Quei “buoni” europei dietro Hamas: la rete invisibile che unisce fondazioni, soldi e propaganda nel cuore dell’Ue
Gli esponenti di Hamas attivi nelle diverse arene non operano mai facendo aperta propaganda in nome del Movimento, ma si avvalgono o delle stesse associazioni che si occupano della raccolta fondi o di altri enti comunque da loro controllati», spiega l’inchiesta che ha portato in carcere Mohammad Hannoun, l’«architetto» pro Pal di Genova, e altri otto esponenti (due ricercati all’estero) della rete impiantata in Italia. L’arena è il “campo di battaglia” del gruppo bollato come terrorista da Ue e Usa. E quella europea è la più importante per Hamas, compreso l’hub finanziario e rifugio della Turchia. Le 306 pagine delle ordinanze di custodia cautelare, lette da Panorama, disegnano l’ampiezza, la ramificazione e l’importanza dell’«arena europea» con nomi e cognomi. Grazie ad intercettazioni, foto, indagini degli inquirenti italiani e documenti sequestrati ad Hamas dagli israeliani.
In Europa «la rete di operativi» contava «oltre ad Hannoun in Italia (…) Amin Abu Rashid in Olanda, Adel Abdullah Dougman in Austria, Khaled Shuli e Mazen Kahil in Francia e Amer Awawde in Germania». Per l’Inghilterra, che opera in maniera autonoma, vengono citati Zaher Birawi e «Mohammed Sawalah, che fa parte del comitato esecutivo di Hamas». Le informazioni provengono da una dettagliata analisi israeliana di duemila pagine, ma gli inquirenti italiani non le prendono per oro colato e hanno trovato riscontri con il lavoro d’indagine.
Tutto ha avuto inizio con l’Unione del Bene, una «organizzazione ombrello» che comprende «molte delle associazioni che operano per conto di Hamas, tra cui Abspp», ovvero l’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese, fondata da Hannoun come ente di volontariato. L’Unione del Bene «opera con le associazioni per assicurare, per mezzo della raccolta fondi, il finanziamento a Gaza e nella West Bank, principalmente a istituzioni benefiche o ad organizzazioni della società civile affiliate ad Hamas», riporta l’accusa. E non mancano tracciamenti di versamenti diretti all’ala militare, le brigate Ezzedin al Qassam.
In Olanda ha operato l’associazione Israa di Abu Rashid, in Francia il Comité de bienfaisance et de secours aux Palestiniens, in Austria la Palästinensische vereinigung Österreich, nel Regno Unito il Palestinian relief and development fund. Tutte organizzazioni “benefiche” sorelle di quella italiana di Hannoun. A capo delle rete di Hamas in Europa, gli inquirenti italiani, anche grazie alla documentazione israeliana, indicano Majid Al Zeer, che «si sarebbe rifugiato in Turchia per sfuggire a un’indagine di altra Autorità europea».
Giordano, classe 1962, è fuggito dalla Germania, dove viveva, e sarebbe seguace di Khaled Meshal, storico leader di Hamas. Un documento del gruppo armato palestinese, sequestrato dagli israeliani, descrive Al Zeer «come uno dei più rilevanti funzionari di Hamas, che operano segretamente, con stretti legami con il vicecapo dell’Ufficio politico, Saleh al Arouri (ucciso in Libano nel 2024, ndr) e con un’importante figura quale Mohammad Nazzal». Quest’ultimo è stato sanzionato dagli americani che lo accusano di avere «garantito sostegno al gruppo terrorista per oltre 30 anni». In un documento del segretariato della Regione esterna di Hamas, Al Zeer «viene indicato come il capo dell’arena europea». Dalle carte dell’inchiesta emergono «stretti rapporti fra Hannoun e Rashid (così come di altri esponenti europei dell’organizzazione). Anche ultraventennali documentati da numerosi atti di indagine e da fotografie che li ritraggono insieme in occasione di incontri associativi».
Una foto del 2010 riguarda un evento a Milano per una delle prime Flotille per Gaza. Al tavolo dei relatori si riconoscono un giovane Hannoun, ma pure Riyad Al Bustanji, l’imam che raccoglieva fondi con le preghiere in giro per l’Italia, arrestato il 27 dicembre con gli altri sospetti della rete di Hamas. Al Bustanji si è fatto immortalare con un lanciarazzi Rpg in mezzo ad un manipolo armato e mascherato di Hamas. L’ospite d’onore al tavolo dei relatori a Milano era Rashid.
Hannoun fin dal 2002 discuteva con il sospetto referente di Hamas in Olanda dei fondi raccolti durante il Ramadan in Europa, 1,7 milioni di euro. Per di più Rashid era presidente della Conferenza dei palestinesi in Europa, istituita come il Centro palestinese per il rimpatrio del Regno Unito, i Comitati per le relazioni europeo-palestinesi e altre iniziative del genere.
