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Addio a Robert Redford: per me resterà sempre Hubbel di Come eravamo

Non c’è volta che, riguardando l’ultima scena di Come eravamo con lo struggente incontro fra Robert Redford e Barbra Streisand e il sottofondo di quella colonna sonora divenuta eterna, non mi vengano gli occhi lucidi e credo di non essere l’unica a provare questa sensazione. Quella tormentata storia d’amore fra due persone tanto diverse ma inevitabilmente attratte da un’energia straordinaria sullo sfondo di un Paese che evolveva attraverso le sue contraddizioni mi torna in mente in queste ore, dopo aver appreso della scomparsa di uno degli attori più amati e apprezzati della storia del cinema.

Di Robert Redford saltava subito all’occhio la straordinaria bellezza e in quel film del 1973 diretto da Sydney Pollack dove interpretava il ruolo di un giovane dell’alta borghesia bianca e protestante americana. La sua avvenenza, il suo carisma e la sua eleganza erano davvero incredibili, esaltati da un talento e da un’intensità che lo rendevano adatto a qualsiasi ruolo, da quelli più leggeri a quelli più impegnati in un periodo in cui altri capolavori come La stangata e Tutti gli uomini del presidente lo avevano eletto una delle stelle più luminose del firmamento hollywoodiano.

In particolare Come eravamo non racconta solo la complicata relazione sentimentale tra i protagonisti, ma è uno straordinario spaccato della storia, della politica e del costume degli Stati Uniti, con la contrapposizione e inevitabile attrazione fra Hubbel Gardiner, interpretato da Redford, e Katie Morosky, una splendida e magnetica Barbra Streisand nei panni di una ragazza ebrea appartenente alla Lega della Gioventù Comunista, sempre in prima linea quando si trattava di protestare e affiggere manifesti contro la corsa al riarmo atomico e a favore della distensione dei rapporti fra gli Usa e l’Unione Sovietica. A mio avviso il motivo per cui questo film è considerato fra i più belli di sempre è che in questa storia c’è molto di Robert Redford uomo ancora prima che attore, e forse c’è anche molto di noi.

Redford, oltre ad essere stato un’icona del cinema di tutti i tempi, è stato anche un attivista proprio come la caparbia e adorabile Katie di Come eravamo. E’ stato un convinto ambientalista, tanto che negli anni Settanta ha manifestato contro la costruzione di un’autostrada che doveva attraversare un canyon nello Utah e sotto la presidenza di Donald Trump ha fortemente criticato la sua decisione di ritirare gli Usa dall’accordo sul clima di Parigi. Ha fondato il Sundance Film Festival con la chiara intenzione di dare spazio solo a film indipendenti e a documentari su tematiche sociali come i diritti dei nativi americani e della comunità Lgbtq+, e ha criticato il fatto che in tempi più recenti questa manifestazione sia diventata troppo modaiola e glamour e abbia attratto anche celebrità che non hanno nulla a che vedere con il suo spirito fondativo.

Ma Come eravamo racconta senz’altro anche “come siamo” noi. Come sosteneva Francesco Alberoni, un innamoramento è uno stato nascente, un movimento collettivo formato da due persone, una rivoluzione che sovverte l’intera esistenza di chi la vive ed è proprio quello che succede ai protagonisti, come sarà successo alla maggior parte di noi almeno una volta nella vita. D’altro canto l’innamoramento può essere la storia di un viaggio avventuroso e tumultuoso senza l’approdo finale in un porto sicuro, può rimanere un ricordo sempre vivo e bruciante proprio perché non ha avuto modo di consumarsi ed esaurirsi nella quotidianità; quegli sguardi fra Robert Redford e Barbra Streisand quando si incontrano per caso nel centro di New York prima di salutarsi definitivamente è l’incarnazione perfetta di quel sentimento, un sentimento che spesso accomuna molti esseri umani.

“Tu non molli mai, eh?” esclama Hubbel vedendo Katie impegnata in una delle sue proteste negli ultimi fotogrammi di questa immensa storia d’amore e gli occhi di lei quando lo scorgono avvolto nel suo trench tra la folla che anima la quinta strada, quella carezza sulla fronte e quell’abbraccio infinito raccontano più di mille parole.

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