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Dall’Itis Cardano a Palazzo Chigi: «Scegliete voi il vostro futuro e non abbiate paura di fallire»

«Continuate a studiare per garantirvi migliori prospettive economiche, ma scegliete cosa fare in totale autonomia». Niente obblighi imposti da professori o famiglie, nessuna paura di sbagliare. Edoardo Pregnolato, ex studente del Cardano e oggi al Dipartimento per la Trasformazione Digitale dopo la laurea in Scienze politiche e gli studi in Scozia, è tornato nel suo vecchio istituto dopo dieci anni. «Rispetto ai miei tempi è una scuola diversa», dice guardando i nuovi laboratori. Questa volta è dall’altra parte della cattedra per parlare di orientamento agli attuali studenti. Cambiare facoltà o andare fuori corso, spiega, sono cose che succedono e non devono spaventare, c’è sempre tempo per correggere la rotta.

Avresti mai immaginato di intraprendere il percorso professionale che ti ha portato fin qui?

«Assolutamente no. Inizialmente i miei piani erano diversi. La passione per la scienza politica è maturata più tardi, verso la terza o quarta superiore. La svolta è arrivata quando sono stato eletto rappresentante: ho partecipato alle consulte e alle riunioni d’istituto, e soprattutto la consulta mi ha spalancato un mondo di relazioni, permettendomi di confrontarmi con studenti non solo di Pavia. Il momento chiave è stato la partecipazione a Roma alla riunione dei presidenti delle consulte provinciali. Lì ho conosciuto le realtà associative studentesche nazionali e la macchina politica. Mi sono appassionato "facendo". Così, arrivato in quinta, la domanda è sorta spontanea: "Perché non provare Scienze Politiche?". È stato un amore nato quasi per caso, dall'esperienza diretta».

Che effetto ti ha fatto rivederti qui dopo dieci anni?

«È sempre una sensazione particolare tornare. Ho notato subito i cambiamenti: i laboratori rinnovati, gli investimenti strutturali che ai miei tempi non c’erano. Ma ho riflettuto soprattutto sulla percezione degli studenti. Quando sei seduto al posto loro, spesso non ti rendi conto dell’importanza di fare orientamento in uscita, di quanto sia prezioso ascoltare chi ha già percorso quella strada. Per questo non ho voluto tenere una lezione tradizionale. Ho cercato di usare un linguaggio diretto, informale, volevo trasmettere un messaggio emotivo prima che tecnico: un messaggio di speranza e consapevolezza sul potere di scegliere il proprio domani».

Quale consiglio daresti ai ragazzi che devono decidere cosa fare dopo il diploma?

«Il consiglio pragmatico è continuato a studiare. I dati ci dicono che lo studio garantisce un accesso a un futuro migliore, anche economicamente, dato che gli stipendi dei laureati restano mediamente superiori, pur con le dovute eccezioni. Ma il consiglio del cuore è di studiare ciò che volete voi. Non fatevi obbligare dai professori o dalle aspettative delle famiglie. Seguite il vostro desiderio. Io ho avuto la fortuna di avere una famiglia che mi ha supportato in ogni cambio di rotta: dall’idea di andare all'estero, alla volontà di trasferirmi a Milano, fino alla scelta finale di restare a Pavia nell'università pubblica. La scelta deve essere vostra».

E per chi teme di sbagliare strada?

«Non abbiate paura di provarci e nemmeno di fallire. Molti studenti si accorgono al primo anno di aver imboccato il percorso sbagliato, ma si è sempre in tempo per correggere il tiro. L'università non ha una data di scadenza. Andare fuori corso non significa essere meno intelligenti o meno capaci degli altri; significa solo che ognuno ha i propri tempi per maturare o per trovare la via giusta. Quindi guardatevi intorno, esplorate. Se ne avete la possibilità, considerate anche di spostarvi, di fare un'esperienza in un’altra città, sfruttando le borse di studio se le risorse economiche mancano. L'importante è non fermarsi per paura».