Tutti «strumenti del Dipartimento estero (del gruppo armato, ndr) per compiere attività di persuasione sui pubblici poteri, direttamente o anche indirettamente, incidendo sull’opinione pubblica, favorendo gli interessi di Hamas», riportano gli atti. In Italia è puntualmente avvenuto grazie ad Hannoun, che ha “adescato” non pochi esponenti politici di sinistra. Lo stesso Haniyeh, davanti al comitato esecutivo di Hamas, aveva elogiato il successo del «20imo convegno della Conferenza dei palestinesi in Europa del 27 maggio 2023 nella città di Malmö nel Sud della Svezia».
E aggiunto «il nostro ringraziamento ai fratelli che hanno sovrinteso la conferenza in Europa, guidata dal comparto estero, diretto dal fratello Abu al Walid (nome di battaglia di Khaled Mashal), possa Allah ricompensarlo con ogni bene». Il presidente della Conferenza era Rashid, che il mese dopo verrà arrestato con l’accusa di avere inviato ad Hamas 12,7 milioni di dollari con un sistema simile alla cellula italiana.
Il 26 e 27 settembre 2023 si riunisce il Comitato esecutivo e fa riferimento ad un verbale che non lascia dubbi fin dal titolo: «Le sfide che il movimento deve affrontare in Europa. L’arresto del fratello Abu Rashid». Per la formazione armata palestinese «merita le nostre preghiere e attenzione per il suo caso, finché non sarà risolto». Un anno dopo è rilasciato, ma nel giugno 2025 viene sanzionato dagli Stati Uniti come «operativo di Hamas in Europa, che organizza raccolte fondi per trasferire il denaro» al gruppo responsabile dell’eccidio del 7 ottobre.
Alle Conferenze annuali dei palestinesi in Europa continuano a partecipare tutti i referenti della rete di Hamas nel vecchio continente. Queste iniziative «hanno lo scopo di unire i palestinesi all’estero sotto l’egida di Hamas mettendo ai margini l’Olp» e il governo di Abu Mazen, più moderato. Il 28 e 29 giugno 2024 Hannoun e un altro arrestato, Al Salahat, partecipano alla conferenza in Turchia e si fanno fotografare con Al Zeer, il capo della rete europea, oggi ricercato da un mandato di cattura europeo. Il “ponte” fra l’Europa e Gaza, per fare arrivare soldi e aiuti, è la Turchia. L’8 ottobre 2025, Adel Ibrahim Salameh, arrestato a Sassuolo, sostiene parlando di Hamas «che in Giordania e in Egitto sono nemici di Dio invece in Turchia non ci sono problemi, perché Erdogan (il presidente legato ai Fratelli musulmani, ndr) ci ha accettato». Negli atti si legge che a Istanbul si trova «l’ufficio finanziario» di Hamas e «si è sviluppato un grande hub di enti di beneficienza», che convoglia i soldi verso l’organizzazione terroristica.
Hannoun in Turchia ha dei facilitatori a cominciare dal ricercato Saleh Mohammed Ismail Abdu che, intercettato il 15 febbraio 2025, esprime il desiderio «di trasferire il Califfato nella striscia di Gaza». Nome di battaglia Abu Khaled, ha ricevuto 467 mila dollari secondo i documenti rinvenuti nella sede genovese dell’associazione caritatevole di copertura che serviva a raccogliere i fondi per Hamas.
Un altro facilitatore è il fratello di Abu Khaled, Rami Abdu, «in solo otto mesi avrebbe registrato entrate ed uscite per oltre un milione di dollari» si legge nell’ordinanza di custodia cautelare della procura di Genova. «Un esperto del ramo finanze, professore assistente di diritto» secondo quanto accertato dagli investigatori «e fondatore di un’associazione che tutela i diritti umani (Euro Mediterranean Human Rights Monitor) con sede a Ginevra». Hannoun, che aveva un passaporto turco, è di casa a Istanbul, dove voleva riparare con tutta la famiglia.
Un altro collegamento, che dimostra l’estensione della rete di Hamas, arriva fino a Doha. Hannoun manteneva un canale privilegiato con Qatar charity.
Secondo l’inchiesta, aveva «incontri diretti con il suo referente all’interno del fondo, Khaled Al Hammadi, figlio del fondatore di Qatar Charity, che nell’associazione ha un ruolo di rilievo». Non si tratta di un’organizzazione non governativa qualunque, ma del gigante caritatevole guidato da Hamad bin Nasser al-Thani, membro della famiglia dell’emiro, che ha donato la bellezza di 25 milioni di euro per la nascita di moschee e centri islamici in Italia.