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Lo scandalo dei tedofori di Milano-Cortina: anche un ex dopato ha portato la fiamma, il regolamento olimpico lo vieta

Non bastavano cantanti e soubrette, attori e “amici di”, che poco o nulla hanno a che fare con lo sport. Alle Olimpiadi di Milano-Cortina non si fanno mancare proprio nulla: hanno messo la fiamma olimpica in mano persino ad ex dopati. Contro il regolamento. Un mese fa, sul Fatto, avevamo sollevato per primi lo scandalo dei tedofori di Milano-Cortina: scelti più in base a criteri di visibilità (o peggio ancora amicizia) che per reale merito o attinenza con l’evento. A Roma, per l’arrivo in Italia della torcia, era andata in scena una parata quasi offensiva per l’olimpismo: Achille Lauro, pupillo dell’assessore Onorato, e il suo sodale Boss Doms, Giuseppe Tornatore socio Aniene e Lavinia Biagiotti amica di Malagò (che grazie alle sue conoscenze aveva già ospitato nel suo circolo di golf la Ryder Cup finanziata da soldi pubblici). Lo stesso copione si è ripetuto per settimane in giro per l’Italia, tanto da diventare un vero e proprio caso nazionale , di cui si è occupata anche La Gazzetta dello Sport, con la denuncia di tanti nomi storici dello sport italiano, messi in disparte o addirittura dimenticati, in favore di influencer e youtuber: da Silvio Fauner a Giorgio Di Centa, da Pietro Piller Cottrer a Kristian Ghedina, solo per citarne alcuni.

Adesso però il caso si aggrava ulteriormente. Perché negli scorsi giorni la fiaccola è finita in mano a qualcuno che proprio non doveva portarla, e non solo per motivi di opportunità. Nella tappa di Chiavari, in provincia di Genova, tra i vari tedofori c’era anche Marco Fertonani. Si tratta di un ex ciclista di buon livello, attivo all’inizio degli Anni Duemila (il suo risultato migliore, una tappa al Giro del Mediterraneo), che nel 2007 fu trovato positivo al testosterone in un controllo antidoping. Squalificato per due anni dal Tribunale della FederCiclismo, quell’episodio di fatto chiuse la sua carriera.

Fertonani oggi è un imprenditore, si è ricostruito una vita come manager di successo. Se ha sbagliato in passato, ha pagato e ha tutto il diritto di non essere marchiato a vita per quell’errore. Il punto, però, è che il regolamento olimpico, riportato sulla stessa pagina ufficiale di Milano-Cortina, è molto chiaro: dalla procedura di selezione dei tedofori, è escluso “chiunque abbia riportato una condanna per doping”. E quella di Fertonani è da considerarsi definitiva, perché, vista la scelta di ritirarsi, all’epoca non proseguì il ricorso e l’ultima sentenza rimane quella di condanna in appello (Fertonani vinse invece la causa civile contro il team che lo aveva licenziato, la Caisse d’Epargne, ma questa è un’altra storia).

Insomma, regolamento alla mano, Fertonani non doveva né poteva fare il tedoforo. A Milano-Cortina, semplicemente, non se ne sono accorti: a quanto ricostruito dal Fatto, non è stato scelto direttamente dal Comitato organizzatore, ma da un partner commerciale. Inserito nel sistema, il suo nome ha superato i controlli di sicurezza da parte del Ministero dell’Interno, ma è sfuggito evidentemente a quelli sportivi. Ripetiamo, Fertonani non ha nessuna responsabilità a riguardo, ma la sua storia dice molto su come venga effettuata la selezione dei tedofori a Milano-Cortina.

Non si tratta nemmeno dell’unico caso del genere. A Siracusa, nel corteo che ha accompagnato la fiaccola, con tanto di divisa ufficiale di Milano-Cortina, c’era anche Daniele Santini: ex canoista, campione del mondo ed europeo, anche lui ha avuto problemi di doping. In questo caso Santini non ha fatto il tedoforo ma il cosiddetto “flame angel”, praticamente la scorta, un servizio organizzato dalle forze dell’ordine su cui la Fondazione non ha alcuna responsabilità. La sua presenza, però, rimane poco opportuna. Specie se poi invece ci sono campioni che rimangono a casa.

X: @lVendemiale

L'articolo Lo scandalo dei tedofori di Milano-Cortina: anche un ex dopato ha portato la fiamma, il regolamento olimpico lo vieta proviene da Il Fatto Quotidiano.

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