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Musetti: “Sinner e Alcaraz hanno gestito la pressione meglio di me. Diventare padre mi ha reso più responsabile”

Il 2026 è iniziato nel miglior modo possibile per Lorenzo Musetti, o quasi. L’azzurro ha subito centrato una finale nel ‘250’ di Hong Kong, battendo, lungo il percorso, avversari tosti del calibro di Tomas Martin Etcheverry e Andrey Rublev, ma si è dovuto arrendere al cospetto di Alexander Bublik. Il carrarino, grazie all’atto decisivo raggiunto in Asia, ha guadagnato l’accesso tra i migliori cinque giocatori del pianeta, ma non è tutto oro quel che luccica.

Lorenzo ha riscontrato un problemino al braccio durante la finale col kazako, che evidentemente lo ha limitato durante l’incontro. Preoccupazioni, seppur relative, che continuano a persistere anche in Australia, dove il neo numero 5 del ranking ha dovuto alzare bandiera bianca dopo appena un set durante l’esibizione disputata con Alexander Zverev, ma a quanto pare è stato solo un’azione precauzionale: “Speravo la giornata potesse andare meglio, ma non è il mio giorno. Mi sarebbe piaciuto continuare, ma avrei rischiato troppo in vista dei veri match“, ha dichiarato per tranquillizzare i fan.

Durante queste giornate calienti, nelle quali il nome di Lorenzo Musetti circola come una scheggia impazzita – per ovvi motivi -, è stata pubblicata un’intervista di “Tennis Insider Club” – Podcast di Caroline Garcia – di cui è protagonista proprio il carrarino. Lorenzo si è raccontato, come al solito, in modo genuino, senza timore di mostrare la sua fragilità. Infatti è proprio la sua profonda umanità che lo rende uno dei tennisti più amati del circuito, proprio perché spaventosamente trasparente e senza filtri.

“La nascita di Ludovico ha cambiato la relazione con la mia compagna”

Lorenzo rivela anche delle dinamiche private che hanno cambiato parte della sua vita, specialmente il momento della nascita del suo primogenito: “Diventare padre, avere una famiglia di cui essere responsabile mi ha reso più responsabile anche in campo. La nascita di Ludovico, il nostro primo figlio, ha cambiato la relazione con la mia compagna, Veronica, ha fatto fare un passo avanti alla nostra relazione. È un evento che ti lega per sempre. Anche se stavamo insieme solo da un anno, ci siamo sentiti profondamente connessi. È una bella sfida, chiaramente mi sono sentito un po’ spaventato. Ero preoccupato, non sono riuscito a vivere quella situazione con gioia. Poi dopo la nascita ho trovato quella gioia. Veronica è stata di enorme aiuto. Ludovico è nato tra Indian Wells e Miami, dopo 5 giorni ero in campo a Miami e mi sono sentito di nuovo come dire libero in campo”.

Il legame con Tartarini: “Ci conosciamo da sempre. Ho passato più tempo con lui che con la mia famiglia”

Musetti, sin da piccolo, è sempre stato considerato un predestinato. Detentore dell’elegante rovescio a una mano, colpo old school che conservano ancora in pochi, Lorenzo è visto come il possibile futuro trascinatore – insieme a Jannik Sinner – del movimento tennistico italiano, e dopo la vittoria agli Australian Open Junior nel 2019 (ancora sedicenne), i riflettori si sono spostati su di lui. Una pressione non semplice da reggere per un ragazzino ancora lontano dalla maggiore età, e che ha soltanto bisogno di circondarsi di persone giuste.

Questa è una fortuna che Lorenzo, però, ha sempre avuto: “Con Simone ci conosciamo da sempre, ho passato più tempo con lui che con la mia famiglia. Siamo cresciuti insieme. I miei genitori si sono sempre fidati di lui, hanno da sempre sentito che era la persona giusta. Quando hai un rapporto così lungo con un allenatore, a volte è difficile ascoltare anche se ti dice la cosa giusta. Lui certamente sa come prendermi in ogni situazione, non solo in campo. Ci sono e momenti in cui sei in disaccordo con l’allenatore ed è giusto che lo dica, è giusto confrontarsi, discuterne. Quando il rapporto è tanto amichevole, non è sempre facile mostrarti in disaccordo”.

“Se dopo una bella partita perdi, ti resta poco”

La sua crescita, passata per tappe cruciali come quelle di Roma – dove ha ottenuto la prima vittoria nel circuito – e Acapulco – prima volta in top 100 – sfociano in un triennio dov’è chiamato a consolidarsi tennisticamente, a ‘sporcare’ il suo tennis poiché sin troppo pulito. “A me piace giocare bene, ma se se dopo una bella partita poi perdi ti resta poco – confessa senza mezzi termini – Sicuramente Jannik Sinner, Carlos Alcaraz, anche Holger Rune nell’anno in cui è arrivato al numero 4 del mondo, hanno gestito la pressione meglio di me”.

Il 2024 gli regala le prime immense gioie, ma non è nulla rispetto a ciò che avverrà nel ’25, quando avverrà il vero e proprio salto di qualità del ragazzo di Carrara: “La medaglia olimpica è stata l’emozione più grande della mia vita. Wimbledon è stato un sogno: non avrei mai pensato che avrei giocato lì la mia prima semifinale in uno Slam”. 

Quell’estate propina al mondo un ottimo antipasto di quel che sarà Lorenzo poco meno di un anno dopo, e al momento dello ‘start’ dello stagione sulla terra rossa europea, ecco che accade ciò che si aspettava da tempo. Musetti libera la sua arte tennistica, il suo spirito da combattente, che questa volta, sì, scende a patti col suo stile elegante, decidendo di ‘sporcarsi le mani’ pur di racimolare vittorie pesanti, ed eccoci sbarcati in Top 10: “La certezza l’ho avuta durante il Masters 1000 di Madrid, ma quando sei ancora in corsa in un torneo non pensi tanto alla classifica. Quando sono arrivato a Roma, per gli Internazionali BNL d’Italia, mi sono goduto di più questo risultato. Ora voglio restarci il più possibile”.

Musetti: “Al me stesso più giovane direi …”

Durante l’intervista con Caroline Garcia, l’azzurro ripensa al passato e confessa: “Al me stesso più giovane direi di affrontare meglio certe situazioni, certe pressioni. Quando ho iniziato a fare risultati nel circuito, non ero pronto a ricevere tanta attenzione. Al me stesso di allora consiglierei di non ascoltare tutto, perché non è tutto vero. Gli direi: isolati con il tuo team e concentrati su quello che vuoi ottenere nel futuro”.

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