Intercettazioni, Nordio annuncia lo stop ai trojan per la corruzione: “Inciviltà, rimedieremo dopo il referendum”
“Stiamo già lavorando per ridurre, se non proprio eliminare, questa vergogna che viola l’articolo 15 della Costituzione. Le comunicazioni sono sacre e inviolabili, se sapessimo di essere intercettati sempre e da tutti non saremmo più liberi”. Presentando il suo libro Una nuova giustizia alla Camera, Carlo Nordio annuncia il prossimo intervento in programma se il governo riuscirà a portare a casa la riforma costituzionale: una stretta sull’uso delle intercettazioni e in particolare del trojan, il captatore informatico che trasforma gli smartphone in cimici. L’assist è la domanda della giornalista di La7 Gaia Tortora, che legge il passaggio del libro in cui il ministro attacca la legge “Spazzacorrotti” del suo predecessore M5s Alfonso Bonafede, definita “il delirio moralistico di un parlamento semi-giacobino”: in base a quella legge, si indigna Nordio, i pm possano “chiedere e ottenere l’utilizzo di questo meccanismo diabolico” anche per una “modestissima mazzetta“, cioè per corruzione e altri reati contro la pubblica amministrazione. “Dopo il referendum vedremo di rimediare anche a questa inciviltà”, promette nell’opera.
Nella conferenza stampa a Montecitorio, imbeccato da Tortora, il ministro conferma l’impegno, precisando che il lavoro è a buon punto: “Abbiamo già la possibilità di intervenire perché siamo molto avanti nella riforma, probabilmente tutto dipenderà dall’esito del referendum“, afferma. La proposta di abolire la Spazzacorrotti, d’altra parte, è contenuta nella relazione finale sulle intercettazioni approvata due anni fa dalla Commissione Giustizia del Senato, presieduta dalla leghista Giulia Bongiorno. “C’è stato un lavoro molto importante fatto dalla presidente Bongiorno, è una riforma che deve essere globale e sarà globale. Noi dobbiamo conciliare l’interesse delle indagini con l’interesse della privacy e della libertà. In questo momento la situazione è vergognosamente sbilanciata a favore del cittadino“, dice Nordio a margine, rispondendo a una domanda del Fatto. Ribadendo solo la garanzia che “non si toccheranno mai intercettazioni su mafia, terrorismo e sicurezza dello Stato, questo l’abbiamo detto un miliardo di volte”.
L’aula dei gruppi parlamentari di Montecitorio è piena, soprattutto di politici e dipendenti del ministero della Giustizia (che all’entrata di Nordio scattano in piedi all’unisono). In prima fila vari ministri (da Musumeci a Ciriani e Zangrillo) e i sottosegretari Francesco Paolo Sisto (Forza Italia) e (Fratelli d’Italia). In platea pure Cosimo Ferri, ex sottosegretario e deputato renziano pesantemente coinvolto nel caso Palamara (citato più volte da Nordio come esempio di scandalo insabbiato). In programma c’è solo il saluto del presidente della Camera Lorenzo Fontana, ma a sorpresa si presenta anche quello del Senato Ignazio La Russa, che improvvisa e cita una battuta ripescata dal suo passato da avvocato: “Oltre ai consiglieri del Csm dovremmo sorteggiare anche le sentenze, così almeno il 50% uscirebbero giuste”. Nordio affonda sulla pubblicazione delle intercettazioni (“Notizie divulgate in modo pilotato, non è libertà di stampa”) ma dice di no all’introduzione di un meccanismo di responsabilità civile per le toghe: “Non serve assolutamente a nulla perché il magistrato è assicurato, ma anche perché è una sanzione inadatta. Il magistrato impreparato e inadeguato non va colpito nel portafoglio ma nella carriera e semmai deve essere destituito. Questo non accade perché il Csm non lo fa mai, perché c’è una giustizia domestica e correntizia che fa da stanza di compensazione”, torna a ripetere. Quando però gli si fa notare che il Csm italiano è uno dei più severi d’Europa in materia disciplinare, risponde evasivamente: “Bisogna andare a vedere quali siano le sanzioni, quali siano le iniziative e quali siano alcune colpe che non sono mai state nemmeno portate a conoscenza del Csm”.
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