Sokol Zekaj, la forma dell’acqua (Traduzione di Arben Dedja)
La poesia di Sokol Zekaj è laconica e suggestiva. I versi hanno tutta la limpidezza e il colorito della sua bellissima terra, che lui ha conosciuto a fondo anche grazie alla sua professione. I riflessi nell’acqua del lago e delle alpi ravvivano ancor di più i colori, sfumando ogni aggressività e dolore.
A. D.
Lo scioglimento della neve
Adesso le montagne non sono bianche,
e la neve è sparsa
come gregge in cerca d’ombra,
dopo aver pascolato nelle cime dei raggi del sole,
e ora fa gocciolare il latte in ruscelli luccicanti e
sorgenti azzurre,
e, lasciando indietro pratoline,
sale sempre di più,
verso malghe profonde.
***
Sulla dolcezza e sul cuore
La vera dolcezza è sempre cuore,
Il cuore purtroppo non è sempre dolcezza,
Disse Goethe. Franz Kafka tacque.
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Fiume
Le vedove lavano i panni
Dove il fiume è più profondo
Le cose che lì per caso cadono in acqua
Non verrano a galla mai più.
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La vendetta
Si deve credere a Verlaine che chiamò Rimbaud
“l’uomo dalle suole di vento”.
Voleva dire che il poeta non era come Anteo.
E infatti, quando i suoi piedi toccarono il suolo
una rete fatale gli aveva tessuto la terra.
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Contrappunto
Questi vecchi libri
Appartengono alla mia fanciullezza.
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Penelope a Ulisse
Non ci sono luna né stelle. Un carro attraversò il ruscello.
Denso il silenzio come la punta di un pugnale.
Quasi non c’è giorno, solo mattina e sera,
E un calice di vino vicino al fuoco.
Le serve portano il fuoco nella camera da letto
E lunga e piovosa è la notte.
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Luglio
L’alba viene presto. Con dita di brezza
Ci tocca per svegliarci.
Appena apriamo gli occhi
È andata!
Sole con scure spartana!
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Ulisse
Mezzanotte. Un po’ di vento. Il lago
Scioglie l’argento della luna.
Guardo l’argento dell’anello.
Dubito.
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Ulisse sul prato
Mi sdraio. Azzurro il cielo
Come un sogno. Ma
Sospetto che l’erba
Di nascosto
Parli con i miei sandali.
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Un ricordo
Così tanto tempo! Non ricordo
il giorno, e cose così.
Eh, no, neanche l’anno! Niente. È calma la notte.
Ma la dimenticanza salva per noi le cose preziose
come il limo delle inondazioni un anello, o una spilla regale.
So che era mattino, e terso, azzurro, ore otto meno due.
Tutto qui!
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Storia
Questa scalinata
di pietra
di questa casa
silenziosa,
ricordo che una volta
si scendeva
come fosse una cascata.
***
Albero
Se si affacciasse il sole
mentre sto sotto l’albero
sarei sotto l’ombra dell’albero,
ma il tempo e nuvoloso
e l’albero mi illumina
sotto l’ombra delle nuvole.
Sokol Zekaj è nato nel 1948 a Koplík, vicino al lago di Scutari, e vive a Tirana. Si è laureato nella Facoltà di Agraria di Tirana e ha lavorato come specialista agronomo e come bibliotecario. Scrive soprattutto poesia, ma è anche traduttore dei simbolisti francesi, autore di saggi e di un romanzo. Con la raccolta Vera fantastike [L’estate fantastica] del 2003 ha vinto il Premio Nazionale di poesia del Ministero della Cultura d’Albania.
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