Ortofrutta di stagione a peso d’oro a Ivrea, al mercato mirtilli a 20 euro e patate a 4
Ivrea
Al mercato di Ivrea del venerdì si cammina piano davanti ai banchi di frutta e verdura, e non solo per la folla. Ci si ferma, si confrontano i cartellini, si fanno i conti a mente e spesso si tira dritto senza comprare. Davanti alle cassette di peperoni a 5 euro al chilo, finocchi a 5, zucchine a 6, pomodori a 7 e pomodorini che arrivano a 10 euro, molte borse restano vuote. Sotto i teli gialli e le tende a righe i dialoghi si assomigliano: “Ha visto quanto costano?”, “No, a questo prezzo li lascio lì”, “Prendo solo il necessario”. Qualcuno torna al parcheggio con due buste leggere, qualcun altro resta a lungo davanti al banco, valuta, pesa con gli occhi il rapporto tra ciò che vede e il numero sul cartello, poi si allontana e punta alla vendita diretta dei contadini, sperando in meglio. Colpa del conflitto in Medio Oriente e del caro carburanti. «Veramente un anno e mezzo fa i prezzi erano già aumentati, quello di oggi è un aumento su un aumento mai rientrato. Io, per la verità, riduco il mio guadagno sennò la gente non viene», ammette un venditore di formaggi del Biellesi. Un signore di Bari, al mercato con la moglie, si mette le mani tra i capelli: «Tutt’altra freschezza e tutt’altra qualità dalle mie parti, e ben altri prezzi».
Spiccano alcune cifre che, in queste settimane di allarme sul caro-vita, attirano più sguardi dei colori della merce esposta. Asparagi fino a 14 euro al chilo, fragole a 10, mirtilli che toccano i 20 euro, limoni a 4, e persino le patate novelle a 4 euro al chilo: sono le punte che rimbalzano nei discorsi fra i clienti in coda. Gli ambulanti sottolineano che «non tutti applichiamo questi listini, accanto ai picchi esistono ancora prezzi più moderati», spiegano alcuni. Ma è su quelle cifre, ben oltre la soglia psicologica dei 5 euro al chilo, che si costruisce la percezione di un mercato diventato, per molti, quasi proibitivo.
A complicare il quadro c’è poi la questione della trasparenza. Proprio sugli ortaggi più cari, spesso, il prezzo non è esposto: niente cartellino, o cartellino piazzato in mezzo a due cassette in modo da creare equivoci. Tocca chiedere ogni volta. «Sono anni che lo ripetiamo: il consumatore deve avere il prezzo al chilo esposto e la provenienza della merce» insiste il presidente dei consumatori Adoc Felice Zuffo. «Se arrivano dal Sudafrica hanno un costo, se sono del Piemonte un altro: cambiano la filiera, le tecniche di coltivazione, il trasporto. Ma senza indicazioni chiare il cliente non ha strumenti per orientarsi».
Dal lato dei venditori il coro è meno uniforme, ma il ritornello più frequente è quello dei costi di carburante e trasporti. «Noi compriamo già con un 30 per cento in più rispetto all’anno scorso» spiegano dietro le bilance, «e se non ritocchiamo i prezzi non copriamo le spese». C’è chi sostiene di aver assorbito parte degli aumenti, chi ammette che «su alcuni prodotti qualcosa bisogna ricaricare», chi assicura di essere salvato dal «giro di clienti affezionati che continua a comprare più o meno come prima». Altri invece parlano di un calo «fino al 70 per cento» negli acquisti, soprattutto su frutta rossa, mirtilli e asparagi, percepiti come non indispensabili. Zuffo, che conosce bene il mercato eporediese, non usa giri di parole: «I produttori diretti? Sparano uguale. Guardano il vicino, buttano l’occhio al cartellino accanto e si allineano». L’esempio che lo fa infuriare sono proprio le patate: «Le ho viste a 4 euro al chilo. Ma le patate le hanno già tirate su prima che scoppiasse tutto questo rincaro, le abbiamo seminate d’inverno: spiegatemi come può incidere la nuova ondata di aumenti, se non come speculazione. Non serve andare a Porta Palazzo per vedere questi prezzi abnormi, purtroppo li abbiamo anche noi a Ivrea». Per Zuffo l’Antitrust potrebbe verificare se nella catena ci sono distorsioni, ma l’unica strategia concreta, al momento, resta la scelta di acquisto: «Se vedo i mirtilli a 20 euro non li compro: non sono un bene di prima necessità, come luce e gas».