Dal letargo stanno uscendo uno alla volta. La Boschi, Casini, lo stesso Renzi. Ora persino lei, Beatrice Lorenzin, le cui tracce si erano perse nella notte dei tempi. Se la prende con gli ex più antichi, quelli dell’esordio prima delle sue sorvolate da una parte all’altra. «Berlusconi, anche lui, prova un rilancio parlamentare. “Proviamo a fare un governo di centrodestra”, dice, dove ovviamente in questa ipotesi Forza Italia riprenderebbe una collocazione centrale che prima non aveva», afferma.
«Berlusconi pone degli obiettivi, però, a questo eventuale governo di centrodestra. Vorrebbe un governo europeista e fortemente liberale che è esattamente l’opposto del progetto sovranista e basato sulla democrazia illiberale portato avanti da Salvini e dalla Meloni. Questa è una contraddizione molto grande».
«Ricordiamoci poi – aggiunge la Lorenzin – un fatto; il centrodestra a vocazione liberale, non solo non c’è, ma lo stesso Salvini non lo ha voluto, e all’indomani della crisi del Papeete l’intervista prima di Molteni e poi del leader leghista lo confermano. La coalizione non l’hanno mai voluta tant’è vero che poi l’offerta che hanno fatto a Berlusconi è un listone unico con qualche posto in lista. Lo spazio per i liberali insieme alla Lega e alla Meloni non esiste in questo Paese». «La crisi . conclude la Lorenzin – non è stata sulla Tav. La crisi, come ha detto Giorgetti in un’intervista, e poi ha ripetuto -passata la sbornia del Mojito-Salvini , è stata sulla Giustizia che è stato il perno di questa operazione».
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