Un viaggio inaspettato dall’I.T.I.S. Cardano di Pavia fino a Palazzo Chigi, questa è l’incredibile storia di Edoardo Pregnolato che ci ha raccontato durante l’incontro “Come l’informatica agisce sulla politica”.

Il valore dell’istruzione tecnica e la libertà di scelta

Non è stato il solito incontro frontale quello avvenuto il 22 gennaio al Cardano, ma un vero confronto per spingere ognuno a guardare il proprio futuro come un territorio da esplorare, senza aver paura di scegliere o di cambiare strada. Il cuore dell’incontro era chiaro: mostrare che l’istruzione tecnica non è un ripiego, ma un percorso concreto, ricco di opportunità reali, capace di sviluppare nuove competenze pratiche, utili per il mondo lavorativo.

Dopo il diploma, non esiste una scelta obbligata; nessuno deve decidere tutto e subito, si può continuare a studiare, iscriversi all’università o approfondire ciò che accende la mente. Oppure si può entrare direttamente nel mondo del lavoro, iniziando a costruire la propria strada passo dopo passo.

Numeri diversi, percorsi diversi, storie diverse, e proprio questa diversità racconta qualcosa di fondamentale: non esiste un’unica strada “giusta”, ogni scelta ha un proprio valore, purché sia compiuta con consapevolezza e con il coraggio di ascoltare ciò che davvero si desidera costruire.

Ingegneria, ripensamenti e percorsi alternativi

L’analisi di Pregnolato continua sul percorso universitario in ingegneria: circa un terzo degli studenti che lo intraprende, decide di abbandonarlo già dopo il primo anno. Un dato che, come ha sottolineato, non va letto come una sconfitta ma come una tappa naturale del nostro orientamento.

Emblematico è il racconto della sua esperienza personale per mostrare che non esiste un solo percorso possibile dopo l’I.T.I.S. Lui non si è iscritto a Ingegneria ma a Scienze Politiche, una scelta singolare, arrivando poi a studiare anche all’estero, a Edimburgo, in Scozia. La sua storia dimostra che l’Istituto tecnico non limita le opportunità future e permette di accedere anche a percorsi universitari molto diversi.

Il suo percorso continua proprio nel 2021, quando appena conseguita la laurea in Scienze Politiche, Pregnolato ha preso la decisione che ha cambiato la sua vita: partecipare a un concorso pubblico per titoli ed esami. Lo ha vinto, conquistando un posto nel Dipartimento per la Trasformazione Digitale, il cuore innovativo del Paese. Da questo momento ha iniziato a lavorare sui progetti del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), contribuendo in prima persona alla modernizzazione digitale dell’Italia.

La gestione del PNRR e la trasformazione digitale

Dopo averci spiegato in breve la sua storia, Pregnolato ha messo in evidenza il suo lavoro nel Dipartimento, che gestisce 18 miliardi del PNRR in 70 mila progetti diversi, dove l’informatica diventa motore dell’amministrazione. Successivamente ha evidenziato come low-code, automazione, IA e chatbot ottimizzano i processi, mentre investimenti su cloud e infrastrutture

digitali spingono la PA (Pubblica Amministrazione) verso un futuro più efficiente, moderno e accessibile.

Guardare al futuro senza paura

La relazione dello specialista Edoardo Pregnolato si è chiusa con un messaggio potente, rivolto direttamente agli studenti: non abbiate paura di scegliere, e ancor meno di cambiare strada. Che il viaggio inizi da un I.T.I.S., da una facoltà tecnica o da un percorso umanistico, ciò che davvero conta è coltivare le proprie competenze, restare curiosi e imparare a leggere il cambiamento invece di subirlo. Il futuro non è una linea dritta tracciata da altri, è un mosaico di possibilità che prende forma un passo alla volta, con il coraggio di mettersi in gioco e la libertà di reinventarsi.

*Il giunto - 4ªICL liceo Scienze Applicate Itis Cardano - Pavia

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