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Khamenei minaccia: “Risposta feroce a Usa e Israele”. Il mondo resta col fiato sospeso

«I nemici, tanto gli Stati Uniti quanto il regime sionista, devono sapere che riceveranno certamente una risposta feroce alle loro azioni contro l’Iran», queste le parole della Guida Suprema, Ali Khamenei, di fronte a un gruppo di studenti a Teheran. Queste parole minacciose rivolte a Washington e Gerusalemme sottolineano la tensione crescente che, secondo gli osservatori internazionali, non lascia dubbi: la questione non è se ci sarà un attacco iraniano, ma quando e come si concretizzerà.

Gli Stati Uniti rafforzano la presenza militare

Davanti a questa prospettiva, gli Stati Uniti hanno dispiegato ulteriori forze in Medio Oriente. Il Pentagono ha annunciato l’invio di cacciatorpediniere armati di missili balistici, bombardieri B-52, e nuovi squadroni di caccia. Ciò è «in linea con i nostri impegni per la protezione dei cittadini e delle forze statunitensi in Medio Oriente», ha spiegato il portavoce del Pentagono Pat Ryder. La decisione di posizionare il sistema di difesa missilistica Thaad(Terminal High Altitude Area Defense) in Israele testimonia l’impegno di Washington nel proteggere lo Stato ebraico, confermando un fronte comune in vista di possibili escalation.

Il conflitto non è solo contro Hezbollah

Sul terreno però la tensione resta. Hezbollah ha intensificato i lanci di razzi verso Israele, provocando danni e 19 feriti civili a Tira e in altre città del nord israeliano, secondo quanto riportato dal Times of Israel. Ma la guerra in Libano, con l’Idf impegnata in continue – altri due i comandanti di Hezbollah eliminati quest’oggi – non è uno scontro contro il Libano in sé. È, piuttosto, una battaglia contro il Partito di Dio e i suoi finanziatori iraniani, che vedono in Hezbollah il principale avamposto della “resistenza” sciita contro Israele.

La guerra per procura scricchiola

L’Iran, forte del sostegno delle Guardie Rivoluzionarie, utilizza queste milizie regionali per mantenere il fronte caldo con Israele senza esporsi direttamente. Tuttavia, questa “guerra per procura” inizia a mostrare crepe: Hezbollah sta subendo pesanti perdite e la sua posizione in Libano si fa sempre più difficile. Teheran potrebbe quindi decidere di agire in prima persona o di utilizzare altre forze, come gli Houthi in Yemen, che dispongono di missili a lunga gittata in grado di colpire Israele.

Un attacco prima delle elezioni USA?

Il calendario gioca ora un ruolo chiave, con l’attenzione puntata sulle elezioni americane del 5 novembre. Se da un lato un cambio di amministrazione, sia verso Kamala Harris che Donald Trump, potrebbe modificare gli equilibri, dall’altro Teheran sembra pronta a sfruttare questa transizione per lanciare un attacco, come rivelato da una fonte iraniana di alto livello alla Cnn: l’Iran sta pianificando una risposta «definitiva e dolorosa» che probabilmente arriverà prima delle elezioni. A togliere ogni dubbio, Mohammad Mohammadi Golpayegani, capo dello staff della Guida suprema iraniana, che ha confermato questo in diretta tv definendo la rappresaglia iraniana come «certa». 

La mossa azzardata di Mosca e Teheran: “è preoccupante”

A complicare ulteriormente la situazione, la firma imminente di un accordo di cooperazione strategica tra Russia e Iran preoccupa l’Occidente. «Il trattato impegnerà le parti in una “più stretta cooperazione nei settori della difesa e nell’interesse della pace e della sicurezza sia a livello regionale che globale» – ha spiegato il senatore di Fratelli d’Italia Giulio Terzi – A sentire queste parole verrebbe da sorridere se la questione non fosse drammaticamente seria», ha commentato.

Il ruolo di Teheran è centrale: l’Iran fornisce missili e droni a Mosca e guida milizie regionali in atti di terrore contro Israele. Questo, ha sottolineato Terzi, «è la conferma della pericolosità di un regime sanguinario e terrorista».

Il senatore ha poi ricordato l’esecuzione del dissidente Jamshid Sharmahd, cittadino tedesco-iraniano, come ulteriore prova della brutalità del regime iraniano. «È un’ulteriore dimostrazione della spregiudicatezza di Teheran nel reprimere con assoluta ferocia ogni forma di dissenso», ha affermato. Tuttavia, Terzi intravede una «inversione di rotta» dell’Europa verso un fronte compatto con gli Stati Uniti contro Teheran.

 

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