Dal mito del cinema alla realtà: la caduta degli Usa nel mio immaginario forse mi ha reso più saggio
di Giorgio Boratto
Per quelli come me che sono cresciuti al cinema, che avevano questo divertimento dopo i giochi di strada: i quattro angoli, la ‘zuarda’ (la trottola di legno), le grette per il giro d’Italia – disegnato con il gesso per terra –, i cannonetti lanciati soffiando in un tubetto; il cinema era il massimo godimento. Era per questo forse che l’America aveva conquistato oltre che l’Europa anche la mia anima. Era nato il mito americano: un popolo di bastardi che aveva vinto la guerra contro gli ariani, i puri di razza bianca. Era il mito dell’ovest che cacciava gli indiani – i pellerossa – con i cowboy.
Al cinema americano vincevano sempre gli eroi buoni; vincevano Gregory Peck, John Wayne, Marlon Brando, Gleen Ford, Alan Ladd… tutti i miei attori preferiti. Io vincevo con loro. Quando ricevetti dopo la pistola ad acqua, una pistola che sparava ‘fulminanti’ fui il bambino più felice del mondo. In strada facevamo la guerra tra cowboy e indiani; ma gli indiani era difficile trovarli e in una sorta di ragazzi della via Pal, combattevamo con il rione vicino che erano poi i ragazzi di via Paglia, la strada limitrofa alla mia.
Più grande cambiai qualche opinione sugli indiani; poi crescendo ho lasciato perdere le pistole e i cowboy che sparavano più svelti. L’America era diventata gli Stati Uniti – la mia amica ecuadoriana mi ha detto che sono soprattutto loro gli americani, sono quelli del Sud e sono i più tanti. Continuai però nel mito statunitense e della loro Dichiarazione di indipendenza che, 13 anni prima della Dichiarazione dei diritti dell’uomo di Versailles, nel 1776 scriveva che tutti gli uomini sono creati eguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di certi Diritti inalienabili, che tra questi vi erano la Vita, la Libertà ed il Perseguimento della Felicità. Bellissimo. Crescendo scoprii che proprio gli Stati Uniti sono il popolo più razzista della Terra e quelle pistole dei cowboy sono ora mitragliatrici, fucili a pompa, mini bazooka venduti al supermercato, che fanno molte vittime innocenti.
Nel frattempo anche il cinema è cambiato, ora racconta altre storie e l’Italia con il filone del neorealismo – nato con me – ha contribuito a questo. Ora vincono anche gli assassini e i mostri; nell’eterna lotta tra bene e male non sempre è scontata la vittoria. Proprio gli Stati Uniti di oggi insegnano: i bastardi sono diventati razzisti, gli armaioli cancellano i diritti alla vita e all’uguaglianza basando tutto sul fucile più grosso e la cosa più rivoluzionaria di tutte, che è il perseguimento alla felicità, è ora fare il mercato più grosso, quello unico e mondiale. Poi ora che c’è Donald Trump come presidente gli Stati Uniti hanno perso anche la morale e messo al potere uno dei loro uomini ricchissimi che pensa di fare tutto lui.
Ora non ho più miti e continuo a vedere il cinema e a gustare storie… forse sono diventato un vecchio saggio: in fondo era quello che volevo perseguire.
Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’offerta Sostenitore e diventando così parte attiva della nostra community. Tra i post inviati, Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Diventare Sostenitore significa anche metterci la faccia, la firma o l’impegno: aderisci alle nostre campagne, pensate perché tu abbia un ruolo attivo! Se vuoi partecipare, al prezzo di “un cappuccino alla settimana” potrai anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì – mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee – e accedere al Forum riservato dove discutere e interagire con la redazione. Scopri tutti i vantaggi!
L'articolo Dal mito del cinema alla realtà: la caduta degli Usa nel mio immaginario forse mi ha reso più saggio proviene da Il Fatto Quotidiano.