olanda ho trovato lavoro a 40 anni, pentito di non essere partito prima. Qui senso di civiltà e gentilezza che in Italia mancano”
“In questi anni ho visto tanti italiani venire qui in Olanda con l’idea di trasferirsi o con buoni propositi. Non mi sento di consigliare un Paese in particolare, ma sono sicuro che in nord Europa ci siano grandi opportunità”. Quando guarda indietro, tira il fiato e capisce come si è realizzato in Olanda, dove Mauro è arrivato a 40 anni e per questo spesso si rammarica di “non esser partito prima”. Dopo dieci anni ad Amsterdam il confronto è inevitabile: “Mi fa tristezza vedere il nostro come un Paese che regredisce. Forse avremmo bisogno di un bagno di umiltà”.
Originario di Pescara, Mauro Rizzello inizia la sua storia lavorativa nel ‘97, con quella che lui definisce, un’occasione unica: il primo impiego, da neodiplomato, come perito tecnico industriale in un’azienda farmaceutica della città, che aveva appena concluso una joint venture con un una multinazionale Usa. “Ero giovane, i turni non erano un problema, anzi, mi concedevano molto tempo libero”, ricorda. I primi cinque anni passano senza problemi e, grazie all’ottimo contratto e stipendio, a 25 anni compra casa. Le cose cambiano il sesto anno, quando, tra turni rimescolati, concorrenza globale e colleghi disperati per l’ambiente sempre più teso, Mauro decide di dare le dimissioni: lascia quello che tutti i suoi amici vedono come un lavoro sicuro, una miniera d’oro, per cambiare vita. È il 2009 quando parte per il Canada. “Avevo 35 anni, età massima per accedere al working holiday visa di sei mesi – racconta –. Un’esperienza che mi segnò profondamente”.
Quando rientra in Italia allo scadere del visto, a Mauro sembra di tornare indietro nel tempo. L’idea era quella di affrontare la scalata burocratica che lo avrebbe riportato in Canada ma, grazie a un amico che gli segnala un nuovo progetto a Brescia si apre subito una porta interessante come responsabile di magazzino per la privatizzazione delle cucine all’interno agli Spedali civili di Brescia. “Era la prima struttura al mondo, in un centro grandi cotture, a sperimentare la cucina sottovuoto”. Un’ottima posizione con molti benefici a seguito. Eppure, nei cinque anni di lavoro a Brescia per Mauro il pensiero per il Canada non viene mai meno. “Mi mancava quel senso di civiltà, quell’integrazione sociale, quella gentilezza delle persone che in Italia mi sembravano lontane anni luce”. Così nel 2015 arriva la decisione di lasciare l’Italia nuovamente: partendo da Brescia con “la macchina carica”, a dicembre, a 40 anni, Mauro è ad Amsterdam.
La capitale olandese è una città “multiculturale” e lui si sentire subito a casa. “Certo, all’inizio non è stato facile, su questo devo essere onesto”, ricorda. “La carenza di abitazioni in Olanda è il problema più grande, ma dopo un anno e mezzo avevo già comprato casa”. Dopo essersi iscritto a una scuola ROC (l’equivalente del “nostro istituto professionale”), Mauro comincia a studiare l’olandese; contestualmente, i funzionari statali lo aiutano a inserirsi nel mondo del lavoro con la traduzione del curriculum e, “fondamentale qui in Olanda”, con la creazione del profilo su Linkedin. Nel settore tecnico sicuramente questo “è il mezzo migliore per trovare lavoro – continua Mauro –. Ricevo proposte quasi ogni giorno”. Ed è proprio grazie alla piattaforma che Mauro approda in un brand di automotive particolarmente innovativo: “Sono stati loro a trovarmi”, racconta. I primi cinque anni lavorando come servizio tecnico sono “incredibili”: “Dopo un mese ho potuto comprare casa, a 7 minuti di bici dalla sede di lavoro e con un bonus di 90 euro al mese come incentivo a utilizzare la bicicletta”. Dopo tre anni è accettata la richiesta di lavorare quattro giorni alla settimana invece di cinque.
In Olanda è cosa piuttosto normale poter scegliere quante ore lavorare, aggiunge. “Ho sempre trovato grande rispetto negli ambienti lavorativi, avvertendo la volontà di creare spazi multiculturali e piacevoli. Una cosa che, paradossalmente, mi ha messo in difficoltà è rispondere alla fatidica domanda ‘qual è la tua richiesta di stipendio?’, oltre che abituarmi a un confronto aperto o all’avanzare delle richieste all’azienda”.
Certo, il costo della vita in Olanda può sembrare più caro, ma vanno fatte le dovute proporzioni. In primis, il Paese produce ed esporta energia, quindi utilizzare l’elettrico “conviene molto rispetto al gas”. In Olanda, inoltre, continua, “non esistono canone TV, bollo auto, pedaggio autostradale e tassa sui passaggi di proprietà”. I datori di lavoro spesso coprono le spese di viaggio e se usi la bici si riducono notevolmente. Ma la vera differenza sono gli stipendi che “qui sono decisamente più alti e ogni anno c’è l’aumento in base all’inflazione”.
Oltre all’arricchimento delle conoscenze, lavorare per la multinazionale di automotive è stata anche un’opportunità economica considerando che l’azienda rilascia azioni ai suoi dipendenti in diverse momenti dell’anno. “Avevo 44 anni: spesso pensavo che in Italia a quell’età ero fuori dal mercato del lavoro già da tempo. Mi sembrava di aver fatto un balzo nel futuro”. Poi, visto il coinvolgimento politico del fondatore, cresce il malcontento in azienda, e Mauro si dimette come molti atri suoi colleghi. La decisione di lasciare non è stata molto difficile. “Continuavo a ricevere giornalmente proposte molto interessanti e Bianca, (la sua compagna, recruiter), mi faceva notare come fosse normale qui in Olanda rimettersi in gioco a qualsiasi età”. Oggi, a 51 anni, Mauro lavora per un’azienda giovane che si occupa di trasformare barche e veicoli industriali da diesel a elettrico. L’ambiente è disteso, rilassato, “ci divertiamo molto”, diversi investitori “si sono recentemente avvicinati”. Insomma, nessun pensiero di cambiare aria.
In Italia ci torna volentieri in vacanza. Anzi, il prossimo anno lui e Bianca si sposeranno in Puglia, a Polignano a Mare. Ma ogni volta che torna, spiega Mauro, non riesce a non far caso ai problemi, alle strade piene di buche, alla sporcizia, alla maleducazione. “Bisogna prendere atto che non siamo più i migliori produttori di auto e moto, non siamo più i migliori nel campo della moda, non siamo più i grandi costruttori dell’antica Roma. L’Olanda – conclude – mi ha cambiato molto: dopo dieci anni, oggi credo di sentirmi più olandese che italiano”.
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