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Perché Solomon non è benvenuto a Firenze. Le sue frasi non fanno scandalo?

di Saverio Benedetti*

Il 3 gennaio la Fiorentina ha reso noto l’acquisto del giocatore israeliano Manor Solomon scatenando prevedibili polemiche fra i tifosi. L’assessore di Sesto Fiorentino Madau ha scritto che Solomon non è benvenuto per le sue passate affermazioni a sostegno di Israele e pochi giorni dopo un gruppo di 40 ebrei fiorentini ha scritto una lettera in sostegno del calciatore (“Caro Solomon Benvenuto a Firenze”) denunciando un clima di “antisemitismo che si traveste da antisionismo”. Tuttavia non credo che l’ostilità di cui è oggetto Solomon sia dovuta ad antisemitismo. Infatti se Solomon fosse un ebreo di un qualsiasi altro paese probabilmente nessuno avrebbe detto niente, così come se non avesse fatto certe affermazioni per le quali era già stato contestato in Spagna quando giocava nel Villareal.

Fra le frasi incriminate vi è quella del novembre 2023 per cui “L’esplosione dell’ospedale di Gaza è senza dubbio colpa del lancio fallito di un razzo da parte della Jihad islamica. Uccidono il loro stesso popolo e danno la colpa a Israele”. I palestinesi dunque si uccidono da soli. Solomon si riferiva ad un razzo che aveva colpito l’ospedale di Al Shifa a Gaza city poche settimane prima che venisse assediato e distrutto dalle truppe israeliane. E’ una frase forte poiché ricalca quanto affermato allora da Netanyahu e nega una questione importante. Israele bombarda eccome gli ospedali palestinesi.

Pochi mesi dopo quel razzo il dottor Adnan al Bursh, direttore del dipartimento di Ortopedia fu arrestato e incarcerato dai soldati israeliani. E’ poi morto a seguito di uno stupro che gli ha causato una emorragia interna nel carcere di Ofer. Aveva 50 anni e cinque figli. I suoi assassini non sono stati perseguiti. Ad oggi molti medici palestinesi sono ancora nelle carceri israeliane sottoposti a trattamenti disumani e tortura. Fra questi da oltre un anno il dr Abu Safiya, pediatra ed ex direttore dell’ospedale Kamal Adnan.

Il rapporto della Commissione d’inchiesta dell’Onu del 10 ottobre 2024 ha denunciato come Israele abbia perpetrato una politica concertata per distruggere il sistema sanitario di Gaza colpendo sistematicamente gli ospedali, ambulanze e membri del personale sanitario. Già nel 2018 un altro rapporto definiva i territori palestinesi occupati come “uno dei più pericolosi posti al mondo per gli operatori sanitari”. Nel 2009 l’Oms aveva denunciato come più della metà dei 27 ospedali e delle 44 cliniche di Gaza erano state danneggiate dai bombardamenti israeliani. Altro che razzo della Jihad islamica. Chissà se Solomon ne è informato.

Israele ha da tempo messo in moto una strategia di comunicazione per ripulire la sua immagine e spiegare al mondo che a Gaza non c’è carestia, che i morti palestinesi sono tutti terroristi (anche i bambini) e cose del genere. Si chiama “Hasbara”, è propaganda. Israele investe per questo milioni di dollari assumendo giovani influencer del web e pianificando strategie sofisticate che vertono anche nel promuovere i propri artisti e calciatori. Un tempo la Fiorentina comprava giocatori argentini o brasiliani (Batistuta, Edmundo, Marcio Santos): oggi in pieno genocidio arriva un giocatore israeliano per scaldare il cuore della curva un po’ troppo filo palestinese. Scelta discutibile.

Solomon non è una persona qualunque. È un calciatore di fama internazionale. Un membro della nazionale israeliana, un ambasciatore sportivo del suo paese. Una pedina, dello sport washing, quel fenomeno per cui attraverso lo sport si vuole non pacificare ma normalizzare perfino pulizia etnica e genocidio. Mentre i calciatori israeliani giocano in serie A guadagnando milioni di euro quelli palestinesi muoiono sotto le bombe. Non è questo lo sport che unisce. E’ di questi giorni la notizia che Israele raderà al suolo il campo da calcio dei ragazzi del campo profughi di Aida, in Cisgiordania. In Israele il calcio non è per tutti.

In Israele i giocatori palestinesi (“arabi israeliani”) sono discriminati e insultati dalle tifoserie razziste delle più importanti squadre israeliane come il Maccabi di Tel Aviv o il Betair di Gerusalemme. I tifosi israeliani possono cantare “morte agli arabi” e strappare le bandiere palestinesi anche quando vengono in trasferta in Europa. Durante la partita fra Ajax e Maccabi del novembre 2024 i tifosi israeliani hanno interrotto il minuto di silenzio in memoria delle vittime dell’alluvione di Valencia con fischi, canti e fumogeni. I politici israeliani possono fare dichiarazioni terrificanti ma non sia mai che qualcuno possa dire che un calciatore israeliano non è benvenuto. Solo questo fa scandalo?

Quanto a benvenuto poi Israele non è un esempio visto che si permette di arrestare, minacciare e dichiarare persona non grata (e dunque non benvenuta) non solo funzionari e agenzie dell’ONU (UNRWA) ma anche attivisti internazionali e adesso pure 37 ong fra cui la Caritas, Oxfam e Medici senza Frontiere per accuse di contiguità al terrorismo.

Un anno e mezzo fa vennero a Firenze due ragazze e due ragazzi israeliani. Due di loro erano “refusenik” cioè obiettori di coscienza che avevano rifiutato il servizio militare. Per questo avevano pagato con molti mesi di carcere in Israele e con l’ostracizzazione, l’isolamento sociale e familiare. Per questa scelta hanno perso molte possibilità di lavoro. Erano ebrei israeliani pacifisti e siamo andati ad accoglierli e ascoltarli in un circolo Arci. Fu davvero molto interessante. Tuttavia non vennero invitati né in Sinagoga né da nessuna delle varie associazioni filo Israele forse perché portavano una narrazione diversa da quella attesa. Invece anche loro si sarebbero meritati un benvenuto, forse molto più del ricchissimo calciatore Solomon che ha scritto e mai rettificato che i palestinesi “Uccidono il loro stesso popolo e danno la colpa a Israele”.

*Sanitari per Gaza Firenze

L'articolo Perché Solomon non è benvenuto a Firenze. Le sue frasi non fanno scandalo? proviene da Il Fatto Quotidiano.

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