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Vigilante morto nel cantiere olimpico: indagato il titolare dell’azienda. E la Usl avvia verifiche sui soccorsi

In previsione dell’autopsia sul corpo del vigilante morto in un cantiere delle Olimpiadi Milano Cortina, la procura di Belluno ha notificato un avviso di garanzia al legale rappresentante della Ss Security&Bodyguard, l’azienda milanese per cui lavorava Pietro Zantonini, 55 anni, di Brindisi. Un atto che consente all’imprenditore di assistere con un proprio medico legale all’esame autoptico – previsto per mercoledì 14 gennaio – che è stato affidato al dottor Andrea Porzionato. Allo stesso modo, la famiglia di Zantonini, che si è rivolta all’avvocato Francesco Dragone di Lecce, potrà incaricare un proprio esperto di seguire l’esame che deve accertare le cause che hanno portato alla morte del vigilante, impegnato in un turno notturno, in condizioni di freddo estremo, nel palaghiaccio ristrutturato del centro ampezzano. In parte restava in un gabbiotto, ma ogni due ore doveva uscire per controllare che il cantiere fosse in ordine.

La società appaltatrice ha espresso – attraverso gli avvocati Andrea Rossi, Marco Secchi e Vinicio Nardo – il cordoglio alla famiglia, “ribadendo il totale rispetto delle prescrizioni di sicurezza e sanitarie e la sua massima disponibilità a collaborare con l’Autorità giudiziaria”. L’esito dell’autopsia sarà il punto di partenza dell’inchiesta affidata al sostituto procuratore bellunese Claudio Fabris, per capire l’origine del malore e l’eventuale incidenza delle condizioni ambientali e di lavoro. Per questo saranno importanti i dati raccolti dallo Spisal, che ha effettuato un sopralluogo nel gabbiotto dove Zantonini si è sentito male durante la notte dell’8 gennaio. Era stato assunto con un contratto a termine dalla ditta privata lombarda, che sta operando per conto di Fondazione Milano Cortina 2026, il comitato organizzatore dei Giochi, dopo che la società Infrastrutture Milano Cortina (Simico) ha ultimato i lavori consegnando il cantiere per la preparazione e lo svolgimento delle gare.

Non c’è solo l’inchiesta penale, avviata da una denuncia firmata dalla vedova del lavoratore. Anche l’Uls 1 di Belluno ha provveduto ad avviare verifiche interne sulle modalità del soccorso. Quando è stato dato l’allarme è intervenuta un’ambulanza, partita dal Padiglione Putti, che fa parte del gruppo privato Gvm che ha acquisito la gestione della struttura sanitaria del Codivilla di Cortina. A prestare il primo soccorso sono stati due colleghi di lavoro, nonché compagni di stanza di Zantonini. Tutti alloggiavano a San Vito di Cadore e si trasferivano a Cortina, distante una decina di chilometri, per svolgere i turni di sorveglianza. I primi ad arrivare sono stati loro, allertati da una chiamata del collega che diceva di sentirsi “molto male”.

Hanno ricostruito quello che è accaduto, rilasciando dichiarazioni al quotidiano bellunese Corriere delle Alpi. L’ambulanza ha impiegato una dozzina di minuti ad arrivare, anche perché ha sbagliato strada. Dal mezzo, comunque, un operatore aveva dato indicazioni su come trattare Zantonini. “Aveva detto di metterlo con le spalle contro la parete, ma Pietro si lamentava, voleva essere messo disteso perché non riusciva a respirare”. Così lo hanno adagiato su un fianco. “Aveva un colorito violaceo. Quando è arrivata l’ambulanza respirava ancora. Proprio in quegli attimi il cuore ha smesso di battere. I sanitari hanno preso Pietro, l’hanno messo a terra fuori dal gabbiotto a circa meno 16-18 gradi, sulle pietre gelate senza nessuna coperta. Gli hanno alzato il maglione ed hanno praticato un massaggio cardiaco tre volte. L’hanno intubato e utilizzato il defibrillatore. Parlavano di shock anafilattico. Cosa che a noi sembrava strana, era certamente un infarto. Nonostante i numerosi tentativi è morto”.

Il racconto dei compagni è stato drammatico e non ha risparmiato critiche a chi è intervenuto: “C’è una cosa che ci ha fatto imbestialire. Uno dei soccorritori ha battuto con la spalla sulla maniglia della porta: il collega ha fatto una battuta e si sono messi a ridere. Non ci abbiamo più visto, uno di noi ha iniziato a imprecare di tutto contro di loro”. Secondo questa versione, dopo l’accertamento del decesso, “i soccorritori hanno preso e sono andati via, lasciando a terra il nostro amico, morto, coperto da una coperta termica che è stata portata via dal vento, lasciando il cadavere scoperto. Mai vista una cosa del genere”. Poi sono intervenute le onoranze funebri che hanno trasportato il corpo in obitorio.

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