Una villa romana emerge dagli scavi in Gran Bretagna: la scoperta sensazionale degli archeologi
Gli scavi nelle strade di Roma non sono gli unici che riportano alla luce le grandi opere dell’età imperiale: ormai siamo davanti a un fenomeno che si estende in tutta l’Europa. I ruderi di una grande villa romana, fino a questo momento sconosciuta, sono stati riportati in superficie nel Regno Unito nel corso di alcune indagini archeologiche preliminari, alla posa di cavi per parchi eolici offshore. Si è trattato di una scoperta notevole, avvenuta nella contea di Norfolk, sulla costa orientale dell’Inghilterra.
Ritrovata una vecchia villa romana in Gran Bretagna: risale all’eta d’oro dell’impero
Secondo le impressioni degli archeologi, la struttura romana risale a circa 2.000 anni fa e si estendeva per oltre 30 metri. Stando alle prime analisi, comprendeva anche un portico coperto e un complesso termale. Tutti indizi che indicano un alto livello di benessere dei suoi inquilini. È rimasta sepolta sotto strati di terreno per secoli, per poi essere considerata come una delle più importanti testimonianze dell’epoca romana nella regione. Ma non solo, perché la domus offre anche nuove informazioni sulla vita rurale nella Britannia colonizzata dai romani.
Come si è arrivati alla scoperta della villa romana?
Le prime anomalie erano state localizzate più di cinque anni fa attraverso le indagini magnetometriche, all’inizio interpretate come macerie moderne. Tuttavia, la mancanza di riscontri nelle mappe storiche ha mosso gli studiosi a cominciare una campagna di scavi nel 2021, che poi si è concretizzata nel ritrovamento di tegole e muri in selce. Le successive analisi con radar a penetrazione del suolo hanno garantito di definire una struttura ampia e articolata, che si è sviluppata in più periodi.
I reperti ritrovati dagli archeologi, le ossa degli animali da guardia e da compagnia e gli utensili
La costruzione del complesso, che comprendeva diversi edifici, sarebbe stato costruito tra il I e il III secolo d.C., nel periodo di massima espansione romana nella vecchia Britannia. Peraltro, gli archeologi hanno reperito una strada romana di accesso e tracce di attività agricole e di realizzazione dei prodotti alimentari. Tra i resti ritrovati ci sono anche ossa di cani e gatti, che forse venivano utilizzati per la protezione della struttura. Sono tanti anche i reperti recuperati, a partire da una fibula in rame del II secolo, spilloni per capelli, strumenti per la pulizia delle unghie, un anello d’argento inciso, ceramiche d’importazione, intonaci dipinti e vetri da finestra. Hanno catturato l’attenzione degli archeologi anche due oggetti in bronzo, ossia il piede di un mobile a forma di testa di leone e una maniglia decorata.
Alcuni ritrovamenti sono stati esposti in un museo, ma c’è del lavoro da fare per gli archeologi…
La ricostruzione archeologica, che ha interessato un’area di oltre 750 ettari lungo un percorso di circa 64 chilometri, ha condotto gli studiosi anche alla scoperta di un tumulo funerario e di una fossa neolitica datata al 4000 a.C., che conteneva oltre un chilogrammo di ceramiche e utensili in pietra. Inoltre, sono stati individuati due villaggi medievali scomparsi, Whimpwell e Stinton, già citati nel Domesday Book, cioè il censimento reale dell’XI secolo. Una parte dei reperti è stata esposta presso il museo di Gressenhall Farm and Workhouse, nelle vicinanze del sito.
«Questa campagna archeologica racconta in modo straordinario l’evoluzione del paesaggio, dalle attività preistoriche fino alla villa romana», ha dichiarato il direttore del progetto di Rwe, Job Darling, sottolineando che «il lavoro archeologico si integra con lo sviluppo delle infrastrutture, contribuendo alla tutela del patrimonio mentre si sostiene la transizione verso le energie rinnovabili». Alla fine delle operazioni di rilievo, portate a termine con mappature gps e fotogrammetria 3D, i siti archeologici sono stati lasciati sul posto. Attualmente, le analisi dei dati raccolti sono in corso.
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