Interventi chirurgici arretrati, al San Matteo aspettano in 3mila
PAVIA. Quasi tremila pazienti sono ancora in attesa di un intervento chirurgico prenotato al San Matteo nel quadriennio 2020-2023: il dato – aggiornato al primo gennaio di quest’anno – emerge dalla ricognizione regionale sui ricoveri non erogati dagli ospedali lombardi, allegata a una delibera per il recupero dei ricoveri arretrati in ospedali pubblici e privati.
Al policlinico di Pavia ci sono ancora 2.931 persone che aspettano di essere operate da due anni o più. Il totale, avverte Regione, è da prendere con le pinze perché potrebbe comprendere prenotazioni duplicate, già eseguite presso altri ospedali o pazienti che nel frattempo sono morti. Tuttavia dà la misura dei ritardi che possono peggiorare la qualità di vita dei pazienti. Secondo la ricognizione suddivisa per periodi, 1.244 pazienti che hanno prenotato al policlinico tra il 2020 e il 2022 non sono ancora stati operati, cui si aggiungono altre 1.687 persone in attesa dal 2023. Negli ospedali di Asst (dove il numero di interventi annuali è di gran lunga inferiore rispetto al San Matteo) l’arretrato 2020-23 è al minimo: 62 persone, per un totale di 2.993 pazienti in attesa nell’ambito dell’Ats di Pavia (che governa le cure in provincia). Il dato del policlinico è rilevante ma non il peggiore di Lombardia, dove circa 77mila persone sono in attesa di intervento negli ospedali pubblici o privati: all’Asst dei Sette laghi (Varese) i pazienti che ancora aspettano sono 13mila, mentre gli ospedali che ricadono nel distretto Ats di Bergamo devono ancora eseguire circa 5mila operazioni. Ma altri Irccs pubblici, cioè gli ospedali che come il San Matteo si occupano di cura e ricerca su malattie molto complesse, fanno meglio del policlinico di Pavia: al San Gerardo di Monza attendono 2.242 persone, mentre il policlinico di Milano deve ancora eseguire 670 operazioni prenotate nel 2020-2023.
«Priorità ai casi più gravi»
Vincenzo Petronella, direttore generale del San Matteo, non nasconde i problemi e spiega che il ritardo accumulato è dovuto alla missione del policlinico, unico grande ospedale della provincia e riferimento anche per il Sud Lombardia: «La presenza di un numero elevato di pazienti in lista d’attesa è legata principalmente alla natura stessa del nostro ospedale, che rappresenta un centro multispecialistico, hub di secondo livello e sede di numerose reti tempo-dipendenti. A noi si rivolgono numerosi pazienti oncologici, per i quali gli interventi devono essere necessariamente eseguiti in tempi brevi». Il rovescio della medaglia è che i pazienti meno urgenti aspettano: «Questo comporta che gli interventi con priorità differente vengano inevitabilmente posticipati – spiega Petronella –. Tuttavia, nel primo trimestre dell’anno abbiamo già registrato una significativa riduzione di circa il 60 per cento del numero complessivo di pazienti in attesa, grazie a un’attenta programmazione e all’impegno delle nostre equipe cliniche. Siamo consapevoli delle necessità dei cittadini e abbiamo già avviato un piano strutturato di recupero attraverso il Piano per l’abbattimento delle liste d’attesa, per proseguire nel percorso di riduzione dei tempi per tutti i pazienti». I ritardi riguardano anche gli ospedali privati, che non sempre sono sinonimo di tempi più rapidi: stando alla rilevazione regionale, gli interventi non eseguiti dalle strutture accreditate di Lombardia nei quattro anni esaminati sono ancora 31mila. —