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Bonus per le assunzioni, il dietrofront del governo: cancellate le proroghe, restano sgravi ridotti e pochi fondi

Sorpresa di fine anno del governo Meloni a imprese e lavoratori. Dalla versione finale del decreto Milleproroghe pubblicata in Gazzetta ufficiale il 31 dicembre sono infatti saltate le conferme degli incentivi per l’occupazione e l’autoimpiego che, sulla base delle bozze, avrebbero dovuto restare in vigore fino alla fine del 2026. Scompaiono quindi i bonus per l’assunzione di giovani under 35 e donne svantaggiate, gli sgravi per il Mezzogiorno e gli aiuti per chi avvia un’attività nei settori strategici per lo sviluppo di nuove tecnologie e per la transizione digitale e ecologica. Vero è che la legge di Bilancio prevede un nuovo schema di esoneri contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato, ma gli stanziamenti come vedremo sono ben più limitati.

Gli incentivi che scompaiono

Le bozze del Milleproroghe circolate dall’11 dicembre prevedevano un allungamento dei termini per usufruire di molti incentivi previsti dal decreto Coesione del maggio 2024, che a sua volta aveva riesumato vecchie misure introdotte dal governo Conte II. A partire dal bonus giovani, l‘esonero contributivo del 100% per 24 mesi (fino a 500 euro mensili che salgono a 650 nelle Zes) per assunzioni a tempo indeterminato o trasformazioni di contratti a termine di under 35 che non avessero mai avuto un lavoro stabile, che nel 2025 ha fatto penare le imprese a causa di unpasticcio legato all’emanazione del decreto attuativo.

Veniva confermato anche il Bonus donne, sgravio contributivo totale per 24 mesi (fino a 650 euro al mese) per l’assunzione di donne senza lavoro da almeno 24 mesi (6 mesi nelle Zes) o occupate in settori con forte disparità di genere, e veniva prolungato il Bonus Zes, esonero contributivo per 24 mesi, fino a 650 euro mensili, per le imprese fino a 10 dipendenti che assumono a tempo indeterminato lavoratori over 35 nelle regioni del Mezzogiorno. Per i giovani disoccupati under 35 sarebbe poi stata confermata la chance di ottenere un contributo di 500 euro mensili per tre anni (fino a 18mila euro) nel caso avviassero un’attività nei settori ritenuti strategici. Tutte proroghe che non figurano nel testo finale del decreto.

Che cosa resta in legge di Bilancio

Non significa che gli aiuti all’occupazione si azzereranno. La legge di Bilancio appena entrata in vigore contiene infatti un nuovo schema di incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato, con l’obiettivo dichiarato di sostenere l’occupazione giovanile stabile, favorire l’inserimento delle donne svantaggiate e ridurre i divari territoriali nella Zes unica del Mezzogiorno. Ma l’impianto è diverso da quello dei bonus del decreto Coesione, perché gli esoneri contributivi saranno parziali, quindi meno generosi. Tutta la disciplina di dettaglio – requisiti, platea dei beneficiari, intensità degli sgravi e criteri di accesso – è demandata a un decreto ministeriale da adottare tenendo conto degli effetti ottenuti grazie alle misure precedenti. Ma il piano di valutazione ex post, auspicato da tempo da tutti gli esperti della materia, è di là da venire. Di certo ci sono solo i tetti di spesa, piuttosto bassi: 154 milioni di euro per il 2026, 400 milioni per il 2027 e 271 milioni per il 2028. Molto limitate anche le risorse stanziate per il bonus madri lavoratrici: meno di 6 milioni quest’anno che salgono a 29 a regime. Il decreto Coesione metteva in campo per il solo 2026, a valere su fondi europei e nazionali, circa 891 milioni: 682,5 milioni per il bonus assunzioni giovani under 35 e 208,2 milioni per il bonus donne svantaggiate.

Il governo Meloni ha in compenso rivendicato di aver detassato gli aumenti contrattuali, misura che vale solo per chi è visto rinnovare il contratto nazionale nel 2025 o lo vedrà rinnovare nel 2026 e solo nel caso il reddito annuo sia sotto i 33mila euro. Il gettito si ridurrà di conseguenza di oltre 640 milioni.

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