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Simone Vagnozzi: “Vi svelo la qualità principale di Sinner. Giocare a Madrid? Dipende”

Jannik Sinner vince soffrendo, ma soprattutto convincendo nella gestione dei momenti più delicati. Sul campo del Masters 1000 di Montecarlo, l’azzurro supera Tomas Machac agli ottavi con il punteggio di 6-1 6-7(3) 6-3, dimostrando ancora una volta quella capacità di resistere e rilanciarsi anche quando il fisico sembra venire meno.

A spiegare il senso profondo di questa vittoria è il suo allenatore, Simone Vagnozzi, intervenuto a Sky Sport. Il tecnico marchigiano ha messo in luce una qualità che considera distintiva del numero due del mondo: “Quella che io chiamo la sua capacità innata è il fatto di riuscire nella difficoltà a tirare fuori sempre il meglio di sé stesso, si sveglia ogni mattina cercando di essere un giocatore migliore del giorno precedente che per un allenatore è veramente una qualità importante“.

Parole che trovano riscontro diretto nella partita contro Machac, dove Sinner ha attraversato un passaggio a vuoto nel secondo set, senza però smarrire lucidità e direzione. Un aspetto che si collega anche al percorso di crescita sulla terra battuta, superficie storicamente meno naturale per lui ma sempre più familiare, come sottolinea lo stesso Vagnozzi: “L’esperienza sulla terra di Jannik è migliore rispetto a 2 anni fa, chiaramente arrivare sulle ali dell’entusiasmo di due vittorie come quelle ottenute a Indian Wells e Miami aiuta perché la fiducia in questo sport è fondamentale. Ci sono stati degli episodi negli anni su questa superficie tipo la partita con Tsitsipas, i tre match point contro Alcaraz a Parigi dunque le occasioni per poter vincere un grande torneo anche su questa superficie le ci sono state. Ha vinto a Umago in finale contro Alcaraz, dunque non è la superficie preferita di Jannik ma è una superficie dove può far benissimo“.

Il lavoro quotidiano passa anche da dettagli tecnici sempre più raffinati. Tra questi, la gestione della smorzata e le soluzioni al servizio, elementi che stanno arricchendo il repertorio dell’altoatesino: “Sta capendo meglio il momento su dove utilizzare il drop shot e quando a seconda farla lungolinea o incrociata. Adesso inizia a giocarla anche di rovescio che è un colpo che può migliorare ancora, Nole è un maestro della smorzata sul rovescio, bisogna iniziare dagli allenamenti e poi automatizzare il tutto. Jannik è il primo che si vuole migliorare è un giocatore in completa evoluzione sempre, in continua crescita che poi è il segreto di tutti i campioni. Anche perché se non hai una ragione per entrare in allenamento motivato diventa difficile trovare le motivazioni“.

Uno sviluppo che si riflette anche nella costruzione tattica dei match, dove la parola chiave è adattabilità. L’allenatore nostrano insiste sull’importanza di saper cambiare registro durante la partita, soprattutto contro avversari di alto livello: “Ha fatto un progresso sotto questo aspetto, fino a poco tempo era una cosa variava di game in game o un game avanti o vicino, ora inizia anche a mischiare e questo è importante soprattutto contro giocatori come Zverev o Medvedev che a seconda di dove ti piazzi sanno che servizi utilizzare e invece così si trovano più spaesati. Abbiamo lavorato tanto sulla sua flessibilità, nei match tre su cinque ci si può abituare a un tipo di gioco ed è importante essere camaleontici nella partita“.

Sul piano della programmazione, invece, prevale un approccio pragmatico, legato alle sensazioni e alla gestione delle energie nel lungo periodo: “Siamo abbastanza flessibili col calendario. Vediamo come procede questo torneo, Madrid è nel nostro calendario per il momento e sul lato fisico non credo che ci siano dubbi, il serbatoio è abbastanza pieno. Questi tornei da due settimane significa che devi stare un mese sul pezzo e dunque è necessario trovare il giusto bilanciamento, vediamo come va questo torneo e poi ci organizziamo in base a come starà Jannik

Infine, una metafora semplice ma efficace per raccontare l’equilibrio necessario nel tennis moderno. Vagnozzi ricorre a un’immagine quotidiana per spiegare la costruzione del gioco del suo allievo: “Parlando con Jannik usiamo spesso l’esempio con la pasta al pomodoro, se metti troppo sale non va bene, se non ce ne metti non va bene, se non metti il parmigiano o se ne metti troppo non funziona… bisogna sempre trovare le giuste quantità non bisogna stravolgere il suo gioco che è quello di un attaccante da fondo campo, di uno che tira e che fa punti da fondo campo però dentro il suo piano tattico bisogna mettere la palla corta, la discesa a rete, il servizio…“.

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